Fino a pochi mesi fa, Nicolò era un simbolo di speranza. Tredici anni, affetto da un disturbo dello spettro autistico severo, aveva raggiunto traguardi considerati impossibili grazie a undici anni di terapie intensive, al supporto della famiglia e a un percorso scolastico su misura.
Iscritto al secondo anno di una scuola media a indirizzo musicale del Salernitano, Nicolò aveva ottimi voti, suonava il pianoforte, praticava sport e aveva persino ricevuto premi per le sue opere artistiche, portando un messaggio di inclusione da Salerno fino a Sanremo e Parigi.
Tutto questo si è infranto il 10 settembre 2025. Al rientro in classe, la doccia fredda: il suo insegnante di sostegno, formato sulle sue specifiche esigenze e al suo fianco da tre anni, è stato improvvisamente sostituito.
Il dramma del distacco e la regressione
La decisione, presa senza alcun preavviso alla famiglia, ha avuto effetti devastanti. Il trauma del cambiamento è stato aggravato da un dettaglio crudele: il precedente docente è rimasto in servizio nello stesso plesso scolastico. Nicolò lo vede ogni giorno, arrivando in alcune occasioni ad aggrapparsi disperatamente alla sua auto.
Con il nuovo insegnante non è scattata l’empatia necessaria. Per un ragazzo con la strutturazione di Nicolò, la rottura della continuità educativa e la perdita del suo punto di riferimento hanno innescato una grave “disregolazione emotiva”. Gli esperti che lo seguono parlano oggi di una preoccupante regressione attiva, accompagnata da segnali neurovegetativi di malessere profondo. Mesi di frustrazione e disorientamento in un ambiente percepito improvvisamente come ostile stanno vanificando anni di conquiste faticosissime.
L’inclusione negata: “Deve capire e adattarsi”
A rendere la situazione ancora più amara è l’atteggiamento riscontrato tra le mura scolastiche. Dal comunicato diffuso dalla famiglia emerge una mentalità inaccettabile per il 2026: la pretesa che un ragazzino autistico, solo perché in grado di sorridere o di avere un buon rendimento didattico, “debba capire e accettare” il cambiamento.
Un ribaltamento totale del concetto di inclusione: invece di adattare l’ambiente alle fragilità dell’alunno, si pretende che sia l’alunno con disabilità ad assorbire il colpo burocratico. Nel frattempo, anche il servizio di specialistica scolastica si è interrotto, lasciando Nicolò isolato in un sistema che la famiglia definisce ormai “respingente”.
L’appello ai Ministri: “Aiutateci a farlo volare di nuovo”
Mentre la rete di solidarietà #iostoconnicolo si mobilita e la vicenda è approdata in Parlamento, la priorità assoluta è fermare il declino clinico ed emotivo del ragazzo. Gli specialisti sono categorici: l’unica “terapia” efficace in questo momento è un cambio di ambiente. Serve una scuola che sia realmente accogliente.
Da qui l’appello disperato di mamma Annarita, rivolto ai Ministri dell’Istruzione Giuseppe Valditara e delle Disabilità Alessandra Locatelli, al Governatore della Campania Vincenzo De Luca e a tutti i dirigenti scolastici del Salernitano: “AAA Cercasi Nuova Scuola per Nicolò. Il mio bambinone autistico aveva iniziato a volare, poi qualcuno gli ha spezzato le ali. Sta male, si è aggravato. Aiutateci a trovare un istituto buono che lo aiuti a sanare le sue ali spezzate, a fare luce e giustizia”.
La battaglia di Nicolò non riguarda solo il suo futuro, ma chiama in causa l’intera comunità educante: il diritto di un bambino fragile a non vedere distrutto, per colpa della burocrazia, il miracolo della sua normalità.
Fonte REDAZIONE






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