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Patto camorra”ndrangheta per incassare fondi covid: 15 arresti e 108 indagati

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Un patto camorra-‘ndangheta con la supervisione di esperti professionisti ha premesso di incassare circa 72milioni di euro dei fondi covid e di realizzare operazioni di riciclaggio ed evasione fiscale attraverso società “cartiere”. E’ quanto scoperto grazie all’inchiesta ‘Minefield’ condotta dalla Procura di Reggio Emilia ha portato all’indagine di 108 persone coinvolte in reati tributari e riciclaggio di denaro di provenienza illecita.

L’attività criminale, finalizzata alla commissione di reati tributari, è culminata con l’esecuzione di 15 misure cautelari, tra cui l’arresto di 5 persone, il domicilio per 7, l’obbligo di dimora per una e altre misure interdittive per 3.

Durante l’operazione, sono stati sequestrati 18 kg di hashish e 4 kg di marijuana, oltre a preziosi, orologi di valore e contanti per un giro d’affari di oltre 30 milioni di euro. L’organizzazione effettuava riciclaggio di denaro utilizzando un sistema di false fatture e frode fiscale per ripulire il denaro illecitamente ottenuto e reinserirlo nell’economia legale.



    I proventi venivano investiti in diamanti, orologi preziosi e auto di lusso acquistate in Austria e noleggiate nel territorio reggiano tramite società riconducibili all’organizzazione. Inoltre, sono stati individuati 10,5 milioni di euro soggetti a sequestro su richiesta della Procura di Reggio Emilia, che ha coordinato l’inchiesta.

    Inoltre, le indagini dell’operazione ‘Minefield’ hanno rivelato un sistema di riciclaggio internazionale utilizzato dall’organizzazione, che coinvolgeva trasferimenti di denaro attraverso la Bulgaria per reinserirlo successivamente in Italia. Durante l’operazione, è stato eseguito un arresto in flagranza per detenzione di sostanze stupefacenti, con il sequestro di 18 kg di hashish e 4 kg di marijuana.

    A partire dall’alba di questa mattina, circa 350 militari, tra cui Finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia, altri Reparti, e membri del Servizio Centrale Investigativo sulla Criminalità Organizzata (SCICO), insieme ai Carabinieri del Comando Provinciale locale, hanno avviato un’ampia operazione di polizia giudiziaria su vasta scala in molte regioni italiane. Questa operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica emiliana sotto la guida del Procuratore Calogero Gaetano Paci.

    Le attività criminali dell’organizzazione sono emerse da complesse indagini condotte dai militari della Guardia di Finanza e dei Carabinieri di Reggio Emilia. Queste indagini hanno rivelato operazioni di infiltrazione nell’economia regionale e una gestione criminale su vasta scala, con ripercussioni sull’intero territorio nazionale.

    Il sodalizio, composto principalmente da soggetti calabresi, campani, e nativi di Reggio Emilia e della Provincia di Foggia, si è concentrato principalmente sulla commissione di reati tributari attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Inoltre, l’organizzazione ha gestito un vasto giro d’affari in settori quali cantieristica, manutenzione di macchinari industriali, pulizie, noleggio di autovetture e commercio all’ingrosso.

    Il modus operandi prevedeva la creazione di società fittizie o l’acquisizione di società esistenti per emettere fatture false intestate a prestanome, il cui denaro veniva successivamente riciclato attraverso compiacenti utilizzatori di fatture inesistenti. Questi utilizzatori effettuavano bonifici pari all’importo delle fatture ricevute su conti correnti delle società del sodalizio, per poi riconsegnare il denaro ai membri dell’organizzazione, trattenendo una percentuale come “compenso”.

    Oltre ai reati fiscali, il sodalizio ha commesso estorsioni, riciclaggio di denaro illecitamente ottenuto, bancarotta fraudolenta, indebita percezione di erogazioni pubbliche ed appropriazione indebita. Le indagini hanno anche rivelato un sistema di frode al welfare statale, con richieste illecite di indennità di disoccupazione e indebite richieste di contributi pubblici durante l’emergenza pandemica da Covid-19.

    L’organizzazione ha anche utilizzato sistemi di riciclaggio internazionale per “pulire” il denaro illecitamente ottenuto, incluso l’acquisto di diamanti, preziosi e autovetture di lusso all’estero e il loro noleggio in Italia.

     


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