L’alba sul casello autostradale di Capua ha svelato uno dei carichi di droga più imponenti degli ultimi tempi diretti in Campania. La rotta è quella classica, ormai consolidata, del narcotraffico internazionale: la Spagna. Un autoarticolato con targa iberica, proveniente direttamente da Barcellona, è stato fermato per quello che doveva essere un normale controllo.
Alla guida un cittadino rumeno di 46 anni, apparentemente tranquillo. Ai militari ha dichiarato, documenti di trasporto alla mano, di trasportare un innocuo carico di ortofrutta: arance, patate e zucche. Tuttavia, l’apertura dei portelloni del container ha raccontato una storia completamente diversa.
La scoperta e l’intervento dell’Arma
L’odore inconfondibile non ha lasciato dubbi ai Carabinieri. Immediatamente è scattato il supporto dei militari del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna e della Compagnia di Casoria. L’ispezione approfondita dei cassoni ha rivelato l’inganno: occultati con cura tra le zucche, c’erano ben 387 chili di hashish.
Un sequestro di proporzioni massicce, che rappresenta un colpo durissimo inferto alla filiera del narcotraffico che rifornisce le piazze di spaccio campane. L’autista rumeno è stato bloccato e la sua posizione è attualmente al vaglio degli inquirenti, mentre il carico milionario è stato posto sotto sequestro.
Il calcolo dei profitti: un affare milionario sfumato
Un carico di 387 chili di hashish rappresenta un investimento di capitali rilevantissimo e garantisce profitti astronomici al dettaglio. Considerando che da un chilo di hashish si ricavano circa 1.000 dosi (grammi) e calcolando un prezzo medio al dettaglio sulle piazze campane che oscilla tra i 10 e i 12 euro al grammo, il calcolo è presto fatto.
La vendita al dettaglio di questa ingente partita avrebbe fruttato alle casse della camorra una cifra stimata tra i 3,8 e i 4,6 milioni di euro. Un flusso di denaro liquido enorme, ora sottratto alla criminalità organizzata.
Le indagini in corso: caccia ai committenti tra Caserta e Napoli
L’attenzione degli investigatori si concentra ora sulla complessa rete di committenti. I primi approfondimenti indicano chiaramente che il carico fosse destinato alla provincia di Caserta. Tuttavia, movimentare quasi 400 chili di hashish richiede un’organizzazione capillare e disponibilità finanziarie che spesso superano le capacità di un singolo gruppo.
L’ipotesi principale è quella di un cartello o di un consorzio tra clan. Le indagini puntano a identificare quali famiglie casertane – storicamente egemoni su quel territorio – abbiano orchestrato e finanziato l’importazione.
Allo stesso tempo, si indaga con forza sulla probabile compartecipazione dei clan dell’hinterland napoletano. Non è raro, infatti, che sodalizi di Napoli e provincia (in particolare dell’area a nord) formino “joint venture” con i clan casertani per ammortizzare i costi di acquisto dalla Spagna e gestire successivamente la divisione della droga per rifornire capillarmente le innumerevoli piazze di spaccio del capoluogo e della provincia.
Gli inquirenti stanno analizzando contatti, spostamenti e flussi di denaro per svelare l’intera filiera di questo imponente narcotraffico.
Fonte REDAZIONE





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