I voti comprati dalla camorra alle elezioni di Cercola e il ruolo dei fratelli De Micco. I nomi degli arrestati

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Avevano creato una “perfetta organizzazione e suddivisione di compiti e ruoli”, per inquinare l’esito delle elezioni comunali a Cercola le sette persone arrestate oggi – sei in carcere ed una ai domiciliari – dai carabinieri della Compagnia di Torre del Greco nell’ambito dell’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

I sette avrebbero agito in occasione delle elezioni amministrative del comune alle falde del Vesuvio, fissate nelle date del 14 e del 15 maggio dello scorso anno e del successivo ballottaggio del 25 e 26 maggio. Stante il tariffario proposto, i voti erano venduti 30 euro al primo turno e 20 euro al secondo.

In manette sono finite sette persone, quindici quelle complessivamente iscritte nel registro degli indagati. Tra gli arrestati spicca Sabino De Micco, oggi consigliere di Fdi nella Municipalità 6 del Comune di Napoli ovvero Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio. In cella sono finiti anche Salvatore Capasso, di 45 anni, Giuseppina De Micco, di 50, Giusy De Micco, 41 anni, Pasquale De Micco, 41 anni, Sabino De Micco, 35 anni, Antonietta Ponticelli, di 43 anni. Ai domiciliari il 75enne Giovanni De Micco.

    L’indagine dei carabinieri sul voto di scambio e corruzione a Cercola, nel Napoletano, che ha portato a 7 misure cautelare, e’ nata da una segnalazione dei vigili urbani di quel Comune. Lo ha spiegato il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, aggiungendo che è una “indagine importante non per il numero degli arrestati, ma per la tipologia del reato, la gravita’ del voto di scambio, che può indignare la collettività e i magistrati”.

    “Ci vuole coraggio nei piccoli centri, stando a gomito a gomito con l’amministrazione, come i vigili urbani, a denunciare – dice ancora Gratteri – e si è arrivati ad arresti anche grazie alla prontezza del pm e carabinieri. La velocità nell’impostare questa indagine è stata fondamentale. Il clan De Luca-Bossa, con sopra il clan Mazzarella, quindi la camorra serie A, hanno creato l’humus culturale per questa situazione a Cercola”.

    Gli indagati avevano messo in atto un sistema ben organizzato, con una suddivisione precisa dei compiti e dei ruoli, al fine di influenzare l’esito delle elezioni di maggio dello scorso anno a Cercola.

     Giusy De Micco aveva comprato un pacchetto di 60 voti a 30 euro ognuno

    Secondo quanto emerso dalle indagini, gli indagati hanno investito 1800 euro per ottenere un pacchetto di 60 voti. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare di 240 pagine eseguita oggi, la camorra di Napoli Est avrebbe corrisposto 30 euro per ogni voto al fine di influenzare le elezioni comunali di Cercola e far eleggere il candidato di centrosinistra Antonio Silvano a sindaco.

    La cooperazione tra politica e clan nell’area di Ponticelli e a Cercola per le elezioni del 2023 è stata rivelata durante il blitz dei carabinieri. L’indagine condotta rapidamente ha portato all’arresto di sette persone e all’iscrizione di altre quindici nel registro degli indagati.

    Il gip del tribunale di Napoli ha emesso il provvedimento sulla base delle indagini condotte dai carabinieri e dalla Direzione distrettuale antimafia. L’attenzione della procura è stata attirata da una segnalazione della polizia locale di Cercola riguardante Antonietta Ponticelli, rappresentante della lista “Europa Verde” e figlia del capo del clan omonimo, Gianfranco Ponticelli, che si era presentata con decine di deleghe per il ritiro di tessere elettorali.

    Le indagini successive hanno evidenziato il coinvolgimento di una candidata consigliera comunale, Giusy De Micco detta Giusy Caf perché gestisce un Caf appunto a Cercola, nella stessa lista, che avrebbe stretto un accordo con i clan per ottenere voti a pagamento.

    Le intercettazioni hanno rivelato che si stavano già preparando per le prossime elezioni europee, prendendo in considerazione il sostegno alla Lega.

    La procura ha iniziato le indagini a seguito di una segnalazione della polizia locale di Cercola riguardante Antonietta Ponticelli, candidata della lista “Europa Verde” e figlia del detenuto a vita Gianfranco Ponticelli, leader dell’omonimo clan.

    La segnalazione evidenziava come Ponticelli si fosse recata all’ufficio elettorale del Comune di Cercola con numerose deleghe a suo favore per ritirare più di 30 tessere elettorali a nome di vari elettori che avevano dichiarato di averle smarrite, un fatto insolito che aveva immediatamente insospettito gli agenti.

    Alcune persone, quando si accorgono che le elezioni non sono andate come sperato, si comportano da «moralisti» e rimproverano gli elettori di aver promesso il loro voto e preso denaro da più di un candidato. In una conversazione intercettata dalle forze dell’ordine, alcuni indagati che avevano speso migliaia di euro per ottenere voti ma non sono stati eletti, sono sentiti dire: “Hanno comprato i voti… hanno i soldi e comprano…”.

    Secondo quanto riportato nell’ordinanza firmata dal gip, i fratelli De Micco avrebbero “stipulato un accordo con le associazioni mafiose radicale nel comune di Cercola e nell’area orientale di Napoli”.

    Contrariamente a quanto sostenuto del pm, secondo il gip “non sembra allo stato essere dimostrata l’esistenza un più consistente sistema di elargizioni, relativo al primo turno della tornata elettorale e riferibile al candidato Sindaco Antonio Silvano per un importo di circa 20mila euro”. Silvano, candidato sindaco del centrosinistra, è stato sconfitto al ballottaggio dal candidato del Movimento 5 Stelle Biagio Rossi, attuale sindaco di Cercola.

     



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