

Gianluca Rocchi
Una fonte del mondo arbitrale ha riferito all’AGI parte delle dichiarazioni rese davanti al pubblico ministero Maurizio Ascione nell’ambito dell’indagine che ha portato all’autosospensione del designatore Gianluca Rocchi. Secondo quanto riportato, il testimone avrebbe ricostruito un presunto sistema di rapporti privilegiati che avrebbe coinvolto una parte degli addetti al Var.
La fonte, che ha chiesto di non essere identificata per la delicatezza della propria posizione, ha parlato di un gruppo ristretto di arbitri che, a suo dire, avrebbe beneficiato di indicazioni o suggerimenti riservati. Si tratta, al momento, di dichiarazioni testimoniali che dovranno essere riscontrate dagli investigatori.
Secondo il racconto attribuito al testimone, gli arbitri ritenuti vicini al cosiddetto “circolino” avrebbero avuto accesso a un trattamento preferenziale rispetto ad altri colleghi. La stessa fonte sostiene che chi non condivideva tale metodo sarebbe stato progressivamente emarginato o privato di spazio.
Il testimone ha inoltre descritto un clima di forte malessere interno tra alcuni componenti del gruppo Var, parlando di una contestazione sotterranea da parte di chi non avrebbe accettato certe dinamiche. Anche queste affermazioni rientrano nel quadro delle dichiarazioni investigative e, allo stato, non costituiscono accertamenti definitivi.
Nel colloquio riportato dall’AGI, la fonte sostiene di non avere mai ricevuto indicazioni in sala Var perché considerata parte del cosiddetto gruppo dei “ribelli”. Sempre secondo questa versione, solo alcuni soggetti si sarebbero rivolti verso la vetrata sapendo di poter ottenere aiuti o dritte operative.
Il testimone formula anche valutazioni molto pesanti sulle possibili conseguenze di tali condotte, ipotizzando una possibile alterazione della regolarità sportiva. Si tratta però di una valutazione personale della fonte, mentre ogni eventuale profilo di rilievo penale o sportivo resta subordinato agli accertamenti della magistratura e degli organi competenti.
Nella ricostruzione fornita, la fonte sostiene che nell’attuale stagione alcuni degli arbitri indicati come vicini a quel presunto sistema starebbero incontrando maggiori difficoltà, proprio perché non beneficerebbero più di determinati supporti. Il
testimone collega questa circostanza a un numero maggiore di errori registrati in alcune gare.
Viene inoltre ipotizzato che l’attenzione dei supervisori si concentrasse su partite ritenute più sensibili o, in alcuni casi, utili a favorire il percorso professionale di determinati addetti al Var. Anche questo passaggio, tuttavia, rappresenta una versione unilaterale ancora tutta da verificare.
La fonte anonima si definisce infine come uno dei “ribelli” rispetto al sistema che avrebbe fatto capo a Rocchi, sostenendo di aver pagato personalmente questa posizione. Nel suo racconto, il testimone parla di una scelta difficile ma dettata da un forte senso di giustizia e dall’impossibilità di accettare quanto, a suo dire, stava accadendo.
L’inchiesta è in corso e saranno gli sviluppi investigativi a chiarire la portata e la fondatezza delle accuse emerse. Al momento, le dichiarazioni del testimone rappresentano uno degli elementi acquisiti dagli inquirenti nel più ampio quadro degli accertamenti.