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Messico, ucciso El Mencho: scatta la rappresaglia del CJNG, almeno 26 morti e caos in strada

Il leader del Cartello Jalisco Nueva Generación è stato intercettato e ucciso  in un’operazione dell’esercito con supporto d’intelligence Usa. Arrestati anche 27 sospetti. Dopo l’annuncio, incendi, saccheggi e blocchi stradali in più aree del Paese; tra le vittime anche 17 agenti e una donna incinta. Ora si apre la partita della successione, con più pretendenti e l’ombra di lotte interne.
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Nemesio Oseguera Cervantes, soprannominato “El Mencho”, indicato come il capo più temuto del narcotraffico messicano e leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), è stato ucciso domenica 22 febbraio nel corso di una vasta operazione militare nello Stato di Jalisco. Sul boss pendeva una taglia statunitense da 15 milioni di dollari ed era considerato uno dei principali obiettivi di sicurezza per il governo messicano.

Secondo quanto riportato, l’operazione avrebbe visto un coordinamento con l’intelligence di Washington. Nel corso del blitz sarebbero stati eseguiti anche 27 arresti.

La risposta del cartello: morti, incendi e blocchi

La notizia dell’eliminazione di Cervantes ha innescato una reazione violenta attribuita agli uomini del CJNG: almeno 26 vittime complessive, tra cui affiliati del cartello, una donna in gravidanza e 17 appartenenti alle forze dell’ordine. In parallelo, diverse aree del Paese sono state colpite da incendi, saccheggi e blocchi stradali, messi in atto per ostacolare le operazioni delle autorità e rallentare i movimenti delle pattuglie.

Il quadro è quello di una rappresaglia a catena: azioni rapide, diffuse e con un obiettivo chiaro, dimostrare che la struttura resta operativa anche senza il suo vertice.

Successione, la pista “in famiglia” e la candidata “La Negra”

Con la morte di “El Mencho” si apre ora un nodo cruciale: chi prenderà la guida del CJNG. Fonti specializzate e rapporti d’intelligence citati dalla stampa parlano di una successione non ancora definita, con almeno cinque figure considerate “chiave” nella catena di comando.

Tra i nomi indicati c’è l’ex moglie Rosalinda González Valencia, spesso chiamata “La Jefa”, legata alla famiglia Valencia (ritenuta centrale nei meccanismi finanziari e di riciclaggio dell’area CJNG/Los Cuinis). Secondo quanto ricostruito, i due si sarebbero separati legalmente nel 2018; González Valencia, più volte arrestata, sarebbe stata scarcerata nel
2025 dopo una concessione di rilascio anticipato per buona condotta.

In cima alle attenzioni anche la figlia Jessica Johanna Oseguera González, 39 anni, nota come “La Negra”, cittadina statunitense e messicana: arrestata nel 2020 a Washington e condannata a 30 mesi per accuse legate a transazioni/affari come membro del CJNG, è stata rilasciata nel 2022 dopo aver scontato 25 mesi. La sua ubicazione attuale non risulta nota.

Gli altri pretendenti e il rischio faide

Nella possibile linea di comando vengono citati anche Juan Carlos Valencia González, alias “El 03” (figliastro di “El Mencho”, indicato come figura di vertice e vicino al braccio armato Grupo Élite) e Hugo Gonzalo Mendoza Gaytán, detto “El Sapo”, ritenuto un fidato braccio destro.

Tra i profili menzionati come strategici compaiono inoltre Audias Flores Silva (“El Jardinero”), Ricardo Ruiz Velasco (“El Doble R”) ed Heraclio Guerrero Martínez (“El Tío Lako”), tutti indicati con ruoli operativi in aree sotto influenza CJNG.

Gli esperti di sicurezza avvertono che l’assenza di un successore unico potrebbe aprire una fase di regolamenti di conti interni per il controllo di rotte, territori e flussi di denaro, con il rischio di nuovi scontri anche tra fazioni della stessa organizzazione. Le autorità, secondo la stampa locale, avrebbero già rafforzato la sorveglianza nelle zone considerate più esposte.


Fonte REDAZIONE
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