

Nella foto, un elemento rappresentativo della vicenda.
I cancelli delle Fonderie Pisano resteranno sbarrati. La prima sezione del Tar Campania, sede distaccata di Salerno, ha infatti respinto l’istanza cautelare presentata dai legali dell’azienda di via dei Greci, confermando di fatto il blocco delle attività produttive nel quartiere Fratte. La proprietà puntava a ottenere l’annullamento del decreto dirigenziale della Regione Campania dello scorso 25 marzo, atto con cui Palazzo Santa Lucia aveva rigettato il progetto di adeguamento alle normative Bat Conclusion, sancendo la contestuale decadenza dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.
I giudici amministrativi, riuniti in camera di consiglio dopo l’udienza di questa mattina, hanno chiarito la propria linea in un’ordinanza che mette al centro la tutela del territorio. Nella motivazione del provvedimento si legge chiaramente che «non sussistono i presupposti per l’accoglimento della domanda cautelare, dovendosi tenere conto, nel bilanciamento dei contrapposti interessi, dell’obbligo, per le competenti autorità, di adottare le misure necessarie a proteggere la popolazione dagli effetti dannosi della prolungata esposizione ad agenti inquinanti». Un passaggio fondamentale, questo, che richiama espressamente quanto «sancito dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 6 maggio 2025».
La tensione era palpabile già dalle prime ore del mattino, quando davanti alla sede del tribunale si sono radunati i lavoratori dello stabilimento. Con uno striscione che recitava «Al Tar la verità: giustizia, non fretta!», le maestranze hanno manifestato la loro preoccupazione per il futuro occupazionale, chiedendo garanzie e tempi certi per la difesa del proprio posto di lavoro. Tuttavia, il collegio giudicante ha ritenuto prevalente il diritto alla salute pubblica rispetto alle esigenze di continuità aziendale manifestate dalla difesa.
La pronuncia di oggi segna un nuovo, pesantissimo capitolo in una vicenda giudiziaria e ambientale che si trascina da decenni tra polemiche, perizie tecniche e battaglie civili dei residenti. Per le Fonderie Pisano, dopo il “no” dei magistrati salernitani alla sospensiva, la strada verso la riapertura si fa sempre più impervia, lasciando aperto il grande interrogativo sulla riconversione del sito industriale o sul definitivo addio all’attività produttiva nella zona della valle dell’Irno.
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