Mario Maglione, l’erede spirituale di Roberto Murolo, al Teatro Karol presenta la sua biografia

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Al Teatro Karol di Castellammare di Stabia, lo scorso lunedi 6 febbraio, si è svolto un altro appuntamento dell’interessante rassegna letteraria “Platealmente”, che a partire dall’ 11 gennaio vede avvicendarsi autori noti per la presentazione del proprio ultimo lavoro letterario.

Questa volta, sul palcoscenico del Karol, il giornalista Pierluigi Fiorenza, e l’attrice Federica Citarella nel ruolo di lettrice, hanno accolto il cantante napoletano Mario Maglione – erede spirituale di Roberto Murolo – e la sua biografia “Vico Gerolomini, 11 dove la mia storia ha inizio “, pubblicata da Guida Editori.

Titolo ispirato alla strada in cui quest’ultimo è nato e che rappresenta una vera fucina di ricordi, a cui l’artista è sempre visceralmente legato.
Il libro è frutto di appassionati racconti del cantante partenopeo destinati all’elaborazione ed alla fine penna del Professor Vincenzo De Luca, che ha fedelmente trasferito in esso vicende ed emozioni appartenute a Maglione, traducendo in modo autentico l’anima dell’artista.

    Per l’autore, cultore d’arte e di monumenti in particolare, Napoli ha un gran privilegio: la parola è eternata dalla musica. In questo contesto ha ritenuto importante scrivere la biografia di un’icona di quella partenopea, la cui voce, fra tutte, sa meglio eternare la poesia con innata semplicità, interpretando il pensiero del Maestro Di Giacomo.

    Per De Luca, infatti, la canzone classica napoletana s’identifica nella poesia ed è da assimilare ad un vero e proprio monumento della cultura nostrana.
    “Noi abbiamo un privilegio a Napoli: la parola eternata dalla musica. La parola napoletana diventa canto quando è poesia. Mentre altrove la poesia è scritta, e resta scritta, e si memorizza nel silenzio della lettura, a Napoli si eterna attraverso la musica. C’è questo rimbalzo della parola che diventa spartito.”

    Questo appuntamento del Karol si è presto trasformato in spettacolo, grazie a Maglione che – accompagnato al piano dal Maestro Gianlorenzo Scotti – ha generosamente raggiunto il pubblico con l’esecuzione di alcune canzoni classiche partenopee del calibro di “Era ‘e maggio”, “Fenesta vascia”, “O surdato nnammurato”.

    Momenti di sublime bellezza, in cui voce e melodia fluivano accarezzando gli sguardi ammirati dei presenti e le parole – con il respiro denso e ritmato dell’artista – prendevano vita e lasciavano libera l’immaginazione della platea, rapita dalla forza seduttiva sprigionata da un così nobile canto, testimonianza vivida di quell’eternità descritta poco prima da De Luca.

    A seguito delle brillanti esibizioni canore l’autore ha piacevolmente sottolineato come la vita di Maglione – formatosi presso l’università della strada – sia stata valorizzata dalla sua condizione di “scugnizzo” in cerca di futuro e con un sogno nel cuore: la musica. La sua voce, ha ribadito De Luca: “ha portato in giro per il mondo il gusto più alto della canzone classica napoletana. Dentro la sua voce c’è Napoli, il sole, la sofferenza, la pioggia, il riscatto, l’immondizia come contraddizione in una città che è nobile e che viene sfruttata continuamente. La sua voce è la punta dell’iceberg e sotto quella punta c’è un magma enorme.”

    Il progetto letterario, nato nel corso della chiusura per la pandemia, periodo durante il quale De Luca e Maglione hanno registrato le proprie conversazioni – ed in cui il secondo, come un fiume in piena ha esondato il primo con tutto quanto gli suggerivano i ricordi – è destinato ad avere un seguito in teatro, dove saranno rappresentate la sua vita e la cifra emotiva di questa. Dove al di là degli applausi e delle conoscenze illustri che hanno attraversato la sua carriera, sia evidente quanto la vita di Maglione sia stata bella.

    Precisazione a seguito della quale De Luca , con evidente soddisfazione, ha affermato: “Vi invito a leggere il libro per capire quanta vita c’è nella sua vita.”

    E con la medesima consapevolezza vi suggeriamo anche noi d’immergervi nella lettura di questo testo che esplora la crescita umana e professionale di un artista che non si è dato mai per vinto, che da garzone di un bar ha mosso i primi passi nel mondo della musica dedicandosi alla batteria, ma che più tardi ha dato prova delle sue abilità come chitarrista, strumento che non ha più abbandonato e che lo ha accompagnato nella sua ascesa artistica, fino all’incontro cruciale che ha siglato la nascita di una rara e vera amicizia con Roberto Murolo.

    “Roberto Murolo, astro che ha illuminato la carriera di Mario Maglione appose la seguente dedica sull’album “Suonno”: Questo disco è un esempio di precisione e d’interpretazione della canzone classica napoletana, io ritengo Mario Maglione un degno continuatore della canzone di Napoli e, in particolar modo, dell’interpretazione delle canzoni di mio padre Ernesto Murolo.”

    – da “Vico Gerolomini, 11 dove la mia storia ha inizio” di Vincenzo De Luca

    Annamaria Cafaro

    mario maglione

     



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