Inchiesta corruzione

Caso Zannini, il Riesame conferma il divieto di dimora: «Spregiudicata familiarità corruttiva»





I giudici motivano il rigetto del ricorso sottolineando il rischio di reiterazione del reato: la fitta rete di relazioni del consigliere regionale non rassicura il tribunale
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Una bocciatura senza appello per la strategia difensiva e un ritratto durissimo del modus operandi politico. Il Tribunale del Riesame di Napoli ha depositato le motivazioni con cui ha confermato il divieto di dimora in Campania e nelle regioni limitrofe per Giovanni Zannini, l’influente consigliere regionale di Forza Italia coinvolto in un’inchiesta per corruzione, truffa aggravata e falso. Le parole dei giudici, presieduti da Elisa De Tollis, non lasciano spazio a interpretazioni: Zannini avrebbe mostrato una «spregiudicata familiarità corruttiva», strumentalizzando le funzioni pubbliche per il proprio tornaconto personale.

Il consigliere, attualmente in Abruzzo proprio a causa della misura cautelare emessa a marzo dal gip di Santa Maria Capua Vetere, sperava in un annullamento del provvedimento. I suoi legali, Angelo Raucci e Vincenzo Maiello, avevano puntato sull’incensuratezza del politico e sul fatto che la lontananza dalla regione rendesse impossibile la commissione di nuovi reati. Una tesi respinta con fermezza dal collegio partenopeo, secondo cui la semplice sospensione dalla carica – e non la decadenza – mantiene intatto il rischio che Zannini possa riprodurre «analoghi schemi operativi illeciti».

A preoccupare i giudici è soprattutto la «caratura politica» dell’indagato e la «fitta rete di relazioni sociali» intessuta negli anni con amministratori locali, dirigenti e altri consiglieri. Secondo il Riesame, questa ragnatela di contatti, unita a una «perdurante militanza politica», rappresenta un pericolo concreto: Zannini potrebbe continuare a esercitare la sua influenza anche a distanza o una volta rientrato nel territorio campano. Le indagini della Procura guidata da Pierpaolo Bruni, che vedono penderne anche altri filoni, avrebbero infatti dimostrato come l’indagato fosse inserito in un sistema rodato.

Il provvedimento conferma dunque l’«esilio» forzato per il politico, la cui posizione si complica alla luce delle pesanti censure espresse dai magistrati del Riesame. Per il tribunale, il quadro indiziario resta solido e le esigenze cautelari sono tuttora attuali, rendendo necessaria la prosecuzione del divieto di dimora per impedire che il consigliere possa tornare a occupare il proprio centro di potere nel Casertano e in Regione.

In breve

Una bocciatura senza appello per la strategia difensiva e un ritratto durissimo del modus operandi politico.

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  • Le parole dei giudici, presieduti da Elisa De Tollis, non lasciano spazio a interpretazioni: Zannini avrebbe mostrato una «spregiudicata familiarità…
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