

Operazione Tutto Chiaro
La Guardia di Finanza di Ravenna, con il supporto dei Nuclei Speciali Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e Beni e Servizi, ha eseguito oltre 100 perquisizioni e sequestri in tutta Italia nell’ambito dell’operazione “Tutto Chiaro”, coordinata dalla Procura di Bologna.
L’inchiesta riguarda un presunto sistema di diffusione illegale di abbonamenti audiovisivi che avrebbe consentito a migliaia di utenti di accedere senza autorizzazione a contenuti offerti da piattaforme come Sky, DAZN, Netflix, Disney+ e Spotify.
Le attività investigative hanno interessato numerose regioni italiane, tra cui Emilia-Romagna, Sicilia, Campania, Lazio, Lombardia, Veneto, Piemonte e Toscana.
Secondo gli investigatori, il sistema si basava su una tecnologia definita innovativa dagli inquirenti. Al centro dell’indagine ci sarebbe un’applicazione denominata “Cinemagoal”, installata direttamente sui dispositivi degli utenti e collegata a server esteri in grado di decodificare contenuti protetti.
L’infrastruttura avrebbe utilizzato macchine virtuali operative 24 ore su 24 sul territorio nazionale, capaci di intercettare e ritrasmettere in tempo reale i codici di accesso associati ad abbonamenti regolari intestati però a soggetti fittizi.
Un meccanismo che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe permesso di aggirare i sistemi di sicurezza delle piattaforme e di rendere più difficile l’identificazione degli utenti finali, grazie a connessioni non direttamente riconducibili agli indirizzi IP utilizzati dagli abbonati.
Parallelamente al sistema tecnologico più evoluto, gli investigatori hanno accertato anche l’utilizzo del metodo IPTV illegale tradizionalmente noto come “pezzotto”.
Secondo quanto emerso, oltre 70 soggetti avrebbero promosso e distribuito gli accessi illegali sul territorio nazionale, proponendo abbonamenti annuali con costi compresi tra 40 e 130 euro, variabili in base ai pacchetti scelti dagli utenti.
I pagamenti sarebbero avvenuti prevalentemente tramite criptovalute oppure attraverso conti esteri e intestazioni ritenute fittizie, con parte dei proventi successivamente retrocessa agli organizzatori del sistema.
L’indagine si è sviluppata anche sul piano internazionale grazie al coordinamento di Eurojust, che ha supportato le operazioni eseguite in Francia e Germania.
Le autorità hanno disposto il sequestro di server e supporti informatici contenenti dati necessari alla decodifica dei segnali audiovisivi, oltre al codice sorgente del software ritenuto essenziale per il funzionamento dell’applicazione.
Circa 200 finanzieri sono stati impiegati nelle operazioni di sequestro del materiale informatico, ora al vaglio degli investigatori per identificare ulteriori soggetti coinvolti e quantificare i presunti profitti illeciti.
Con il supporto delle società titolari dei diritti audiovisivi, gli investigatori hanno effettuato una prima stima del danno economico, quantificato in circa 300 milioni di euro in mancati introiti.
Nel frattempo sono in corso le notifiche delle prime sanzioni amministrative nei confronti di circa 1.000 utenti individuati. Gli importi previsti oscillano tra 154 e 5.000 euro.
Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, comprendono pirateria audiovisiva, accesso abusivo a sistemi informatici e frode informatica.
Come previsto dalla normativa vigente, il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le eventuali responsabilità delle persone coinvolte potranno essere accertate soltanto con sentenza definitiva irrevocabile.