I narcos della camorra: “Con la cocaina in Australia sfondiamo”. Le intercettazioni

La coppia di narcos Raffaele Imperial e Bruno Carbone aveva spedito 600 chilogrammi di cocaina a Sydney

Un’operazione commerciale incredibile: esportare droga fino in Australia. Ne discutono Raffaele Imperiale e Bruno Carbone, i due narcotrafficanti napoletani raggiunti questa mattina da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Il provvedimento è firmato dalla gip di Napoli Linda D’Ancora. In alcuni messaggi vocali Imperiale e Carbone discutono della vendita di cocaina in Australia: “Bro – dice Imperiale a Carbone – ci credi alla cosa dell’Australia? Come la vedi?”. E Carbone, in un messaggio audio: “Belissimo, bro. Niente di meno, veramente fai? Sfondiamo tutte le cose”.

Le indagini si sono concentrate sull’esportazione verso l’Australia, avvenuta il 28 novembre 2020, di ben 600 chili di cocaina. Non è chiaro se l’esito della spedizione sia stato poi favorevole oppure no, ma è stata accertata la spedizione di un carico spedito da Castel Volturno  e partito dal porto di Napoli in direzione Sydney.

 La droga partita da Castel Volturno diretta a Sydney era nascosta in un carico di pietre

La sostanza, che era stata occultata in un carico di pietre, era effettivamente stata venduta poiché gli acquirenti avevano già versato alcuni milioni di dollari australiani a titolo di anticipo.

Usavano nickname come Malandrino, Kratos, Cafone, Vesuvio, Sonny: sono gli pseudonimi utilizzati dai componenti della rete internazionale di narcos sgominata oggi nel corso di un’operazione di guardia di finanza e polizia nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Dda di Napoli. A capo dell’organizzazione c’era Raffaele Imperiale, noto narcotrafficante internazionale.

 Raffaele Imperiale e i nickname

La figura di Imperiale è nota non solo per le operazioni di import-export di stupefacenti, ma anche per un episodio avvenuto 20 anni fa: l’acquisto sul mercato nero di due quadri di Van Gogh che erano stati trafugati. Questa, e un’altra vicenda, l’intenzione di Imperiale di acquisire la società calcio Napoli, vengono ricostruite da un collaboratore di giustizia, le cui dichiarazioni sono state riprese nell’ordinanza firmata dalla gip di Napoli, Linda D’Ancora.

I due quadri di Van Gogh (“La spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta” e “Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen”), trafugati nel 2002 ad Amsterdam e poi restituiti al museo olandese, erano stati mostrati al collaboratore di giustizia in una villa di Lago Patria.

“Uno dei due – racconta – era una spiaggia ventosa, l’altro non lo ricordo”. In quell’occasione Imperiale e un altro soggetto, Mario Cerrone, ritenuto suo ‘socio’ in alcuni affari, gli spiegarono che i quadri “non li avevano comperati per valore affettivo, dicevano che era il loro asso nella manica per uscire dal carcere”.

Confidarono che avevano comprato le opere “direttamente da tre ladri olandesi per un totale di due milioni di euro”. Poi i quadri saranno spostati dal primo nascondiglio in un’edificio di Castellamare di Stabia , dove sono poi stati ritrovati. Tornando al collaboratore di giustizia e alle sue parole su Imperiale e il ‘socio’ Cerrone, spiega: “Hanno una disponibilità economica pazzesca, volevano anche comprare la società Napoli Calcio”

 

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