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Pomigliano, Rinascita chiede il ritiro della nomina del segretario comunale a Responsabile della prevenzione della corruzione e per la trasparenza

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Pomigliano d’Arco. «Chiediamo l’immediato annullamento del provvedimento di incarico e la nomina di un diverso Responsabile della prevenzione della corruzione e per la trasparenza, in conformità con la disciplina vigente in materia. Ciò anche al fine di non ledere l’immagine dell’amministrazione e garantire la correttezza e la trasparenza dell’azione amministrativa». Si conclude così il manifesto dal titolo “Nomina del Responsabile comunale della prevenzione della corruzione: un provvedimento da annullare” che Rinascita questa mattina, 6 ottobre, ha fatto affiggere in città.

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Il testo fa riferimento ad un recente incarico assegnato al segretario comunale dall’attuale amministrazione presieduta dal sindaco Lello Russo: «Con il provvedimento del sindaco n. 32 del 01/08/2023, – si legge sul manifesto – il segretario comunale dell’Ente è stato nominato Responsabile della prevenzione della corruzione e per la trasparenza (RPCT) al nostro Comune. Tale responsabile è il punto di riferimento interno ad ogni amministrazione per l’attuazione della normativa anticorruzione.

La nomina effettuata dal sindaco si appalesa netto contrasto con il quadro normativo. Sul soggetto nominato dal sindaco pende, infatti, un procedimento penale di rinvio a giudizio per reati contro la pubblica amministrazione, quali l’abuso d’ufficio, la turbativa d’asta, la turbata libertà di scelta del contraente, il falso in atto pubblico e la falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici per fatti verificatisi nel comune di Lacco Ameno (NA)».

Nel manifesto sono inseriti anche i riferimenti normativi del caso in esame, così da permettere a qualsiasi lettore di verificare l’esattezza di queste informazioni. Viene infatti citata la Legge del 6 novembre 2012, n. 190, detta appunto legge anti corruzione.
Prima di affiggere il manifesto in città gli esponenti di Rinascita hanno inviato un esposto al Prefetto di Napoli Claudio Palomba e una comunicazione all’ANAC, l’Autorità Nazionale Anti Corruzione.


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