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Morte Domenico, l’inchiesta accelera: autopsia e consulenze tecniche decisive

Incidente probatorio e autopsia per fare luce sul cuore “danneggiato”: nel mirino prelievo, intervento e cure post operatorie. Gli inquirenti cercano risposte sulla catena di errori che potrebbe aver portato al decesso del bimbo di due anni. Il legale della famiglia accusa: «Tentativo di occultamento dopo l’operazione».
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La morte di Domenico Caliendo, un bambino di due anni, ha scosso l'opinione pubblica e avviato un'inchiesta per chiarire le circostanze del suo decesso dopo un trapianto cardiaco. La Procura di Napoli sta accelerando le indagini per accertare eventuali responsabilità mediche.

  • Cosa è successo: Domenico è deceduto 59 giorni dopo un trapianto cardiaco.
  • Perché indagare: Si sospettano negligenze e responsabilità da parte del personale sanitario.
  • Cosa ora: Sono richieste autopsia e consulenze tecniche per chiarire la gestione dell'intervento.
  • Dettaglio utile: Sette indagati, con focus sulle procedure di trapianto e comunicazioni con la famiglia.

La Procura accelera per chiarire ogni passaggio che ha portato alla morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni deceduto dopo un trapianto cardiaco eseguito all’ospedale Ospedale Monaldi di Napoli.

Con la richiesta di incidente probatorio e l’autopsia, i magistrati puntano ad acquisire risposte tecniche definitive sulla gestione dell’intervento e delle cure successive.

Gli indagati salgono a sette. La richiesta, è stata notificata anche ai sanitari coinvolti nelle varie fasi del trapianto.

Il piccolo era stato sottoposto all’impianto di un cuore risultato successivamente danneggiato. Dopo l’intervento era rimasto in vita per 59 giorni grazie al supporto di un macchinario, in attesa di un secondo trapianto ritenuto possibile fino a pochi giorni prima del decesso.

I quesiti del pm: verificare errori e responsabilità mediche

I consulenti che verranno nominati dovranno accertare la presenza di eventuali profili colposi, valutando possibili negligenze, imprudenze o imperizie da parte del personale sanitario.

Al centro dell’accertamento ci sono tutte le fasi della procedura trapiantologica: dal prelievo chirurgico del cuore alla conservazione, fino al trasporto dell’organo donato e prelevato il 23 dicembre scorso a Bolzano.

I periti dovranno stabilire se le operazioni siano state eseguite nel rispetto delle linee guida nazionali e delle buone pratiche scientifiche accreditate.

Sotto esame anche le condizioni dell’organo impiantato e la presenza di eventuali alterazioni anatomiche o funzionali riconducibili a errori dell’équipe di espianto o di quella che ha effettuato il trapianto.

Tempi operatori e scelte terapeutiche sotto la lente

L’indagine si concentra inoltre sulla correttezza delle decisioni chirurgiche e terapeutiche adottate dai medici del Monaldi.

I magistrati chiedono di chiarire se l’intervento sia stato eseguito nei tempi e nei modi corretti, con particolare attenzione al momento dell’asportazione del cuore malato e ai tempi di arrivo in sala operatoria dell’équipe incaricata dell’espianto.

Tra i punti chiave anche la prevedibilità e la prevenibilità della morte del bambino e il possibile nesso tra il decesso e l’attività sanitaria svolta.

I consulenti dovranno verificare se fossero possibili scelte alternative, sia durante l’intervento sia nella gestione clinica successiva al fallimento del primo trapianto, che avrebbero potuto determinare un diverso decorso.

Le accuse del legale: «Dopo l’intervento omissioni e silenzi»

Durissime le parole dell’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, che annuncia battaglia davanti al gip.

Secondo il legale, l’attenzione dovrà concentrarsi anche su quanto accaduto nei 45 giorni successivi all’operazione, dal 23 dicembre al 6 febbraio, data della prima commissione interdisciplinare.

«Dalla documentazione medica emerge che fino a quel momento non era stata effettuata neppure una Tac cerebrale», ha spiegato l’avvocato, ipotizzando omissioni nelle valutazioni cliniche successive al trapianto.

Petruzzi parla apertamente di «un palese tentativo di occultamento», sostenendo che ulteriori approfondimenti diagnostici avrebbero comportato il coinvolgimento di altri centri trapiantologici e una maggiore circolazione di informazioni sul caso.

Il caso del “cuore ghiacciato”: «Taciuto alla madre»

Al centro delle contestazioni della famiglia anche la gestione delle comunicazioni con la madre del bambino.

Secondo il legale, nella cartella clinica sarebbe riportato il riferimento a un “cuore ghiacciato”, circostanza che — sostiene — non sarebbe stata comunicata ai familiari.

«Troviamo folle che un intero ospedale abbia taciuto questa informazione alla mamma», ha dichiarato Petruzzi dopo l’incontro in Procura.

L’avvocato distingue però la posizione della direzione sanitaria da quella dei soggetti indagati, ipotizzando che eventuali informazioni errate possano essere state trasmesse anche internamente.

«Consigliato di non parlare con stampa e avvocato»

Tra gli episodi denunciati dalla difesa anche il presunto invito rivolto alla famiglia a non parlare con i media del parere negativo espresso dall’ospedale pediatrico Ospedale Pediatrico Bambino Gesù sulla possibilità di un secondo trapianto.

Secondo Petruzzi, quel consiglio avrebbe rappresentato un tentativo di condizionamento psicologico della madre.

«Le è stato prospettato che per mantenere il bambino in lista sarebbe stato meglio non diffondere certe notizie», ha spiegato il legale, parlando di una pressione esercitata facendo leva sulla speranza che il figlio potesse continuare a vivere.

Sarà ora l’incidente probatorio, insieme all’autopsia, a stabilire se dietro la tragedia ci siano responsabilità mediche o se la morte del piccolo Domenico sia stata inevitabile.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE
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