‘Parole di note’ e l’omaggio a ‘Giogiò’ Cutolo

La musica come vita, cura, potente strumento creativo interdisciplinare che favorisce il dialogo e l’incontro intimo tra le persone oltre che tra le materie.

E la formazione musicale come educazione ai sentimenti: attraverso un linguaggio che sprigiona emozioni, genera trasformazioni, attiva relazioni affettive e lenisce ferite. È idealmente dedicato a Giovambattista (Giogiò) Cutolo, il giovane musicista napoletano ucciso in piazza Municipio, lo spettacolo comunitario che MERCOLEDÌ 11 OTTOBRE 2023 alle ore 17.00 andrà in scena a Napoli, alla presenza tra gli altri del sindaco Gaetano Manfredi, nel cuore di Forcella, sul palco del Teatro Trianon Viviani (Piazza Vincenzo Calenda).

Il palco del teatro partenopeo accoglierà, in un grande abbraccio, “PAROLE DI NOTE”, restituzione pubblica della Masterclass musicale full immersion di e con Elisabetta Garilli e tre membri del suo Atelier veronese (Gianluca Gozzi, bassista e percussionista; Giulia Carli, ballerina e danzaterapeuta; Serena Abagnato, scenografa). Con loro, sul palco, anche circa 150 tra bambine, bambini e ragazzi di sette classi dell’Istituto Comprensivo Volino-Croce-Arcoleo, scuola a indirizzo musicale del borgo Vergini guidata dal dirigente scolastico Pasquale Vitiello, con le docenti referenti Marcella Famà, Alessandra Spadaccini, Mariangela Maresca, Gabriella Gagliardi e Gilda Ricca.

L’originale evento sperimentale, ad ingresso libero e gratuito (su prenotazione, fino a esaurimento posti, info: 333.5223339 | mail: kolibrinapoli@gmail.com), è il settimo e ultimo step formativo (insieme culturale, artistico, educativo e sociale) del progetto di Reading Literacy Muta/menti per “adoleggenti”, avvincente viaggio nella lettura creativa e nella bibliodiversità per una ecologia della mente ideato e curato dall’Associazione culturale Kolibrì in partenariato con numerosi enti e associazioni, con il finanziamento del Centro per il libro e la lettura del Ministero della Cultura e un contributo di BPER:Banca. Esito di una innovativa Masterclass di “cantieri di musica”, intensiva e interattiva, di 12 ore complessive (4 ore ogni mattina per tre giorni consecutivi: il 9, il 10 e l’11 ottobre nella Sala Filangieri dell’Archivio di Stato di Napoli, diretto da Candida Carrino che ha accolto il pianoforte a coda donato all’Archivio da Kiki Bernasconi, usato per la prima volta in questa occasione), «Parole di note» è non a caso paradigmatico preludio alla gioiosa festa/festival finale della VI edizione del premio letterario di Juvenilia Il mondo salvato dai ragazzini (che culminerà nella cerimonia di consegna e nello spettacolo conclusivo di e con Gek Tessaro Il cuore di Chisciotte, venerdì 13 ottobre nel Teatro dei Piccoli).

Con la sua trasformazione di stimoli verbali, ritmi sonori, immagini ed emozioni ispirate dai libri vincitori, accanto alle storie esemplari di compositrici del Romanticismo francese come Rita Strohl, Louise Farrenc e Mélanie Hélène Bonis, «Parole di note» si configura così, in tempi di emergenza educativa, come una sfida non soltanto pedagogica: un percorso di ascolto e restituzione che intreccia musica dal vivo, danza e narrazione, arricchito dal contributo concreto dei ragazzi coinvolti interattivamente nel processo creativo in una realtà artistica aumentata e condivisa da una sperimentazione didattica, culturale e socialmente inclusiva in dialogo tra suoni e corpi, voci e gesti, musica live e una scenografia in divenire.

A dirigere e “guidare” lo spettacolo la pianista, autrice, compositrice e formatrice esperta di didattica musicale applicativa Elisabetta Garilli: che il 9 e il 10 ottobre pomeriggio, introdotta dalla presidente di Kolibrì Donatella Trotta, sarà anche protagonista di due incontri creat(t)ivi con docenti di Napoli e di Acerra sull’educazione musicale e sentimentale da coltivare precocemente, come suggerisce il suo libro La classe è un’orchestra (Erickson). Ulteriore supplemento form/attivo di un progetto che, in direzione ostinata e contraria alla violenza dilagante, ha fatto propria la convinzione di Yehudi Menuhin, per il quale «ogni vita è un’opera d’arte che attende di essere espressa».

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