Napoli, la stagione del San Carlo parte con ‘Madama Butterfly’ dedicata a Giogiò Cutolo

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Riprende con Madama Butterfly, la Stagione Lirica 22/23 del Teatro di San Carlo.

Martedì 12 settembre alle ore 20 si alzerà il sipario sul capolavoro di Giacomo Puccini nella versione registica firmata da Ferzan Ozpetek, con il direttore musicale Dan Ettinger alla guida di Orchestra e Coro del Lirico di Napoli.

“Madama Butterfly sarà dedicata alla memoria di Giovanbattista Cutolo. La prima del 12 settembre al teatro San Carlo sarà aperta da un minuto di silenzio”. Nella sua prima uscita ufficiale da soprintendente Carlo Fuortes, che ha presentato accanto al regista Ferzan Ozpetek la ripresa dell’opera di Puccini, ha parlato della tragica morte di Giogiò, il 24enne ucciso, e della vocazione sociale del San Carlo.

    “Sono arrivato a Napoli proprio nel giorno dell’assassinio del giovane musicista, a 200 metri dal teatro. Il San Carlo ha un ruolo emblematico in questa città, nel nostro progetto ci sarà una grande parte dedicata al sociale, attività che già esistono con ottimi risultati e che saranno moltiplicate”.

    Ozpetek ha acquistato 200 biglietti per le repliche della sua opera che saranno donate a ragazzi. “Importante che il teatro si allarghi sempre più alla città”, ha commentato il neosoprintendente annunciando l’iniziativa. “La musica ti cambia”, ha detto il regista italo-turco.

    Le scene sono di Sergio Tramonti, i costumi di Alessandro Lai e le luci di Pasquale Mari. Doppio il cast per questa produzione del Massimo napoletano che vedrà in palcoscenico l’uno accanto all’altro nomi internazionali della lirica e riconosciuti talenti musicali del territorio: nel ruolo del Cio-Cio-San si alterneranno infatti Ailyn Perez (12, 17, 24 e 27 settembre) e Valeria Sepe (15, 20, 26, 28) e in quelli di Pinkerton Saimir Pirgu (12, 17, 24 e 27 settembre) e Vincenzo Costanzo (15, 20, 26, 28). Marina Comparato sarà Suzuki mentre Ernesto Petti interpreterà Sharpless.

    Paolo Antognetti sarà Goro, Ildo Song sarà Bonzo e Paolo Orecchia Yamadori. Completano il cast Laura Ulloa (Kate Pinkerton), Giuseppe Todisco (Commissario), Antonio De Lisio (Ufficiale del registro), Linda Airoldi (Mamma), Anna Paola De Angelis (Zia), Franca Iacovone (Cugina), Giacomo Mercaldo (Yakusidé).

    La rilettura di Ozpetek dell’opera di Puccini ci porta nel Giappone degli anni ’50, con una Cio-Cio-San forte e determinata: “Madama Butterfly per me non è affatto una vittima come viene sempre vista” afferma il regista nelle note del programma di sala – “per me la vittima è lui, Pinkerton, vittima di se stesso, un burattino.

    Lei è una donna determinata, è cosciente delle cose che fa, tutt’altro che fragile. Parla della sua casa americana, ha voglia di Occidente e cambia religione. Proprio per questo non è una vittima. Ha in mano il suo destino”.

    Melodramma tra i più amati e popolari della storia della musica, Madama Butterfly è una tragedia giapponese in tre atti su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, dal racconto Madame Butterfly di John Luther Long e dal dramma Madame Butterfly di David Belasco. Fu rappresentata per la prima volta a Milano, al Teatro alla Scala il 17 febbraio del 1904.

    Otto le recite in cartellone, da martedì 12 settembre a fino a giovedì 28 settembre. Prima della prima, martedì 12 settembre alle ore 18.30 al Café Opera, per la serie “Lezioni d’opera”, il musicologo Dinko Fabris parlerà di Madama Butterfly (ingresso libero).

    Un progetto speciale lega Officine San Carlo e la messa in scena di Madama Butterfly nato dal recupero dalle reti abbandonate in mare nell’ottica della sostenibilità ambientale, cuore della mission di Officine San Carlo, progetto per il quale è stato creato un tappeto/arazzo tessuto con filato ECONYL: un nylon rigenerato ecosostenibile ricavato dal riciclo di reti da pesca dismesse o non usate.

    In questa edizione del capolavoro pucciniano infatti in palcoscenico ci sarà l’opera realizzata in un percorso di co-progettazione con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Siracusa, MADE Program, coordinati dal docente di “Antropologia progettuale” Andrea Anastasio, ospite prestigioso di una masterclass che si è svolta proprio presso le Officine del San Carlo a Vigliena, nella quale l’artista e designer di fama internazionale ha raccontato tutto il progetto che ruota intorno alla sostenibilità e ai temi dell’economia circolare, esplorando le connessioni tra arte, artigianato artistico e design.

    L’opera, che sarà donata al polo artistico e formativo del Teatro a Vigliena, nell’ambito del piano di valorizzazione del patrimonio, prende vita dalla relazione feconda e virtuosa tra studenti e istituzioni, attivando così processi di partecipazione collaborativa e percorsi multidisciplinari, nei quali laboratori teatrali e impresa privata fanno convergere competenze, conoscenze, comunanza di visione e di intenti, al fine di intervenire in modo importante e costruttivo nel territorio, in particolar modo in un contesto difficile, come quello in cui si trovano le Officine del Teatro di San Carlo.

    L’attività svolta dagli studenti nell’ambito dell’iniziativa “Art Carpet”, curata da Made Program – Accademia di Belle Arti “Rosario Gagliardi” di Siracusa, in collaborazione con Officine San Carlo e Luxury Carpet (azienda specializzata nella realizzazione di tappeti e moquette sartoriali di altissima gamma), si caratterizza per l’approccio interdisciplinare e non mira solamente a produrre un artefatto di qualità, ma vuole approfondire i temi che lo sottendono: la storia del tappeto e dell’arazzo, il significato antropologico degli oggetti, il peso della sperimentazione, la tradizione locale (e, in genere, italiana), la riscoperta del fare a mano, la ricchezza dell’artigianalità.

    Musica, arte, design, drammaturgia, teatro diventano in questo modo soggetti attivi di un dialogo intessuto dalla scuola, in una visione articolata della comunità, permettendo alla cultura di nutrire la società e di renderla più sensibile e capace di affrontare le sfide del contemporaneo. In questo particolare caso, il fatto che l’azienda coinvolta utilizzi materiali ottenuti dal recupero e dal riciclo di reti gettate in mare, permette di sensibilizzare la comunità a una più profonda consapevolezza e alla comprensione della interrelazione che accomuna tutti.



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