È iniziata a Torre Annunziata la demolizione di Palazzo Fienga, per decenni considerato una delle principali basi operative del clan Gionta e simbolo del potere criminale sul territorio. L’edificio, situato in via Castello e noto anche come “Fortapàsc” nelle cronache giudiziarie, sarà completamente abbattuto per lasciare spazio a un parco urbano e a una piazza della legalità.
Il progetto, finanziato con 12,3 milioni di euro di fondi statali approvati dal Cipess, arriva a distanza di quindici anni dallo sgombero concluso il 15 gennaio 2015, al termine di un’operazione congiunta della Direzione distrettuale antimafia e della Procura locale. I ritardi accumulati nel tempo sono stati legati, tra l’altro, alla necessità di espropriare alcune unità immobiliari appartenenti a soggetti estranei alla criminalità.
La memoria di Giancarlo Siani
L’area che sorgerà al posto del palazzo potrebbe essere intitolata a Giancarlo Siani, giovane cronista de Il Mattino assassinato nel 1985 proprio su ordine del clan.
Durante la cerimonia, il fratello Paolo Siani ha espresso emozione e cautela: “Attraverso i miei occhi vorrei che Giancarlo lo vedesse. Aveva già raccontato tutto: i 200 vani, la scuola materna. Oggi non c’è più nulla. Va giù un sito, non la camorra”.E ha aggiunto: “È una piccola rivincita, ma la vera sfida è convincere i mafiosi a non esserlo più”.
Le istituzioni: “Un segnale dello Stato”
Alla cerimonia hanno partecipato rappresentanti di governo e autorità locali, tra cui il vicepremier Matteo Salvini, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo, il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi e il sindaco di Torre Annunziata Corrado Cuccurullo.
Il ministro Piantedosi ha sottolineato il valore simbolico dell’intervento: “Oggi viene raso al suolo un luogo che ha rappresentato la presenza pervasiva e sanguinaria della camorra. Diventerà una piazza aperta, che mi auguro possa essere intitolata a Giancarlo Siani, il cui sacrificio resta emblematico”.
Sulla stessa linea Salvini, che ha richiamato l’unità istituzionale: “La lotta alle mafie si vince solo se c’è unità da parte di tutti, non con la polemica politica. Su questi temi serve coesione”.
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un messaggio sui social, ha definito l’operazione “un messaggio chiaro: i simboli del potere criminale possono e devono essere abbattuti”, evidenziando come al loro posto debbano nascere “luoghi di vita, comunità e legalità”.
L’avvertimento della Procura
Toni più cauti arrivano dalla magistratura. Il procuratore capo di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso ha evidenziato criticità ancora presenti sul territorio: “Non è il giorno della svolta. Ci sono ancora troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe ombre e illegalità anche all’interno della stessa amministrazione comunale”.
Fragliasso ha invitato a superare la dimensione simbolica:
“Servono meno cerimonie e più azioni concrete, coerenti con le dichiarazioni. Solo così potremo parlare di un reale cambiamento”.
Una trasformazione ancora in corso
La demolizione di Palazzo Fienga rappresenta un passaggio significativo nel processo di rigenerazione urbana e di contrasto alla criminalità organizzata nel territorio vesuviano. Tuttavia, come evidenziato dalle stesse istituzioni, il valore simbolico dell’abbattimento dovrà tradursi in interventi strutturali e continuità amministrativa per incidere realmente sul tessuto sociale.
Il futuro parco urbano e la piazza della legalità si candidano a diventare nuovi punti di riferimento per la comunità, in un’area per decenni segnata da controllo e violenza criminale.



