

Rino Gattuso
Roma – Manca solo l’ufficialità, attesa nelle prossime ore, ma l’era di Gennaro Gattuso sulla panchina della Nazionale italiana è già finita. Il tecnico ha raggiunto un’intesa con la Figc per la risoluzione consensuale del contratto: le firme sono imminenti e l’annuncio della rescissione dovrebbe arrivare a breve.
L’addio di “Ringhio” arriva in un momento di profonda crisi per il calcio azzurro. È il terzo capitolo di un vero e proprio terremoto istituzionale scatenato dalla mancata qualificazione ai Mondiali 2026, consumatasi ai rigori contro la Bosnia. Giovedì aveva rassegnato le dimissioni il presidente federale Gabriele Gravina, seguito ieri dal passo indietro di Gianluigi Buffon nel ruolo di capo delegazione.
Un addio inevitabile dopo la disfatta di ZenicaGattuso era arrivato sulla panchina azzurra nell’estate 2025 con il compito chiaro di riportare l’Italia al Mondiale dopo due edizioni consecutive saltate. La missione è fallita sul campo di Zenica, dove gli azzurri hanno dominato per lunghi tratti ma si sono arresi ai penalty.
Da quel momento l’ipotesi di una separazione era diventata concreta, nonostante Gravina avesse inizialmente chiesto al tecnico di restare.Ora la Figc e Gattuso hanno scelto la via della risoluzione consensuale, evitando uno strappo traumatico. Restano da definire i dettagli economici e le tempistiche formali, ma il divorzio appare ormai irreversibile.
Con la partenza simultanea di presidente, Ct e capo delegazione, il calcio italiano si trova di fronte a un vuoto di potere senza precedenti. Le elezioni per il nuovo vertice federale sono fissate al 22 giugno: tra i nomi che circolano per la successione a Gravina ci sono figure come Giovanni Malagò, Giancarlo Abete, Roberto Baggio e Paolo Maldini.
Per la panchina azzurra, invece, si fanno già i primi nomi pesanti: da Roberto Mancini ad Antonio Conte, passando per Simone Inzaghi e Massimiliano Allegri.Il futuro della Nazionale riparte da zero. Dopo l’ennesima eliminazione mondiale, serve un progetto nuovo, chiaro e ambizioso. Il tempo delle emergenze è finito: ora tocca ricostruire.
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