Gratteri attacca la riforma: «Così la giustizia sarà solo per ricchi e potenti»

Un affondo durissimo, senza sfumature. Nicola Gratteri lancia un allarme che suona come una condanna preventiva della riforma della giustizia in discussione. «Con questa riforma l’imputato povero sarà meno garantito», avverte il procuratore di Napoli, tracciando uno scenario in cui, a suo giudizio, il sistema penale finirebbe per favorire chi ha più risorse economiche e relazioni di potere.

Il cuore della critica riguarda il ruolo del pubblico ministero. «Se il pm è l’accusatore e basta, senza più l’obbligo di trovare anche prove a favore dell’imputato, noi facciamo una riforma che danneggia almeno il 90% dei cittadini che incappano in problemi giudiziari», sostiene Gratteri, rivendicando un’idea di magistrato requirente che deve agire con equilibrio, quasi come un giudice chiamato a valutare anche gli elementi favorevoli all’indagato. «Io ho sempre fatto questo e ho cercato di insegnarlo ai giovani magistrati», aggiunge, citando il dato delle richieste di archiviazione presentate a Napoli come prova di un approccio non orientato solo all’accusa.

Nel mirino finiscono anche le conseguenze pratiche delle ultime modifiche normative. «Le indagini importanti sono diminuite», afferma, parlando di una «deflazione delle grosse indagini su mafia e pubblica amministrazione». Un quadro che, secondo il procuratore, si inserisce in una tendenza più ampia di indebolimento degli strumenti investigativi.

Gratteri allarga poi lo sguardo agli equilibri istituzionali. «L’obiettivo è avere un Csm più debole», dice, prospettando il rischio di un organo di autogoverno della magistratura più esposto alle pressioni politiche. E avverte su uno scenario ancora più critico: «È la chiusura del cerchio, la pietra tombale per impedire qualsiasi tipo di indagine sulla Pubblica amministrazione», commenta riferendosi all’ipotesi che la polizia giudiziaria possa finire sotto un controllo più diretto dell’esecutivo.

Non manca, tuttavia, un passaggio autocritico nei confronti della magistratura. «Dobbiamo anche dire che la magistratura ha fatto gravi errori negli anni passati», riconosce, richiamando lo scandalo che ha travolto il Csm. Ma, secondo Gratteri, la risposta non può essere una riforma che, a suo avviso, rischia di «buttare l’acqua sporca col bambino», indebolendo l’indipendenza dei magistrati e le tutele per i cittadini più fragili.

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