Napoli, un trojan iniettato nel telefono di Gennaro Petrucci ha fatto scoprire l’omicidio Coppola

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Napoli. E’ stato un trojan iniettato nel suo cellulare ad inchiodare Gennaro Petrucci, 73enne marito dell’imprenditrice antiracket Silvana Fucito. Petrucci è accusato di essere il mandante dell’omicidio dell’ingegnere Salvatore Coppola, ucciso a Napoli il 12 marzo scorso.

Il gip di Napoli ieri ha convalidato il fermo. Le indagini hanno portato alla luce un movente legato a una disputa immobiliare per una villa a Portici. Petrucci e la moglie vivevano in questa villa da mille metri quadrati, che poi è finita all’asta. Secondo gli inquirenti, Petrucci avrebbe incaricato un killer, Mario De Simone, di uccidere Coppola, ritenuto responsabile della perdita della villa.

Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, il gip Antonio Baldassarre descrive Petrucci come un uomo dalla “lucida determinazione omicida”. Nonostante i suoi 73 anni e le sue pregresse esperienze, anche penali, Petrucci avrebbe agito “senza manifestare alcun cedimento”.

Il giudice sottolinea la premeditazione con cui Petrucci ha organizzato l’omicidio, pianificando ogni dettaglio: l’assunzione del killer, la fornitura della pistola, il furto dell’auto utilizzata per la fuga e lo studio dei movimenti della vittima.

“Petrucci – scrive il gip – ha dimostrato con la sua condotta una lucida determinazione omicida che non può essere trascurata, è vero che egli poteva essere accecato dal risentimento verso Coppola (che riteneva la sua rovina e il responsabile della perdita della sua lussuosa villa, ndr) ma non si possono trascurare i comportamenti che ha messo in fila per la realizzazione del suo proposito”.

Determinante per le indagini sul mandante, che il giudice definisce “brillante”, sono state le attività che hanno riguardato il presunto killer, Mario De Simone, 64 anni, il primo ad essere stato fermato dalla Squadra Mobile di Napoli per  l’omicidio senza testimoni.

Determinanti anche le intercettazioni captate nell’ambito di un’altra indagine grazie alle quali sono stati ricostruiti gli ultimi contatti di Coppola, in passato fiancheggiatore del clan Mazzarella.

Grazie alle immagini si individua il presunto killer, che ha agito da solo, e che era claudicante. La fuga a bordo di un’auto rubata con determinate caratteristiche ha consentito di giungere, anche grazie al sistema di rivelazione satellitare dell’assicurazione delle vettura, all’ individuazione di De Simone.

Tenendo sotto controllo le utenze telefoniche dei fratelli del presunto assassino si è poi scoperto che il presunto sicario aveva confidato a un fratello di avere ucciso una persona e di diversi allontanare da Napoli. Il fratello, peraltro, nella stessa telefonata lo rimprovera per avere usato una macchina dotata di gps per commettere l’omicidio.

Ulteriori riscontri sono poi giunti dalle ambientali captate dopo l’escussione dei fratelli di De Simone, conversazioni nelle quali viene indicato come l’assassino al soldo (20mila euro) di un certo “Gennaro rò café”, per la Squadra Mobile riconducibile a Gennaro Petrucci, così chiamato perché durante una detenzione giovanile in carcere preparava il caffé agli altri carcerati.

Anche le intercettazioni delle conversazioni anche in codice – definite maldestre dal giudice – con i parenti nel carcere napoletano di Secondigliano aiutano non poco i poliziotti: si viene a conoscenza così che De Simone aveva ricevuto solo una parte dei 20mila euro promessi e che ne restavano “quattordici cosi” (14mila euro) da avere. Non solo.

Nel corso di una conversazione De Simone pronuncia chiaramente anche il nome di Gennaro Petrucci come colui con il quale mettersi in contatto per i soldi. Un incarico affidato ai suoi familiari che si recano in un negozio di vernici di proprietà del presunto mandante il quale, però, è già sotto controllo grazie a un trojan inoculato sul suo cellulare.

(nerlla foto il luogo dell’omicidio e nei riquadri da sinistra la vittima Salvatore Coppola, il killer Mario De Simone e il mandante Gennaro Petrucci)


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