Al Cardarelli inaugurati nuovi reparti: medicina d’emergenza, Utic rinnovata e terza sala di emodinamica

Napoli – Il presidio ospedaliero più grande del Sud Italia si rafforza. Il direttore generale del Cardarelli, Antonio D’Amore, ha inaugurato oggi tre nuove strutture all’interno del palazzo del Pronto Soccorso: il reparto di Medicina dell’Emergenza e Urgenza, la nuova Unità di Terapia Intensiva Coronarica (Utic) e la terza sala di emodinamica. Un intervento atteso da anni, che punta a ridurre la pressione sul pronto soccorso e a garantire risposte più rapide ai casi più complessi.

Un reparto nato su aree sequestrate nel 2008

Il nuovo reparto di Medicina dell’Emergenza e Urgenza — un’articolazione del Pronto Soccorso Obi (Osservazione Breve Intensiva) — dispone di 17 posti letto ed è stato realizzato sfruttando aree rimaste inutilizzate per quasi vent’anni, dopo essere state sottoposte a sequestro nel 2008. «Era un reparto che in questo ospedale non c’era ed è stato pensato e realizzato in brevissimo tempo», ha sottolineato D’Amore, riconoscendo il lavoro degli uffici tecnici.

«Dietro il Cardarelli non c’è niente più»

La nuova struttura ha una funzione strategica precisa: accogliere i pazienti con patologie complesse che non possono ancora essere trasferiti nei reparti ordinari, alleggerendo così i flussi del pronto soccorso. «Negli ultimi tre mesi abbiamo ricevuto circa 400 trasferimenti dagli altri ospedali», ha spiegato il direttore. «Dobbiamo renderci conto che siamo il riferimento per tutta la regione Campania. Noi siamo l’ospedale che dà le risposte».

Dopo 40 anni rinnovata anche l’Utic

Parallelamente all’apertura del nuovo reparto d’emergenza, il Cardarelli inaugura anche una Utic completamente ristrutturata dopo quarant’anni. Un segnale dell’ampio piano di riqualificazione avviato dalla direzione: 30 milioni di euro investiti per rinnovare 20 reparti e un intero padiglione. Quest’ultimo, completato circa un anno e mezzo fa, è stato destinato agli ambulatori ed è collegato al resto dell’ospedale tramite una navetta interna, per evitare il sovraffollamento dei reparti.

Liste d’attesa e mobilità passiva: le sfide aperte

D’Amore non ha eluso i nodi più critici del sistema sanitario campano. Sulle liste d’attesa, ha ricordato come la presenza di primari di «altissimo livello» generi una domanda difficile da gestire. Sul tema della mobilità passiva — ovvero i pazienti che si curano fuori regione — ha offerto una lettura inedita: «Molto spesso un genitore viene invitato dal figlio, che lavora al Nord, a recarsi nella sua regione per ricevere assistenza. Anche questo è un fattore che incide, oltre alla qualità clinica che al Sud è di alto livello».

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