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Peppe Iodice al SWFF con «Mi batte il corazon» all’Arena Fellini

Luce e maturità autentica di un comico e artista completo
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Il Social World Film Festival ha aperto le porte alla commedia e alla sottile, acuta leggerezza di uno degli artisti comici partenopei più seguiti del momento: Peppe Iodice, approdato al cinema con Mi batte il corazon per la regia di Francesco Prisco. Attore e regista erano presenti ieri, 11 luglio, in Arena Fellini per la cerimonia di premiazione, dove hanno introdotto la proiezione del loro film fuori concorso della Selezione “Grande Schermo”.

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Conosciamo Peppe Iodice come quell’artista che riesce ad arrivare al pubblico con un linguaggio nuovo, immediato e ritmico, capace di cogliere contraddizioni e paradossi del quotidiano, senza sacrificare la propria autenticità né la sua radice popolare. Un comico ed attore dal dialogo efficace, divertente, a volte disarmante nella sua spontaneità, perché sa raccontare la realtà, la più complessa in modo sorprendentemente profondo.

Questa è la sua cifra stilistica: l’identità con cui riesce a portare la cultura partenopea in contesti nazionali senza snaturarla. La sua maturità artistica è sopraggiunta naturalmente, fino alla consacrazione televisiva che lo ha poi condotto sulle inattese strade del cinema, un territorio che non avrebbe mai immaginato di percorrere. Lo ha dichiarato anche in sala stampa: il cinema non era mai stato nelle sue corde, né nella sua immaginazione.

Il protagonista di Mi batte il corazon è un giornalista di una piccola emittente, un uomo anche alquanto emarginato nel suo ambiente professionale. L’appartenenza al nostro stesso settore ha simpaticamente sollecitato la curiosità per capire come Iodice, nello scrivere la sceneggiatura, sia giunto alla scelta di affidare la storia proprio a quella figura professionale.

La risposta è arrivata precisa, immediata, con quella brillante ironia che lo contraddistingue. Iodice ha spiegato:

«Ho scelto il ruolo del giornalista tra i vari mestieri per due ragioni, di cui una molto personale: un tempo pensavo di voler fare il giornalista. Ho sostenuto anche vari esami a Scienze Politiche per farlo. Poi l’ho scelto anche perché per tanti anni ho avuto uno spazio come comico all’interno di trasmissioni sportive. Quindi i giornalisti sono pure amici miei. Conosco quel mondo, conosco tutte le inquietudini. E il giornalista, quando non è realizzato, diventa terribile. Perciò ho deciso di raccontare un giornalista che si riscattasse attraverso quella situazione di vita…».

La conversazione con Iodice è proseguita piacevolmente, tra riflessioni e qualche battuta, senza mai perdere di vista il suo modo profondo di leggere la realtà. L’intervista si è arricchita di ulteriori considerazioni sulle dinamiche della comicità, ritrovate anche nell’opera cinematografica presentata all’Arena Fellini.

Abbiamo affrontato il rapporto tra comicità e drammaticità: in questi giorni di festival la capacità di osservare la realtà contemporanea — anche nelle sue zone più complesse — e trasformarla in variabile narrativa è stata altresì attraversata dalle prospettive drammatiche di Fortunato Cerlino e Marco D’Amore. Da questa circostanza è nata un’intuizione: chiedere a Iodice se esistesse un punto in cui lo sguardo del comico e quello di chi osserva la stessa realtà da un registro opposto potessero incontrarsi. Un interrogativo che l’artista ha colmato con la sua tipica onestà e lucida autenticità:

«Io nel drammatico non lo so, perché non l’ho mai fatto. Però penso di sì, assolutamente. Tutte le cose drammatiche, tragiche favoriscono la comicità. Non esistono epoche tranquille in cui ci sono grandissimi comici. Forse non esistono epoche tranquille, in verità. Però le epoche in cui ci sono più guai, più situazioni apocalittiche, c’è più bisogno della comicità per non naufragare. Il mio spunto migliore l’ho trovato nel periodo della pandemia: era il periodo più difficile della mia vita, e forse proprio lì sono stato più divertente».

L’ultimo concetto assume la forma di una verità intima e universale: trasformare le difficoltà in uno spazio da condividere con l’altro — un luogo in cui la propria arte trova il suo punto di espressione più alto — significa donare una leggerezza che cura. È la forza di chi riesce a illuminare anche le zone in ombra, sia pure per il tempo di un istante.

Da questa consapevolezza si chiude idealmente il nostro incontro con Peppe Iodice: una figura professionale ormai stratificata — comico, attore, autore, conduttore — con una maturità artistica approdata ai bagliori del cinema e alle stelle della serata del Social World Film Festival. Una presenza accompagnata da un pubblico che ha preso d’assalto le sale e che, anche nell’ultima giornata della manifestazione, ha atteso, applaudito e acclamato con entusiasmo il suo beniamino.

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