Napoli – Ha respinto ogni addebito il consigliere regionale della Campania Giovanni Zannini, ascoltato ieri dal Gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Daniela Vecchiarelli, nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato per corruzione, concussione, falso e truffa ai danni dello Stato. L’audizione rientra nel procedimento avviato dalla Procura sammaritana, guidata da Pierpaolo Bruni, che ha chiesto per l’esponente di Forza Italia la misura della custodia cautelare in carcere.
Zannini, assistito dal difensore Angelo Raucci e alla presenza del pm Giacomo Urbano, ha scelto di non rispondere alle domande del giudice, depositando invece due memorie difensive relative ai singoli capi d’imputazione e rendendo dichiarazioni spontanee per quasi due ore, richiamando quanto già illustrato negli atti scritti.
Le accuse legate alla passata consiliatura
I fatti contestati risalgono alla precedente consiliatura regionale, quando Zannini sedeva tra i banchi della maggioranza a sostegno dell’allora presidente della Regione Vincenzo De Luca e presiedeva la commissione regionale Ambiente, considerata strategica per l’iter autorizzativo di numerose pratiche.
Secondo l’accusa, il consigliere avrebbe favorito interessi privati in cambio di utilità personali, esercitando indebite pressioni su funzionari pubblici e contribuendo alla produzione di documentazione ritenuta falsa, finalizzata all’ottenimento di finanziamenti pubblici.
Il presunto patto corruttivo e la gita in yacht
Zannini ha contestato in particolare l’ipotesi di corruzione legata ai rapporti con gli imprenditori Luigi e Paolo Griffo, padre e figlio, comparsi anch’essi davanti al Gip. Per loro la Procura ha chiesto il divieto di dimora in Campania.
Al centro dell’accusa vi sarebbe un presunto accordo per agevolare il rilascio di documentazione ambientale regionale necessaria all’apertura di un caseificio, documentazione che secondo gli inquirenti sarebbe falsa e avrebbe consentito ai Griffo di ottenere un finanziamento pubblico superiore ai 3 milioni di euro, integrando così il reato di truffa ai danni dello Stato.
Il consigliere ha negato qualsiasi accordo illecito e ha respinto anche la ricostruzione relativa al presunto “prezzo” della corruzione, individuato dagli inquirenti in una gita su un lussuoso yacht. Zannini ha sostenuto di aver pagato regolarmente i 7mila euro richiesti per l’escursione, precisando di essere stato informato dell’importo prima della partenza e negando che si trattasse di una regalia o di una controprestazione.
La Procura, al contrario, ritiene che il pagamento sia avvenuto solo dopo che Zannini era venuto a conoscenza dell’indagine, nel tentativo di tutelarsi.
Le contestazioni sulla concussione in ambito sanitario
Accuse rigettate anche sul fronte della concussione, relativa alle presunte pressioni che Zannini avrebbe esercitato nel 2023 sull’allora direttore generale dell’Asl di Caserta, Enzo Iodice, per ottenere la nomina di persone a lui vicine all’interno dell’azienda sanitaria.
Iodice si dimise dall’incarico, ma il consigliere regionale ha negato di aver mai esercitato pressioni o avanzato richieste indebite, dichiarando inoltre di non aver mai affrontato l’argomento con il dirigente della sanità regionale Antonio Postiglione, anch’egli indagato. Per Postiglione la Procura aveva chiesto una misura interdittiva, poi non accolta dal Gip.
La decisione attesa
Al termine dell’audizione, il Gip si è riservato sulla richiesta di misure cautelari. La decisione è attesa nei prossimi giorni, dopo l’esame delle memorie difensive e delle dichiarazioni rese dagli indagati.
Fonte REDAZIONE





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