La Corte costituzionale ricorda l’urgente bisogno di una legge per i figli delle coppie dello stesso sesso e sul fine vita

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Durante la relazione annuale, il Presidente della Corte costituzionale parla di femminicidi, pandemia, guerra e ricorda la necessità che il Parlamento eserciti le sue prerogative per la tutela dei diritti civili e sociali.

Alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, il Presidente della Consulta Augusto Barbera parla dei principali temi che hanno richiesto un intervento non solo del Parlamento, ma anche della Consulta. Con rammarico, il Presidente ha inoltre evidenziato che in assenza di un intervento del legislatore, la Corte ha dovuto svolgere un ruolo di “supplente” ricorrendo ad autonome sentenze, in assenza di provvedimenti legislativi adottati dal Parlamento su alcuni importanti temi riguardanti la tutela dei diritti civili e sociali.

Il Presidente, infatti, ha sottolineato che “Non si può non manifestare un certo rammarico per il fatto che, nei casi più significativi, il legislatore non sia intervenuto, rinunciando ad una prerogativa che ad esso compete, obbligando questa Corte a procedere con una propria e autonoma soluzione, inevitabile in forza dell’imperativo di osservare la Costituzione”.
Sulla necessità di un provvedimento legislativo sul “fine vita” e sulla tutela e la condizione anagrafica dei figli di coppie dello stesso sesso, il Presidente Barbera ha affermato che “il silenzio del legislatore sta portando, nel primo, a numerose supplenze delle assemblee regionali; nel secondo, al disordinato e contraddittorio intervento dei sindaci preposti ai registri dell’anagrafe”.
Marco Barbato



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