Torna in libertà Veronica Morgillo, «a’ Rossa» del clan dei Cervinari

Napoli – I cancelli del carcere si sono aperti nella serata di ieri per Veronica Morgillo, 38enne di Arienzo nota alle cronache giudiziarie con l’alias di “A’ Rossa”. Il Magistrato di Sorveglianza di Napoli ha infatti disposto la scarcerazione della donna, accogliendo le istanze presentate dal suo difensore, l’avvocato Vittorio Fucci.

Il maxi-blitz e l’ombra del clan

La figura della Morgillo è legata a doppio filo a una delle più imponenti operazioni di contrasto al narcotraffico messe a segno sul territorio campano. La 38enne, infatti, era finita in manette insieme al compagno – il 54enne Francesco Iannone, noto come “Pippetto” – nell’ambito del maxi-blitz coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia contro il clan dei Piscitelli, i cosiddetti “Cervinari”. Un’inchiesta mastodontica che portò all’arresto di ben 39 persone, smantellando un’organizzazione criminale che aveva trasformato la Valle di Suessola e la Valle Caudina in uno snodo cruciale per il traffico internazionale di stupefacenti, con solidi canali di approvvigionamento radicati nell’Est Europa, e in particolare in Bulgaria.

La telefonata al boss durante l’arresto

Secondo le indagini, la coppia ricopriva un ruolo di assoluto primo piano all’interno del sodalizio criminale, vantando un filo diretto con il vertice dell’organizzazione: il boss e promotore Filippo Piscitelli. A confermare lo spessore criminale della donna, gli inquirenti hanno più volte citato un episodio emblematico risalente al 2019.

Durante un blitz a Rotondi, in Valle Caudina, mentre le forze dell’ordine stavano procedendo al suo arresto e a quello di Iannone, “A’ Rossa” trovò la freddezza di prendere il telefono e chiamare direttamente il boss “O’ Cervinar”. L’obiettivo? Comunicargli l’imminente arresto e prendere accordi rapidi per far sparire la cocaina ancora nascosta all’interno della loro abitazione.

L’iter giudiziario e lo sconto di pena

Nonostante il quadro accusatorio delineato dalla DDA, che in primo grado aveva invocato per lei una severa condanna a 10 anni di reclusione, la strategia difensiva si è rivelata determinante. Il Giudice per le Udienze Preliminari, accogliendo parzialmente le tesi dell’avvocato Fucci, aveva già ridotto la condanna a 7 anni e 5 mesi. Successivamente, la Corte d’Appello ha ulteriormente limato il verdetto, accogliendo in toto le richieste della difesa e fissando la pena definitiva a 5 anni di reclusione, esattamente la metà rispetto a quanto richiesto inizialmente dall’Antimafia. Un percorso giudiziario che si chiude oggi, con il provvedimento del Magistrato di Sorveglianza che restituisce a Veronica Morgillo la libertà.

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Pubblicato da
Giuseppe Del Gaudio

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