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Scampia, i pentiti raccontano la nuova reggenza dello Chalet Bakù tra faide, alleanze e «passaggi di consegne»

Dalle dichiarazioni dei pentiti Rignante e Roselli emerge la ricostruzione del “passaggio di consegne” imposto ai Notturmo: alleanze, faide interne e l’investitura dei clan storici.
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Napoli – Per anni lo Chalet Bakù di Scampia è stato uno dei punti nevralgici dello spaccio nell’area nord di Napoli. Una piazza storica, contesa e strategica, che – come ricostruito nell’ordinanza cautelare firmata dal gip Gabriella Logozzo del Tribunale di Napoli, su richiesta della DDA – è stata teatro di un vero e proprio ribaltamento di potere interno al clan, culminato con l’ascesa dei fratelli Raia, legati al cartello degli Amato-Pagano.

A raccontarlo, con dovizia di particolari, sono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Luigi Rignante e Salvatore Roselli, confluite nelle oltre 300 pagine del provvedimento che ha portato, nelle ultime ore, all’arresto di 15 esponenti del clan familiare.

Prima dei Raia: il controllo dei Notturmo sul Bakù

Secondo quanto riferito da Luigi Rignante, prima del ritorno in libertà dei fratelli Raia lo Chalet Bakù era saldamente nelle mani di Raffaele Notturmo, fratello di Vincenzo e Gennaro.

«Prima dell’ascesa dei Raia – racconta Rignante – era lui ad avere il comando dello Chalet Bakù, nel 2017».

Un controllo che però inizia a incrinarsi tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, quando dal carcere tornano Costantino, Patrizio, Francesco e Antonio Raia. In una prima fase, spiega il collaboratore, si tenta una coabitazione forzata:
i due gruppi si dividono i lotti della piazza di spaccio, il T/A (lato via Ghisleri) ai Raia e il T/B (lato via Fratelli Cervi) ai Notturmo.

Il litigio, l’isolamento e la caduta di Raffaele Notturmo

Il punto di rottura arriva presto. Secondo Rignante, il conflitto nasce dalla gestione ritenuta fallimentare di Nicola Notturmo, figlio di Raffaele, poi ucciso.

«I Raia addebitavano a Raffaele Notturmo il fatto che il figlio Nicola aveva gestito male gli affari del clan e non aveva nemmeno mantenuto i carcerati».

Un’accusa pesantissima nel linguaggio camorristico. Da quel momento, la situazione precipita: i Raia, forti del sostegno degli Amato-Pagano e degli Abbinante, si prendono tutto.

Raffaele Notturmo viene progressivamente emarginato, fino a essere, di fatto, confinato in casa.Il collaboratore descrive un ridimensionamento netto, quasi fisico: “Notturno non ha più nessun ruolo”, fino a essere “confinato a casa” e a non scendere più, “temendo ritorsioni da parte dei Raia”. È la fotografia di un capo scalzato e lasciato senza protezioni, in un contesto in cui la perdita di potere equivale, spesso, a perdere anche la libertà di movimento. Un equilibrio fragile, destinato a durare pochi mesi.

“I Raia fanno parte della famiglia”

A spiegare il peso dei Raia nello scacchiere criminale è ancora Rignante, che riferisce confidenze ricevute da Raffaele Abbinante.«Una volta mi disse espressamente che i fratelli Raia facevano parte della famiglia e che io dovevo stare a loro disposizione per qualsiasi cosa».

Un’investitura chiara, che certifica l’inserimento dei Raia nel sistema di alleanze riconducibile agli Amato-Pagano. Nel memoriale depositato nel settembre 2021, Rignante arriva a ricostruire l’organigramma completo delle piazze di spaccio di Scampia, collocando lo Chalet Bakù tra quelle centrali e indicando, in ordine gerarchico, i nomi degli uomini operativi.

Il “passaggio di consegne coatto”

Nel memoriale depositato nel 2021, Rignante insiste sul tema dell’“organico” delle piazze e degli avvicendamenti gestionali: parla di un “passaggio di consegne coatto” dai Notturno ai Raia e descrive i Raia come “famiglia molto numerosa”, “avvantaggiata pure della spalla forte degli Abbinante”, cementata – a suo dire – da un matrimonio che avrebbe trasformato Raffaele Abbinante in parente acquisito dei Raia, rafforzando l’asse sul territorio.

«Nel 2018-2019 iniziarono a saltare gli equilibri nella famiglia Notturmo – scrive – con l’uscita dal carcere dei fratelli Raia, famiglia molto numerosa e forte anche dell’appoggio degli Abbinante».

I Raia contestano apertamente a Notturmo non solo la cattiva gestione degli affari, ma anche uno stile di vita ritenuto incompatibile con le regole del clan. «Non manteneva i carcerati mentre il figlio viveva negli eccessi».Alla fine, il verdetto arriva da tutti i clan dell’area:«I Raia, appoggiati dagli Abbinante e con il via libera degli Amato-Pagano, riuscirono a prendersi l’intero rione».

“Oggi tutto lo Chalet Bakù è sotto i Raia”

È qui che il collaboratore alza ulteriormente i toni, consegnando una definizione che gli atti riportano testualmente: “Per cui oggi tutto lo Chalet Baku è indiscussamente sotto la reggenza dei folli Raia”. E scandisce la catena di comando: prima Costantino e Patrizio, poi – dopo gli arresti – “la reggenza è passata a Ciccio Raia”.

.Prima Costantino e Patrizio, poi – dopo il loro arresto – Francesco Raia, detto Ciccio. Un controllo garantito anche dalla piena saldatura con gli Abbinante. «Fummo informati che noi degli Abbinante eravamo un tutt’uno con i Raia, pronti a metterci a disposizione in tutto e per tutto».

Il racconto di Roselli: “Notturmo doveva essere eliminato”

A rafforzare la ricostruzione è il racconto di Salvatore Roselli, che colloca i fatti tra il 2018 e il 2019.«I Raia e Armando Ciccarelli erano subentrati a Raffaele Notturmo sullo Chalet Bakù».

Il motivo è sempre lo stesso: Notturmo non manteneva i detenuti, aveva avuto comportamenti ritenuti offensivi verso i Raia e gli Abbinante, e si era attirato l’ostilità del cartello.«Per questo – dice Roselli – gli Amato-Pagano decisero di metterlo da parte».

Il rischio, però, era l’omicidio. Un’ipotesi concreta, che Roselli dice di aver scongiurato personalmente.«Sono stato io a intercedere perché non lo uccidessero, spiegando che Enzo Notturmo avrebbe potuto pentirsi e inguaiarmi».

Autonomi ma alleati: il patto con gli Amato-Pagano

Roselli tratteggia anche i rapporti economici e di alleanza: i Raia “erano autonomi, pur se affiliati”. In pratica, secondo il collaboratore, non avrebbero pagato “quote” agli Amato-Pagano, ma sarebbero stati alleati: “se avevamo un problema, loro ci supportavano e viceversa”.

Due obblighi, però, restano sul tavolo: “Avevano l’impegno di mantenere Enzo Notturno” e “tendenzialmente dovevano comprare la droga dagli Amato-Pagano”, pur con margini per rifornirsi altrove. È un racconto che restituisce una filiera flessibile ma controllata: autonomia operativa, fedeltà nei momenti decisivi e rispetto delle “spese” dei detenuti come banco di prova della tenuta del sistema.

Gli arresti del 2020 e il dopo: debiti e nuove reggenze

Roselli colloca nel 2020 – “durante il COVID” – l’arresto di Patrizio e Costantino Raia, insieme a quello di Armando Ciccarelli, in un blitz antidroga. Da quel momento, sempre secondo la sua versione, rimane “solo Francesco Raia” a reggere fino a un ulteriore arresto.

Nel vuoto, subentrerebbero “Diano Luigi detto Cicciotto”, “De Cicco Alessandro” e “Diano Gennaro”, che – sostiene Roselli – “hanno tolto le mesate ai Raia, e si sono messi loro”. La notizia, dice, gli arriva dal carcere tramite il figlio Fulvio, con il corollario di una voce pesante: “Si diceva che Ciccio Raia aveva lasciato molti debiti”.

E c’è anche l’eco di una frattura interna raccontata in modo quasi confidenziale: Patrizio Raia gli avrebbe scritto lamentando che, “per stare a sentire a me”, i Raia “erano stati cacciati dallo Chalet Baku”, soppiantati dai nuovi referenti. Una lettera dettata – riferisce Roselli – a un detenuto in cella con lui, in un intreccio da “radio carcere” che gli atti riportano con nomi e circostanze.

Bakù e Oasi: la piazza che si sposta

Nell’ordinanza, la Dda valorizza anche un aspetto logistico: Roselli spiega che il business principale del gruppo sarebbero state le piazze “remunerative e storiche” dello Chalet Bakù (Lotto T) e dell’Oasi del Buon Pastore (Lotto R). Quest’ultima, “di fatto”, sarebbe stata “sempre chiusa”, ma pronta a riattivarsi come valvola di sfogo: “in caso di serrati controlli delle forze dell’ordine, la piazza del Baku veniva spostata nell’Oasi”.

È un dettaglio che, letto in chiave investigativa, dà la misura della capacità di adattamento: non solo chi comanda, ma dove si sposta il comando quando arrivano pattuglie, controlli e pressione del territorio.

Il legame personale: “Volle pagargli il funerale”

Tra le righe più singolari, Roselli inserisce un episodio che mira a certificare la prossimità con Francesco Raia: quando il 18 dicembre 2021 morì la madre del collaboratore (lui era detenuto), “Francesco Raia volle pagargli il funerale”. Un gesto che, nel racconto, vale come prova di un rapporto stretto e di una disponibilità economica riconducibile – secondo l’impianto accusatorio – ai proventi del gruppo.

(Nella foto da sinistra in alto Costantino, Antonio, Francesco, Giovanni,Patrizio e Pasqualina Raia; in basso invece sempre da sinistra Vincenzo, Raffaele, Gennaro e Nicola Notturno e poi i due pentiti Luigi Rignante e Salvatore Roselli)

 

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Fonte REDAZIONE
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