La nuova Gomorra: fanghi industriali sversati nelle campagne e nei laghi tra Napoli e Caserta: due arresti

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Giuseppe Del Gaudio

Un traffico illecito di circa 25.000 tonnellate di rifiuti è stato smantellato all’alba di oggi, in una vasta operazione condotta dai Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Su delega della Procura della Repubblica di Napoli, i militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei due imprenditori Francesco e Stanislao Corvino titolari della New Ecology accusati a vario titolo di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, associazione a delinquere e riciclaggio.

L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, vede coinvolte complessivamente nove persone, indagate con l’aggravante dell’agevolazione di tipo mafioso.

Il sistema dei falsi documenti

L’attività investigativa, partita nell’aprile 2023, ha acceso i riflettori su un’azienda di Castel Volturno  operante nel settore del recupero e trattamento rifiuti. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, la società avrebbe messo in piedi un collaudato sistema per smaltire illecitamente ingenti quantitativi di scarti speciali non pericolosi, aggirando le normative a tutela dell’ambiente per abbattere i costi di gestione.

Il meccanismo si basava sulla falsificazione dei documenti di trasporto (DDT): i carichi venivano fittiziamente classificati come “sabbione” o innocuo materiale edile trattato.

Nella realtà, i mezzi pesanti trasportavano fanghi maleodoranti derivanti dalla lavorazione del pomodoro e delle industrie conserviere dell’agro nocerino-sarnese. Questi scarti venivano sistematicamente sversati in terreni agricoli tra Capua, Mondragone e Castel Volturno.

L’impatto sul territorio è stato severo: i militari hanno documentato grandi cumuli di rifiuti abbandonati nei campi e persino all’interno di due laghetti naturali vicini all’azienda indagata, causando forti disagi alla popolazione locale a causa delle esalazioni.

I sequestri e gli intrecci investigativi

Il profitto illecito generato da questo risparmio di spesa è stato quantificato in circa 1,6 milioni di euro. Per recuperare tale somma, il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto il sequestro per equivalente, che ha colpito un intero complesso aziendale, automezzi, terreni e porzioni di fabbricati.

L’indagine ha inoltre rivelato che parte dei rifiuti, miscelata con terreno vegetale, sarebbe stata impiegata persino nei lavori di realizzazione di un polo industriale a Nola, in località Boscofangone, area già oggetto di un precedente sequestro.

A rafforzare il quadro accusatorio sono intervenute le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ex esponente di spicco della criminalità locale. Quest’ultimo ha fornito dettagli sui legami storici dell’azienda indagata con il gruppo Bidognetti del clan dei Casalesi, evidenziando come la società venisse utilizzata in passato per la gestione dei rifiuti derivanti da importanti lavori pubblici e privati del litorale domizioe tra questi anche dalle opere di ampliamento della clinica Pineta Grande di Castel Volturno , nonché dai lavori di pulizia e sistemazione dei lidi balneare domiziani.

Come di consueto in questa fase del procedimento, il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta durante le indagini preliminari; pertanto, tutti gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.

 

La nuova Gomorra: fanghi industriali sversati nelle campagne e nei laghi tra Napoli e Caserta: due arresti

 

Approfondimento

La nuova Gomorra sversa veleno nelle nostre campagne e nei laghi tra Napoli e Caserta.
Due arresti, 25.000 tonnellate di fanghi industriali illegali, un sistema mafioso che
continua a devastare ambiente e salute.
Ma chi paga davvero per questo scempio?

È ora di alzare la guardia, non basta arrestare i vertici: serve una mobilitazione
costante per fermare la criminalità ambientale.

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Giuseppe Del Gaudio

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