

Fabio Ascione
Napoli – Un proiettile dritto al cuore, esploso per uno scambio di persona, e un ultimo, disperato viaggio verso la morte. Fabio Ascione, 20 anni, incensurato, una vita divisa tra la famiglia e i turni in una sala bingo di Cercola, è l’ennesima vittima innocente di una guerra che non gli apparteneva. E mentre Ponticelli piange il suo “ragazzo d’oro”, lo Stato si blinda, vietando alla comunità perfino il diritto di dirgli addio.
La doccia fredda per la famiglia Ascione è arrivata ieri sera. La Questura ha imposto il divieto per i funerali pubblici, dopo aver già bloccato la fiaccolata prevista per le 18:00. Una decisione amara, che ha scatenato la protesta dei parenti e la rabbia di un intero quartiere.
Nessuna ombra sul profilo di Fabio, sia chiaro. Il veto delle autorità nasce dalla pura esigenza di tutelare l’ordine pubblico: la paura è che un corteo possa trasformarsi nel palcoscenico per nuovi raid o ritorsioni, in un quadrante urbano dove l’ombra del clan De Micco continua a dettare legge.
Nonostante i divieti, decine di persone – parenti, amici, ma anche semplici cittadini che non conoscevano il ragazzo – si sono ritrovate spontaneamente all’esterno della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, a pochi passi dal luogo dell’agguato dove poi si è celabrata una messa in ricordo.
La commozione è tangibile. Chi prende la parola descrive Fabio come un giovane lontano dalle logiche criminali della strada, dedito al lavoro e profondamente legato ai genitori.
Eppure, dietro le lacrime, resiste un muro di gomma impenetrabile. Le indagini dei Carabinieri, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, procedono a ritmo serrato e sembrano vicine a una svolta, ma devono fare i conti con un’omertà raggelante. Il delitto si è consumato all’esterno del bar Lively: Fabio, che aveva appena staccato dal turno di lavoro, si trovava con un gruppetto di coetanei quando i sicari hanno fatto fuoco. Da quel momento, il buio.
A oggi, nessuno sa – o nessuno vuole dire – chi abbia caricato il corpo morente di Fabio in auto per poi scaricarlo come un pacco ingombrante davanti al pronto soccorso dell’ospedale Villa Betania, dileguandosi nel nulla. Nessun amico parla, nessuno ha visto, nessuno collabora.
Gli investigatori, tuttavia, hanno in mano una certezza: Fabio è morto per un tragico errore. Il vero obiettivo dei sicari era un altro giovane, presente sul posto e coinvolto in una precedente, violenta rissa tra ragazzi del rione e un gruppo proveniente da Volla. È proprio verso il comune vesuviano che puntano ora i fari della DDA. La caccia al commando è aperta, ma a Ponticelli, per ora, restano solo il silenzio di chi sa e le lacrime di chi non può nemmeno accompagnare Fabio nel suo ultimo viaggio.