Cronache Caserta

Nuove leve dei Casalesi: 12 condanne ridotte in Appello

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A. Carlino
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Napoli – Dodici condanne ridotte, sei conferme e una multa complessiva di 30.833 euro. È il verdetto emesso dalla Sesta Sezione della Corte d’Appello di Napoli nel processo che ha visto coinvolti 18 imputati.

Ci sono figlie, nipoti e fedelissimi del clan dei Casalesi, nell’ambito di una maxi operazione dei Carabinieri del comando provinciale di Caserta, coordinata dalla Dda di Napoli. L’inchiesta ha fatto luce sulla riorganizzazione delle fazioni Schiavone e Bidognetti, storiche anime del sodalizio criminale casertano.

Tra i condannati spiccano nomi legati a doppio filo alla storia del clan. Giovanni Della Corte, uno dei capi, ha visto la sua pena ridotta a 15 anni e 1 mese di reclusione, con una multa di 13.100 euro. Katia Bidognetti, figlia del boss Francesco Bidognetti, è stata condannata a 9 anni di carcere, mentre Teresa Bidognetti, altra esponente della famiglia, ha ricevuto una pena di 5 anni e una multa di 1.000 euro. Anche Giosuè Fioretto e Nicola Kader Sergio hanno avuto pene ridotte, rispettivamente a 9 anni e 8 mesi e 9 anni e 5 mesi di reclusione.

Le condanne in primo grado sono state invece confermate per altri imputati, tra cui Franco Bianco, noto come “Mussuli”, condannato a 10 anni di carcere, e Francesco Cerullo, alias “Ciccio”, a cui sono stati inflitti 8 anni di reclusione. Per Cerullo è stata inoltre revocata la confisca di 58.650 euro. Carlo D’Angiolella, invece, è stato assolto dall’accusa di associazione mafiosa ma condannato a 4 anni per ricettazione aggravata.

Oltre alle pene detentive, la Corte ha stabilito il risarcimento dei danni per le parti civili, tra cui associazioni e i comuni di Casal di Principe e Castel Volturno, per un totale di 945.000 euro. Una cifra simbolica, ma significativa, per territori storicamente segnati dalla presenza del clan.

Il processo ha messo in evidenza come il clan dei Casalesi continui a rigenerarsi, passando il testimone alle nuove generazioni. Figlie, nipoti e fedelissimi perpetuano riti e logiche di potere, dimostrando una resilienza che resiste alle operazioni di polizia e alle condanne. Un sistema criminale che, nonostante i colpi inferti dalla giustizia, sembra ancora lontano dall’essere sradicato.

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A. Carlino

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