Il caso del trapianto di cuore a Napoli ha sollevato gravi preoccupazioni. Il virologo Roberto Burioni sottolinea la necessità di indagini approfondite e di rafforzare le procedure esistenti.
- Cosa è successo: Un trapianto di cuore è finito sotto indagine per l'uso errato di ghiaccio secco.
- Perché è importante: La situazione evidenzia una catena di errori che mette a rischio la sicurezza dei pazienti.
- Cosa fare ora: È necessaria una revisione delle procedure per evitare simili incidenti in futuro.
- Dettaglio utile: Il ghiaccio secco richiede protezioni specifiche e non può essere confuso con il ghiaccio normale.
“Quello che è accaduto è incredibile”. Così Roberto Burioni ha commentato in tv il caso del trapianto di cuore a Napoli finito sotto indagine. Ospite di Che tempo che fa sul NOVE, il medico ha sottolineato la necessità di accertare le responsabilità ma soprattutto di rafforzare le procedure: “Ci sarà un’indagine non solo per colpire eventuali colpevoli, ma anche per mettere a punto procedure a prova di bomba”.
Il nodo del ghiaccio secco: “Difficile confonderlo con quello normale”
Al centro delle perplessità espresse da Burioni c’è l’uso del ghiaccio secco nella conservazione dell’organo. “È chiamato secco perché è anidride carbonica solida: non si scioglie in acqua ma sublima in gas”, ha spiegato.
Una sostanza che, per temperatura estremamente bassa (circa −80 °C), richiede protezioni specifiche: “Non si può prendere a mani nude, brucia la pelle. È difficile pensare a uno scambio accidentale con il ghiaccio normale”.
Secondo quanto emerso finora, sarebbe stato proprio l’impiego di ghiaccio secco al posto del ghiaccio tradizionale a compromettere il cuore: il congelamento delle cellule — paragonate dal virologo a “bottiglie piene d’acqua” — ne avrebbe causato la rottura, rendendo l’organo inutilizzabile.
Tempistiche e decisioni cliniche: “Non un solo errore”
Tra gli aspetti ancora poco chiari, Burioni ha citato anche la sequenza delle operazioni: “Non si è capito se il cuore sia stato espiantato prima della certezza di averne un altro disponibile”. Un elemento che, se confermato, indicherebbe criticità organizzative oltre che tecniche. “Sicuramente non c’è stato un solo errore — ha concluso — ma una serie di errori”.
Il sistema trapianti italiano: eccellenza da preservare
Pur nella gravità del caso, il virologo ha richiamato il contesto generale: “L’eccellenza in sanità non è solo del singolo medico, ma dell’intera procedura e del lavoro d’équipe”.
L’Italia, ha ricordato, registra tassi di sopravvivenza post-trapianto tra i migliori al mondo, con un sistema interamente pubblico e una cultura della donazione particolarmente diffusa: “Siamo donatori virtuosi; in Europa ci superano solo gli spagnoli”.
Un patrimonio sanitario che — ha ammonito — deve essere tutelato proprio attraverso il rafforzamento delle procedure e dei controlli, affinché episodi come quello di Napoli “non si ripetano più”.
Fonte REDAZIONE






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