

Gianluca Rocchi
Il mondo del calcio italiano si trova ad affrontare una nuova, delicata bufera istituzionale. Al centro dell’attenzione c’è l’inchiesta aperta dalla Procura di Milano sulle presunte ingerenze relative agli arbitri e all’utilizzo della tecnologia Var.
Nel registro degli indagati, con l’ipotesi di reato di frode sportiva in concorso, sono stati iscritti il designatore arbitrale di Serie A e B, Gianluca Rocchi – che ha scelto la via dell’autosospensione – e il supervisore Var, Andrea Gervasoni. Una notizia che ha generato immediate reazioni sia nel mondo della tutela dei consumatori che tra gli esperti di diritto sportivo.
Per l’associazione dei consumatori Aidacon, l’apertura del fascicolo non giunge inaspettata. Carlo Claps, presidente dell’associazione, ha espresso amarezza ma anche la conferma dei dubbi già sollevati in passato. “Questa indagine non ci sorprende – ha dichiarato Claps in una nota ufficiale – ma addolora, come ogni conferma di ciò che avevamo denunciato, indicando nell’opacità della gestione del Var una potenziale violazione dei diritti di chi finanzia il calcio, ovvero i tifosi”.
L’associazione rivendica le iniziative già intraprese, tra cui il cosiddetto “sciopero del tifoso”, definito non come una provocazione, ma come “un diritto legittimo” supportato dai reclami formali di migliaia di appassionati inviati a Lega, Figc e Aia.
Già nel 2025, in occasione delle nuove direttive sulla trasparenza della tecnologia in campo, Aidacon aveva annunciato un monitoraggio rigoroso. Oggi, alla luce degli sviluppi giudiziari, Claps delinea i prossimi passi: “Seguiremo con attenzione l’indagine, pronti a costituirci parte civile per tutelare tifosi e abbonati che ritenessero di aver subito un danno morale ed economico legato a partite la cui regolarità dovesse essere messa in discussione”.
Sul fronte politico-sportivo, l’associazione chiede interventi drastici per ristabilire la fiducia: l’immediato commissariamento della Can (Commissione Arbitri Nazionale) e una revisione straordinaria dell’intero sistema delle designazioni.
Ad ampliare il dibattito interviene anche Eduardo De Gregorio, il giudice che in passato assolse lo stesso Gianluca Rocchi nel filone napoletano del processo Calciopoli. Pur mantenendo un profilo garantista sull’attuale inchiesta – sottolineando come sia “troppo presto per commentare un semplice invito a comparire” – De Gregorio offre una disamina severa sullo stato di salute del calcio italiano.
Secondo l’ex giudice, Calciopoli fu una grande occasione persa per cambiare le regole del gioco. “Il calcio ha dimostrato di non sapersi rinnovare”, ha commentato a Repubblica, legando questa incapacità strutturale anche alle recenti delusioni sportive della Nazionale.
Infine, una riflessione tecnica sull’utilizzo della tecnologia: per De Gregorio, il Var avrebbe finito per “togliere responsabilità all’arbitro di campo”, il cui ruolo andrebbe invece recuperato, magari introducendo un principio di “inoffensività” per evitare sanzioni su irregolarità che non creano un reale pregiudizio al gioco. La ricetta per il futuro? Un rinnovamento radicale delle mentalità e dei vertici federali, aprendo le porte a chi il calcio lo ha giocato.