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Morti sul lavoro, nel 2025 oltre mille vittime: edilizia e trasporti i settori più colpiti

Il 2025 si conclude con un bilancio gravoso per il mercato del lavoro.
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Il 2025 si chiude con un bilancio che pesa come un macigno sul mondo del lavoro: 1.093 vittime complessive, tre in più rispetto all’anno precedente. Di queste, 798 hanno perso la vita mentre stavano lavorando e 295 lungo il tragitto tra casa e posto di lavoro. Numeri che, al di là della sostanziale stabilità rispetto al 2024, confermano una tragedia continua e diffusa, con settori e territori che restano drammaticamente esposti.

A delineare il quadro è l’ultima indagine dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega. «Il 2025 si chiude con numeri che ci ricordano quanto sia fondamentale mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le 1.093 vittime totali, di cui 798 in occasione di lavoro, confermano che ci sono settori, come l’edilizia, le attività manifatturiere e i trasporti e magazzinaggio, in cui le fragilità della sicurezza restano evidenti. Sebbene rispetto al 2024 si registri un aumento di 3 vittime, questa “stabilità” non può farci abbassare la guardia: ogni numero rappresenta una vita persa e sottolinea quanto sia fondamentale continuare a investire in prevenzione e cultura della sicurezza», commenta l’ingegner Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio.

La mappa del rischio evidenzia criticità soprattutto al Sud. Alcune regioni presentano un’incidenza di mortalità sul lavoro ben superiore alla media nazionale, segnale di condizioni operative e controlli che necessitano di interventi mirati. In termini assoluti, la Lombardia guida la classifica per numero di vittime in occasione di lavoro, seguita da Campania, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Sicilia, a dimostrazione di come il fenomeno attraversi l’intero Paese, senza risparmiare le aree a più alta industrializzazione.

Il settore delle costruzioni si conferma il più colpito, seguito dalle attività manifatturiere e dal comparto dei trasporti e magazzinaggio. Ambiti in cui il rischio resta strutturalmente elevato e dove formazione, prevenzione e controlli continuano a rappresentare un nodo cruciale. Anche il commercio figura tra i comparti con un numero significativo di decessi.

L’analisi per età mostra un dato particolarmente allarmante: l’incidenza più alta si registra tra i lavoratori over 65, seguiti dalla fascia tra i 55 e i 64 anni. Proprio quest’ultima, però, è quella che conta il maggior numero assoluto di vittime. Segnali che parlano di una forza lavoro che invecchia e che spesso resta impiegata in mansioni ad alto rischio.

Preoccupa anche l’andamento che riguarda le donne. Nel 2025 sono state 98 le lavoratrici che hanno perso la vita, con un aumento delle vittime negli incidenti avvenuti nel percorso casa-lavoro. Un fronte, quello degli infortuni in itinere, che continua a crescere e che richiama l’attenzione sulla sicurezza della mobilità legata al lavoro.

Ancora più marcata la vulnerabilità dei lavoratori stranieri. Una vittima su quattro non è italiana e il rischio di morte sul lavoro per questa componente risulta più che doppio rispetto a quello dei colleghi italiani. Un divario che evidenzia condizioni occupazionali spesso più precarie e una maggiore esposizione a mansioni pericolose.

Anche la distribuzione settimanale degli incidenti racconta qualcosa: il lunedì e il venerdì risultano i giorni con il maggior numero di infortuni mortali, quasi a incorniciare in modo tragico l’inizio e la fine della settimana lavorativa. Intanto crescono anche le denunce complessive di infortunio, segnale di un fenomeno che resta diffuso e che richiede interventi strutturali.

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Fonte REDAZIONE
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