Vincitori Cannes 2022: non solo cinema ma anche arte

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Nella settantacinquesima edizione del Festival il College International de Cannes premia i maestri dell’arte contemporanea

 

Non solo Palma d’oro e Grand Prix assegnati al mondo del cinema – il primo andato a Triangle of Sadness del regista svedese Ruben Östlund mentre il secondo, ex aequo, a “Close” di Lukas Dhont / Stars at Noon di Claire Denis – bensì la serata dei vincitori è stata condivisa anche con una rosa di artisti internazionali fra pittori, scultori, fotografi che si sono aggiudicati il Grand Prix Artiste, presso l’autorevole College International de Cannes, fondato nel 1931 da Paul Valéry.



    A consegnare l’importante riconoscimento alla carriera è stato l’ospite della manifestazione Daniele Radini Tedeschi, attuale curatore alla Biennale di Venezia Arte per il Padiglione Grenada nonché critico d’arte di fama internazionale.

    Tra i premiati: Gianni Depaoli, Piera Bachiocco, Franco Carletti, Cecilia Corso, Jessica Fiorillo in arte Favilla, Massimiliano Ligrani, Salvatore Lizzio, Massinissa Askeur, Medea, Marina Mincuzzi, Juri Perin, Tiziana Prato, Osvalda Pucci, Michele Toniatti, Ilaria Villa, Mario Minutolo, Aline Pouget, Alessandra Vinotti.

    La cerimonia va ad inserirsi in un progetto di ampio respiro articolato nell’uscita a fine anno di un volume edito Giunti e in un ciclo di mostre che toccheranno sedi museali a Novara, sul Lago di Como e a Roma. L’intero progetto si concluderà a Dicembre, con la presentazione del volume e dei restanti artisti a cui andrà l’ambito premio.

    Il Grand Prix Artiste è un tributo a quella produzione pittorica, scultorea, fotografica memore del passato, nell’ambito di un percorso di ispirazioni, rimandi e nuove interpretazioni. E così le zuppe Campbell’s di Warhol passano il testimone ai barattoli di vetro di Gianni Depaoli ognuno contenente un profumo di pesce prelevato negli oceani dove il messaggio è chiaro, dalla sottile critica al consumismo alla salvaguardia della ecosostenibilità e biodiversità.

    Il bianco e nero di Kline giunge nelle tele di Piera Bachiocco laddove, seppur in modo diverso, entrambi non rappresentano solo segni ma la solitudine esistenziale in tratti che si sovrastano tra loro cancellandosi all’infinito.

    La poetica di condivisione, partecipazione e intimità tipica del linguaggio estetico di Maria Lai viene riflessa in un carboncino su carta di Franco Carletti che disegna un volo di uccelli su lettere d’amore scritte negli anni 40’ dal padre e indirizzate alla madre Livia.

    E ancora Cecilia Corso dona una rivisitazione della donna allo specchio di Eckersberg, se questa guarda verso il basso nell’atto di raccogliersi i capelli il soggetto di Corso mira non la sua immagine ma il vuoto. Ancora Jessica Fiorillo in arte Favilla rimanda al cortometraggio di Bunuel e Dalì “Un cane andaluso” laddove in entrambi l’occhio è l’apertura per un viaggio nell’inconscio.

    L’espressionismo astratto di Pollock è ereditato da Massimiliano Ligrani con le sue tele primitiviste, laddove l’autore tuttavia non si abbandona totalmente al segno ma porta in superficie doni dall’oscurità. L’omaggio a Man Ray giunge da Salvatore Lizzio che rivisita con sfumature violacee e bluette il ritratto della famosa donna addormentata caricandola di mistero.

    Segni e calligrafismi propri di Mirò connotano le opere di Massinissa Askeur dove è in scena un mondo onirico, fantasioso tra il gioco e l’incanto nella riscrittura di un nuovo alfabeto. Graziella Maria Muraglia in arte Medea riprende l’eleganza dei ritratti di profilo, tipici del quattrocento, guardando Piero del Pollaiolo, coniugando ad essi elementi moderni di emancipazione quali la sigaretta.

    A dipingere l’atmosfera più che il paesaggio provvede Juri Perin che, come Giuseppe de Nittis, raffigura un alba, quella di Mainz, dalla struggente sensibilità cromatica. Osvalda Pucci in una scena crepuscolare si ricollega alla Brianza del Morlotti, con un tratto che eleva la terra a mito e dimensione dell’anima.

    Le geometrie e i colori puri di Mondrian rivivono invece nei pigmenti su legno di Michele Toniatti la cui composizione è di massima purezza formale e perfezione estetica. Una giovanissima Ilaria Villa si ispira al famoso ritratto di Raffaello per confezionare un collage che rimanda al linguaggio della tecnologia e di internet, delineando così i mutamenti dei tempi.

    Mario Minutolo invece è fantasioso, onirico, e come Daniela Romano traccia un mondo puro e sognante con colori innocenti e sinceri. L’astrattismo di Antonio Corpora è nell’esplosione di materia di Aline Pouget divenendo tormento e inno alla gioia seppur su una tavolozza sobria e calibrata. Tiziana Prato invece è memore della scuola di Piazza del Popolo, in particolare di Tano Festa e delle sue strisce di carta su tela, confezionando opere pop rivisitate dall’utilizzo di materia.

    Infine a ricevere il premio anche due fotografe Marina Mincuzzi i cui scatti mostrano una sensibilità a metà tra una foto di Luigi Ghirri e un quadro di Ettore Spalletti e Alessandra Vinotto collegata a Mapplethorpe per quella bellezza fidiaca dei soggetti colti in tensione e in movimento, dove il panneggio evoca la statuaria classica.


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