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Juve Stabia e altri cinque club deferiti al Tribunale Federale

Roma – Un fulmine a ciel sereno scuote il finale di stagione del calcio italiano. La Procura Federale della FIGC ha ufficialmente deferito al Tribunale Federale Nazionale (Sezione Disciplinare) la Juve Stabia, neopromossa o militante in Serie B, e cinque storiche realtà della Serie C: Triestina, Ternana, Crotone, Trapani e Siracusa. L’accusa, pesante, riguarda una serie di violazioni di natura amministrativa che potrebbero riscrivere le classifiche a tavolino.

L’indagine e le contestazioni

Il provvedimento nasce dalle relazioni tecniche della Commissione Indipendente per la Verifica dell’Equilibrio Economico e Finanziario delle Società Sportive. L’organo di controllo ha evidenziato anomalie nei bilanci e negli adempimenti burocratici necessari per il mantenimento della licenza nazionale. Sotto la lente d’ingrandimento non sono finiti solo i club come entità giuridiche, ma anche i rispettivi legali rappresentanti, chiamati ora a rispondere personalmente della gestione finanziaria dei propri sodalizi.

La geografia dei deferimenti

Il fronte delle indagini è vasto e tocca quasi tutta la penisola:

Serie B: La Juve Stabia è l’unica rappresentante della serie cadetta.

Serie C, Girone A: Coinvolta la Triestina.

Serie C, Girone B: Deferimento per la Ternana.

Serie C, Girone C: Colpito il cuore del girone meridionale con Crotone, Trapani e Siracusa.

Cosa rischiano i club

Secondo le norme vigenti del Codice di Giustizia Sportiva, i deferimenti per violazioni amministrative aprono scenari preoccupanti. Nella migliore delle ipotesi, le società potrebbero cavarsela con pesanti ammende pecuniarie. Tuttavia, il precedente giurisprudenziale in materia di “mancati adempimenti” parla spesso di punti di penalizzazione da scontare nella stagione in corso o in quella successiva.

In un momento della stagione così delicato, con i verdetti di campo ancora caldi o in fase di definizione (tra playoff e playout), l’ombra dei tribunali rischia di stravolgere le ambizioni di piazze caldissime, alimentando il dibattito sulla sostenibilità economica del calcio di vertice. La parola passa ora ai giudici del Tribunale Federale, che dovranno valutare l’entità delle violazioni e l’eventuale dolo nelle condotte dei dirigenti coinvolti.

Furto di rame blocca l’Alta Velocità Roma-Napoli: ritardi fino a 100 minuti

La serata di martedì 5 maggio si è trasformata in un calvario per i viaggiatori dell’Alta Velocità sulla tratta Roma-Napoli. A partire dalle ore 20, la circolazione ferroviaria ha subito pesanti rallentamenti a causa di un furto di cavi in rame ai danni della linea, registrato in prossimità di Tora.

A comunicarlo è stata Rete Ferroviaria Italiana (RFI), che ha immediatamente attivato le squadre di tecnici per il ripristino della piena funzionalità dell’infrastruttura. Sul sito di Trenitalia compare l’avviso che i treni Alta Velocità «possono registrare un maggior tempo di percorrenza fino a 100 minuti», con deviazioni sui percorsi convenzionali via Formia e via Cassino.

Il furto di rame sulle infrastrutture ferroviarie rappresenta un fenomeno ricorrente e particolarmente dannoso, con conseguenze dirette sulla sicurezza e sulla regolarità del servizio per decine di migliaia di pendolari e viaggiatori ogni giorno.

L’impero dei «Porticati»: l’ascesa di Bosti Jr. e i tentacoli del clan Contini

La criminalità organizzata non è un monolite statico, ma un’azienda capace di adattarsi, stringere alleanze strategiche e passare il testimone alle nuove generazioni. È questa la fotografia che emerge dalla poderosa inchiesta della Dda di Napoli sul “clan Contini”, e in particolare sulla sua costola operativa nota come “Gruppo dei Porticati”, radicata nella zona di San Giovanniello a Napoli e sfociata nelle oktre 400 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Sabato Abagnale.

L’ordinanza non si limita a colpire le piazze di spaccio, ma ricostruisce decenni di storia criminale, svelando come il cartello mafioso sia riuscito a infiltrare l’economia legale, a garantirsi l’impunità e a modernizzare le proprie forme di intimidazione.

Un controllo capillare e asfissiante, che univa i metodi tradizionali della criminalità organizzata alle nuove frontiere dell’intimidazione digitale e del traffico di droga. È una radiografia spietata del potere camorristico quella che emerge dall’ultima ordinanza di custodia cautelare che ha decapitato il gruppo di San Giovanniello, un’articolazione fondamentale del clan Contini, a sua volta pilastro della storica “Alleanza di Secondigliano”.

 L’Alleanza di Secondigliano e la pax mafiosa

Per comprendere il potere del Gruppo dei Porticati, gli inquirenti partono dal vertice: l’Alleanza di Secondigliano (nota anche come “il Sistema”).

L’ordinanza descrive una vera e propria pax mafiosa, un patto di reciproco rispetto per spartirsi i proventi illeciti ed evitare guerre che attirerebbero le forze dell’ordine. Questa federazione ha stretto nel tempo legami di cooperazione con una costellazione di altri gruppi: dai Cesarano ai Grimaldi, dai Vastarella della Sanità fino ad alleanze strategiche con autonomi cartelli potentissimi come i Lo Russo, i Di Lauro, il clan Moccia di Afragola, gli Amato-Pagano e persino i Casalesi.

La geografia del potere: i luogotenenti sul territorio

Il clan Contini, secondo le carte, ha frammentato il controllo di Napoli affidando i quartieri a luogotenenti fidati:

Vasto-Arenaccia: Diretto da Nicola Rullo e Antonio Muscerino.

Borgo Sant’Antonio Abate: Gestito da Gaetano Ammendola e Vincenzo Tolomelli.

Rione Amicizia: Sotto la guida di Salvatore Botta.

Stadera-Poggioreale: Retto da Paolo Di Mauro (fino alla sua morte).

San Giovanniello: Diretto storicamente da Antonio Aieta, Alfredo De Feo e Carmine Botta.

È in questo scacchiere che si inserisce prepotentemente il Gruppo dei Porticati, che assume l’egemonia su San Giovanniello sotto la guida del nuovo rampollo: Patrizio Bosti Junior.

La holding dei “Porticati”: i ruoli e l’arsenale militare

L’articolazione guidata da Patrizio Bosti Jr. (figlio di Ettore e nipote del fondatore Patrizio senior) operava come un’azienda autonoma ma fedelissima alla casa madre. Bosti Jr. non era solo un capo militare, ma un manager criminale. Condivideva le strategie con i vertici, gestiva la “cassa comune”, pagava le mesate agli affiliati e finanziava l’acquisto di armamenti pesanti.

L’ordinanza gli contesta la disponibilità di un arsenale impressionante, non ancora sequestrato, composto da ben sette mitragliette e un fucile a pompa, strumenti per affermare il “ruolo di governo” del clan sul territorio.

Al suo fianco operava un organigramma ben definito:

Giorgio Marasco (l’armiere e organizzatore): sovraintendeva i traffici di droga e organizzava le attività per mantenere i sodali in carcere.

Gennaro Diano (il custode e tesoriere): braccio armato preposto all’occultamento delle armi. Era lui a gestire le ricariche Postepay utilizzate per far arrivare fondi agli affiliati detenuti.

Il “Braccio Armato” (Emanuele Rubino, Antonio Raia, Francesco Matteo, Franco Messina): Affiliati pronti ad azioni di fuoco per salvaguardare la supremazia territoriale contro i gruppi rivali.

Samuele Nicosia: esecutore materiale delle direttive, anche quelle che Marasco inviava dal carcere.

 Il monopolio della droga: la “Sala Regia” e il delivery

Il sostentamento principale del gruppo derivava dal traffico di cocaina, hashish e marijuana. I Porticati non erano solo una base per occultare la droga, ma il luogo dove si tenevano i summit decisionali.

L’innovazione del gruppo risiedeva nel metodo di spaccio. Gli inquirenti hanno documentato l’esistenza di una vera e propria “sala regia”, affidata a Gaetano Galiero. Il suo ruolo era simile a quello di un centralinista di un’azienda logistica: riceveva gli ordini dai clienti e li smistava via radio o telefono ai “galoppini-pusher” itineranti (Mario Serlenga, Nicosia, Diano e il giovane Messina). Questi provvedevano poi alla preparazione delle dosi e alla “consegna a domicilio”, riducendo il rischio di sequestri in strada.

 Oltre lo spaccio: le truffe agli anziani in mezza Europa

Un capitolo particolarmente inquietante dell’ordinanza riguarda la diversificazione dei reati. Per rimpinguare le casse del clan, il gruppo organizzava reati predatori (furti e rapine) non solo in Campania, ma sull’intero territorio nazionale e all’estero.

Ancora più grave è l’accusa mossa a Bosti Jr., Marasco, Raia, Rubino e Messina: la pianificazione sistematica di truffe ai danni di anziani. Sfruttando l’intimidazione indiretta e tecniche di raggiro ben collaudate, il gruppo depredava le fasce più deboli della popolazione. Un “bancomat” illecito e spietato, funzionale a sostenere le spese processuali dei boss e a finanziare l’acquisto di armi da guerra.

 Il caso “Cala La Pasta”: violenza, coperture e minacce social

A dimostrare la tracotanza del sodalizio c’è la gestione del post-aggressione al ristorante “Cala La Pasta”, un episodio in cui il clan ha mostrato il suo volto più violento in pieno centro a Napoli.

L’ordinanza ricostruisce la rete di protezione scattata per garantire l’impunità agli autori (tra cui lo stesso Bosti Jr.). Da un lato, il supporto logistico: Mario Riccitiello viene accusato di aver ceduto la propria carta d’identità ufficiale (rilasciata dal Comune di Napoli nel maggio 2022) a Luigi Capuano (partecipe della spedizione punitiva), permettendogli di apporvi la propria fotografia per favorirne la fuga.

Dall’altro lato, la repressione del dissenso attraverso la “camorra digitale”. Per mettere a tacere Raffaele Del Gaudio, titolare del ristorante, Ferdinando Russo ha creato un account Instagram falso (priva_te1116). I messaggi diretti inviati al ristoratore mostrano la tipica forza intimidatrice mafiosa traslata sui social media:

“È megl ca t stiv zitt e t faciv e cazz tuoj” (accompagnato dall’emoji dei baci).
“Statt accort… e fmut e vivr ammo” (hai finito di vivere, amore).
“Stu pentit” (commentando la foto di un piatto di gnocchi del locale).

Le minacce di Russo sono state dirette e asfissianti, un tentativo palese di marcare il territorio anche virtualmente: “Vien ncop o rion… non mi nascondo, mi chiamo Giuseppe Verde… aier so vnut addu vuj magg magnat na bella carbonara… chiama la polizia… Io so dove ti trovo”.

Un pressing psicologico ideato per proteggere i vertici dell’organizzazione, a dimostrazione che il Gruppo dei Porticati non temeva solo la legge, ma soprattutto il coraggio di chi, sul territorio, decideva di non abbassare la testa.

L’elenco degli indagati

Atteo Christian (nato a Napoli 30.06-2003)

Bosti Patrizio Jr. (nato a Napoli il 23.10.2003) CARCERE

Cataldo Donato (nato a Napoli il 25.4.1974)

D’Agostino Emanuele (nato a Napoli il 16.8.1997)

De Rosa Giuseppe (nato a Napoli l’8.8.1970)

Di Gennaro Salvatore (nato a Napoli il 20.10.2003)

Diano Gennaro (nato a Napoli il 2.2.2004) CARCERE

Galiero Gaetano (nato a Napoli il 18.5.1994) DIVIETO DI DIMORA

Grammatica Carmine (nato a Napoli il 7-04. 2003)

Leatico Marco. (nato a Napoli il 15.05-2003)

Marasco Giorgio (nato a Napoli il 14.08. 2003)

Marasco Violante (nato a Napoli il 25.12.1982) CARCERE

Matteo Francesco (nato a Napoli il 21.4.2005)

Messina Franco (nato a Napoli il 9.9.2005) CARCERE

Nicosia Samuele. (nato a Napoli il 16.06.2003) – DIVIETO DI DIMORA

Pepillo Paolo (nato a Napoli il 28.11.1974)

Raia Antonio (nato a Napoli il 28.7.2004) CARCERE

Riccitiello Mario (nato a Napoli il 6.6.1987)

Rizzo Francesco Pio (nato a Napoli il 9.11.2004)

Rubino Emanuele (nato a Napoli il 7.8.1997) CARCERE

Russo Ferdinando (nato il 5.3.2002)

Serlenga Mario (nato a Napoli il 10.9.2003) DIVIETO DI DIMORA

 

(nella foto da sinistra in alto Patrizio Bosti jr, Giorgio Marasco e Antonio Raia; in basso da sinistra Samuele Nicosia, Gennaro Diano e Francesco Matteo)

Papa a Napoli, venerdì 8 maggio scuole chiuse in città

Napoli –  Venerdì 8 maggio tutte le scuole di ogni ordine e grado resteranno chiuse a Napoli in occasione della visita del Papa. Lo prevede un’ordinanza firmata dal sindaco Gaetano Manfredi.

La decisione riguarda gli istituti ricadenti nel territorio cittadino ed è stata adottata, spiega il Comune, per garantire la sicurezza dei cittadini e il regolare svolgimento dell’evento, favorendo al tempo stesso la partecipazione delle persone attese lungo il percorso papale.

L’amministrazione ha inoltre evidenziato la necessità di limitare gli spostamenti di alunni e personale scolastico, anche per prevenire possibili disagi al trasporto scolastico e alla distribuzione dei pasti, che potrebbero risentire delle restrizioni alla viabilità previste per la giornata.

Condannato a 5 anni il ladro seriale che strappava borse dalle auto ferme ai semafori

È stato condannato a cinque anni di reclusione, con rito abbreviato, Giovanni Genevose, 40 anni, napoletano e responsabile di numerosi furti con strappo compiuti ai danni di automobiliste. L’imputato, residente nel capoluogo ligure, era stato arrestato lo scorso ottobre dai carabinieri al termine di un’indagine su circa venti colpi messi a segno nell’arco di cinque mesi fra Arenzano e Cogoleto.

Secondo la ricostruzione investigativa, il modus operandi era sempre identico: dopo essersi impossessato di uno scooter, l’uomo raggiungeva le vetture ferme al semaforo o in colonna, infilava un braccio attraverso il finestrino, afferrava la borsa lasciata sul sedile del passeggero e fuggiva a forte velocità. In alcuni casi le vittime avevano riportato lesioni nel tentativo di trattenere la borsa.

Già condannato in passato per reati analoghi, l’imputato è stato riconosciuto colpevole dal giudice per l’udienza preliminare Giorgio Morando per una dozzina di episodi. Per alcuni fatti, infatti, le persone offese non avevano sporto denuncia, mentre in una circostanza l’uomo aveva integralmente risarcito la derubata. Attualmente detenuto, potrà essere ammesso agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, come disposto dal gip.

L’uomo insieme con un complice minorenne di origini albanesi si era reso responsabile di una ventina di episodi tra Arenzano e Cogoleto dei cosiddetti “vol à la portièr”, fenomeno che nei mesi di luglio e agosto dello scorso anno aveva avuto una vera e propria escalation, creando un forte allarme sociale.

Sarno abbraccia Nino D’Angelo: cittadinanza onoraria tra emozione e memoria

SARNO – 5 maggio 2026. Un’aula consiliare gremita, forse anche oltre ogni previsione, ha fatto da cornice alla consegna della cittadinanza onoraria a Nino D’Angelo. Un evento sentito, partecipato, capace di trasformare una cerimonia istituzionale in un momento collettivo di memoria, identità e appartenenza.

Sarno, come molte città dell’Agro nocerino-sarnese, vive oggi una fase complessa, segnata da spopolamento e trasformazioni sociali. Una comunità che, rispetto al passato, appare più fragile, meno coesa. Eppure, proprio giornate come questa dimostrano che un senso di appartenenza può ancora emergere. Attorno a Nino D’Angelo si è ritrovata una città intera, richiamata da un simbolo di speranza.

D’Angelo, da sempre punto di riferimento per intere generazioni, ha costruito il suo percorso dando voce a chi spesso non ne ha. «Se non lo faccio io, chi lo fa?» disse in una celebre intervista: una frase che oggi trova pieno riconoscimento anche nella scelta della città di Sarno.

Il conferimento della cittadinanza onoraria premia prima di tutto l’uomo, oltre che l’artista. Un uomo che, attraverso la musica, ha saputo fotografare momenti storici difficili, trasformandoli in memoria condivisa.

Tra i momenti più intensi, l’abbraccio con Roberto Robustelli, simbolo vivente della tragedia che segnò profondamente il territorio. Un gesto che ha riportato alla memoria collettiva quei giorni drammatici, gli stessi raccontati da D’Angelo nella canzone A muntagna è caduta, diventata negli anni una testimonianza artistica potente di quel dolore e, allo stesso tempo, della capacità di resistere e andare avanti.

Visibilmente commosso, l’artista ha accolto l’affetto del pubblico con grande partecipazione. Non sono mancate però alcune criticità organizzative: la grande affluenza ha reso difficile anche il lavoro degli operatori dell’informazione, con parte della stampa rimasta fuori dall’aula consiliare.

Nel corso della cerimonia, l’amministrazione ha espresso parole importanti, ricche di speranza e di impegno verso la comunità. Parole che, però, dovranno necessariamente trovare un seguito concreto. L’auspicio è che, almeno questa volta, la politica riesca a non essere autoreferenziale, ma creda davvero nelle iniziative che promuove. Noi continueremo a raccontare ciò che accade, senza sconti: nel bene e nel male.

Dispiace constatare che sia rimasta fuori proprio quella stampa che da anni racconta le vicende locali, mentre si è preferito dare spazio ai soliti noti, accorsi non tanto per Sarno quanto per la presenza di Nino D’Angelo. A questo punto viene da pensare, con un pizzico di ironia, che magari la prossima volta saranno chiamati gli stessi “soliti noti”, certi che sapranno – altrettanto prontamente – raccontare anche un evento locale con lo stesso interesse.

Resta il valore di una giornata che va oltre la cerimonia. La speranza è che questo riconoscimento possa contribuire a ricucire il rapporto tra istituzioni e cittadini. Perché, come ricordano in molti, la speranza è davvero l’ultima a morire – e oggi, a Sarno, ha avuto il volto e la voce di Nino D’Angelo.

Scommesse illegali per finanziare la cosca: la Cassazione conferma il carcere per il collettore

La Suprema Corte di Cassazione mette un punto fermo sulla custodia cautelare per uno dei presunti perni dell’economia sommersa del clan Licciardi. È stata infatti confermata la misura del carcere per un indagato accusato di associazione a delinquere finalizzata alla gestione illegale di giochi e scommesse, aggravata dal metodo mafioso. Per gli ermellini, l’impianto accusatorio del Tribunale del Riesame di Napoli è solido: il soggetto agiva come braccio operativo del gruppo di Secondigliano, gestendo un imponente flusso di denaro derivante da circuiti di gioco non autorizzati.

L’inchiesta, condotta dai Carabinieri di Castello di Cisterna, ha svelato una complessa architettura criminale attiva tra il 2023 e il 2024. Il clan avrebbe messo in piedi una vera e propria rete parallela a quella dello Stato, composta da piattaforme online con server all’estero e agenzie fisiche capillarmente diffuse nella provincia di Napoli. Un sistema che permetteva di aggirare le concessioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, garantendo profitti enormi direttamente nelle casse della camorra.

Al centro del procedimento, la figura del ricorrente, descritto dagli inquirenti come il “collettore” ufficiale delle somme destinate alla cosca. Figlio di uno storico affiliato dei Licciardi, l’uomo avrebbe sfruttato il suo pedigree criminale per reclamare i pagamenti. A incastrarlo sono state le intercettazioni telefoniche e ambientali: in diversi passaggi, definiti “nitidi” dai giudici, emerge chiaramente che il denaro richiesto non era frutto di debiti personali, ma proventi della gestione dei siti di scommesse di spettanza del clan.

Nelle motivazioni della sentenza, la Cassazione ha ribadito che, in fase cautelare, non serve una prova definitiva del reato, bensì una «probabilità qualificata di colpevolezza». Il ragionamento dei magistrati napoletani è stato ritenuto logico e coerente, specialmente nel delineare come l’organizzazione avesse strutturato un canale alternativo ai siti legali.

Il ricorso è stato dunque rigettato con la condanna al pagamento delle spese processuali. La decisione conferma la pericolosità di un business, quello delle scommesse “ombra”, che continua a rappresentare uno dei polmoni finanziari più redditizi per i clan dell’Alleanza di Secondigliano.

Clementino riparte dall’Afrobeat: arriva «Children», il nuovo singolo con Laye Ba

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Non c’è sosta per Clementino. Dopo aver archiviato un 2025 da incorniciare con il successo dell’album Grande Anima e i sold-out scenografici al Fabrique di Milano e al Palapartenope di Napoli, il rapper campano è pronto a cambiare pelle ancora una volta. Venerdì 8 maggio uscirà in radio e su tutte le piattaforme digitali “Children”, il nuovo singolo realizzato in collaborazione con l’artista senegalese Laye Ba.

Il brano segna una virata decisa verso l’afrobeat, confermando l’eclettismo di Clemente Maccaro. Se con l’ultimo disco avevamo esplorato la sua “Grande Anima” più intima e urban, con Children la “Iena White” si apre a sonorità solari e internazionali. L’incontro tra il flow serrato di Clementino e le contaminazioni world music di Laye Ba genera un groove percussivo che mira ad abbattere le barriere culturali, fondendo l’attitudine delle strade di Napoli con il respiro del Senegal.

Ma dietro il ritmo trascinante si cela un messaggio politico e sociale potente. In un’epoca segnata da tensioni geopolitiche e incertezze, Clementino sceglie di guardare il mondo attraverso gli occhi dei bambini, icone di purezza e speranza. Il testo si fa portavoce di un invito all’unione universale, trasformando un pezzo nato per far ballare in un manifesto di consapevolezza collettiva. È il ritorno del “rapper showman” nella sua veste migliore: quella capace di far divertire senza mai rinunciare alla profondità del contenuto.

L’uscita del singolo fa da apripista a una stagione che si preannuncia caldissima. Clementino ha infatti già anticipato un imponente tour estivo che toccherà oltre 40 località in tutta Italia. Le date ufficiali saranno svelate a breve sui canali social dell’artista, ma l’attesa è già altissima per rivedere sul palco il “maestro cerimoniere” per eccellenza, capace di unire punchline tecniche e intrattenimento puro come pochi altri nel panorama italiano.

Dagli sbarchi clandestini alla ricerca marina: l’imbarcazione «Federica» diventa aula galleggiante

Una storia di riscatto che trasforma un simbolo di disperazione in uno strumento di speranza e conoscenza. Si chiama Federica e fino a poco tempo fa era una delle tante imbarcazioni utilizzate dalle organizzazioni criminali per il trasporto clandestino di esseri umani. Oggi, grazie a una virtuosa sinergia istituzionale, quel guscio di legno e metallo ha cambiato rotta: è stata ufficialmente consegnata all’Università Federico II di Napoli, diventando un laboratorio itinerante per la ricerca scientifica e la didattica.

L’imbarcazione, che resterà ormeggiata nel porto di Bacoli, è già stata equipaggiata per la sua nuova missione. Non trasporterà più uomini in fuga, ma studenti e ricercatori pronti a “veleggiare nei mari della conoscenza”. Il progetto non coinvolgerà solo il mondo accademico, ma si aprirà anche alle scuole secondarie di primo e secondo grado, offrendo ai giovanissimi la possibilità di toccare con mano le scienze del mare e, contemporaneamente, i valori della legalità e del riutilizzo dei beni confiscati.

La nuova identità di Federica verrà presentata ufficialmente domani, 6 maggio, alle ore 11:00, nella suggestiva cornice della Sala del Consiglio dell’Ateneo federiciano in Corso Umberto I. A illustrare i dettagli dell’operazione saranno il Rettore della Federico II, Matteo Lorito, e il Sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione, che ha fortemente sostenuto l’integrazione dell’imbarcazione nel tessuto del territorio flegreo.

All’incontro interverranno anche il professor Leopoldo Repola, del Dipartimento di Scienze della Terra, che spiegherà come l’imbarcazione diventerà un punto di riferimento per lo studio dei fondali e dell’ecosistema marino, e il Capitano Raffaele Rosano della Guardia di Finanza, testimone dell’impegno dello Stato nel sottrarre mezzi e risorse alla criminalità per restituirli alla collettività. Una “metamorfosi” che segna un punto a favore della cultura e del mare, inteso finalmente come luogo di studio e non di tragedia.

Serie A, volata per l’Europa: la Champions League vale un tesoro da 45 milioni

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Non è solo una questione di gloria, brividi sotto le stelle e prestigio internazionale. A tre giornate dalla fine del campionato, la corsa a un posto nella prossima Champions League rappresenta, per i club di Serie A, la differenza tra un bilancio in equilibrio e uno in rosso profondo. Con il nuovo formato del torneo, la sola partecipazione garantisce un “paracadute” economico senza precedenti: un gettone di presenza che oscilla tra i 35 e i 45 milioni di euro a squadra.

I calcoli effettuati sulle proiezioni dei ricavi per la stagione 2026/2027 delineano uno scenario dove anche l’ipotesi peggiore — chiudere la fase campionato all’ultimo posto e senza aver collezionato nemmeno un punto — garantisce entrate pesantissime. A fare la differenza nella ripartizione iniziale sono i coefficienti storici e i mercati di riferimento: se il Como, sorpresa della stagione, incasserebbe circa 35 milioni minimi, il Milan si avvicinerebbe ai 40, mentre Juventus e Roma toccherebbero quota 45 milioni di euro.

Queste cifre sono però solo la base di partenza, destinate a lievitare sensibilmente in base ai risultati sul campo. Guardando alla stagione che sta per concludersi, i numeri parlano chiaro: il Napoli, pur eliminato prematuramente, ha portato a casa circa 50 milioni, mentre Inter e Juventus si sono attestate tra i 65 e i 70 milioni nonostante l’uscita ai playoff. L’Atalanta, arrivata fino agli ottavi di finale, ha visto i propri ricavi toccare la soglia dei 70 milioni.

La riforma della competizione ha parzialmente ridotto gli incassi fissi iniziali per i top club, ma ha introdotto un sistema di premi legati ai risultati che può trasformare il percorso europeo in una miniera d’oro. Per club come Roma, Juventus e Milan, centrare l’obiettivo significa poter pianificare il mercato estivo con una liquidità che l’Europa League o la Conference semplicemente non possono offrire. In queste ultime tre partite di Serie A, ogni gol e ogni punto conquistato sposta non solo l’orgoglio dei tifosi, ma decine di milioni di euro che peseranno sul futuro delle società.

Sapri, tenta di accoltellare comandante della Polfer: arrestato un 64enne

Poteva trasformarsi in tragedia quello che doveva essere un giorno di festa e di saluti. Invece, solo la prontezza di riflessi e il sangue freddo hanno evitato il peggio nel piazzale della stazione ferroviaria di Sapri, dove il comandante del posto di Polizia Ferroviaria è stato bersaglio di un brutale tentativo di aggressione a colpi di coltello.

Protagonista della vicenda un uomo di 64 anni, originario di Lagonegro ma residente nel Nord Italia, che improvvisamente si è scagliato contro l’ispettore impugnando un coltello da macellaio. L’aggressore ha sferrato un fendente diretto al comandante che, per un soffio, è riuscito a schivare la lama. L’intervento immediato degli altri agenti presenti ha permesso di disarmare l’uomo, immobilizzarlo e trarlo in arresto prima che potesse colpire di nuovo.

Il dettaglio che rende l’episodio ancora più inquietante è di natura temporale: per l’agente preso di mira, infatti, quello di oggi era l’ultimo giorno di servizio prima del meritato pensionamento. Un congedo che ha rischiato di essere macchiato dal sangue a causa di un gesto la cui matrice resta ancora avvolta nel mistero.

L’aggressore deve ora rispondere delle pesantissime accuse di tentato omicidio e porto abusivo di arma bianca in luogo pubblico. Il grosso coltello utilizzato per l’agguato è stato posto sotto sequestro, mentre gli inquirenti sono al lavoro per scavare nel passato del 64enne e capire se dietro il folle gesto ci siano vecchi rancori o il raptus di una mente instabile. Per il momento, resta il sollievo per un servitore dello Stato che potrà godersi la pensione dopo aver superato, indenne, l’ultimo e più pericoloso ostacolo della sua carriera.

Rapina in farmacia a Benevento: presi i colpevoli, sono due trasfertisti napoletani

La caccia ai responsabili della violenta rapina dello scorso 8 aprile si è conclusa all’alba di oggi. Due uomini residenti a Napoli sono stati arrestati dagli agenti della Squadra Mobile di Benevento, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale sannita. Per i due, gravemente indiziati di rapina pluriaggravata in concorso, si sono aperte le porte del penitenziario dopo una serrata attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica guidata da Nicola D’Angelo.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il colpo non sarebbe stato un gesto improvvisato, bensì il frutto di una strategia criminale pianificata nei minimi dettagli. La banda avrebbe effettuato un primo sopralluogo per studiare i tempi e i movimenti della farmacia, attendendo il momento più propizio per entrare in azione. Poche ore dopo il controllo, i malviventi hanno fatto irruzione nel locale armati di un taglierino, seminando il panico tra i presenti.

Nonostante la minaccia dell’arma bianca, i dipendenti in servizio non si sono arresi immediatamente, mettendo in atto un coraggioso tentativo di opposizione per difendere l’incasso. Una resistenza che però non ha impedito ai due banditi di impossessarsi del denaro contenuto nella cassa e di dileguarsi rapidamente, facendo perdere le proprie tracce per quasi un mese. Le indagini tecniche e l’analisi dei filmati di sorveglianza hanno permesso alla Mobile di risalire all’identità dei trasfertisti partiti dal capoluogo partenopeo.

«La scelta di applicare la custodia cautelare in carcere risponde alla necessità di prevenire la reiterazione di episodi simili», si legge in una nota ufficiale della Procura. I magistrati hanno sottolineato la spiccata pericolosità sociale degli indagati, già noti alle forze dell’ordine per precedenti specifici. L’intervento delle autorità punta non solo a punire i colpevoli, ma a restituire un senso di sicurezza ai commercianti e ai cittadini di Benevento, scossi da un episodio di violenza che aveva turbato la quotidiana tranquillità cittadina.

Sangue al Cardarelli, infermiere accoltellato per un portafogli: il Prefetto dispone il pugno di ferro

Una mattina di ordinario servizio si è trasformata in un incubo di sangue e paura nel cuore del più grande ospedale del Mezzogiorno. Erano circa le 8:50 di oggi quando un infermiere dell’ospedale Cardarelli è stato brutalmente aggredito nel parcheggio riservato al personale, a pochi passi dal Pronto Soccorso. L’uomo è stato vittima di un tentativo di rapina: per difendere il proprio portafogli dalle mani di un malvivente, è stato ferito e costretto a ricorrere alle cure dei colleghi della prima linea.

L’episodio ha scosso profondamente i vertici di Palazzo di Governo. Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha espresso una condanna durissima, parlando di un atto «inaccettabile» che colpisce l’intera comunità. «Non possiamo accettare che un servitore della comunità, impegnato quotidianamente nella tutela della salute altrui, debba subire violenza per aver difeso la propria integrità», ha dichiarato il Prefetto, sottolineando come questa aggressione rappresenti un’offesa intollerabile per tutti i lavoratori che operano quotidianamente negli ospedali campani.

La risposta istituzionale non si è fatta attendere. Nell’immediato è stato disposto un drastico rafforzamento dei servizi di vigilanza nell’area limitrofa al nosocomio. L’obiettivo è blindare il presidio ospedaliero e garantire la massima sicurezza a medici e infermieri che, troppo spesso, si trovano a fare i conti con un degrado sociale che sconfina nel crimine violento proprio all’interno delle mura ospedaliere.

Il Prefetto ha inoltre voluto rivolgere un messaggio diretto alla vittima, augurandogli una pronta guarigione e ringraziandolo per il coraggio dimostrato nel tentare di opporsi al rapinatore. Resta però altissima la tensione tra il personale sanitario del Cardarelli: l’episodio riaccende drammaticamente i riflettori sulla necessità di un presidio fisso delle forze dell’ordine e di una protezione costante per chi, per mestiere, salva la vita degli altri.

Torre Annunziata, si dimette il sindaco Corrado Cuccurullo dopo le «parole» del Procuratore Capo

Si dimette il sindaco di Torre Annunziata, Corrado Cuccurullo. La decisione arriva a poche ore dalla cerimonia di avvio dei lavori di demolizione di Palazzo Fienga, edificio simbolo e storica roccaforte del clan Gionta.

Un evento dal forte valore istituzionale e simbolico, segnato però da un duro intervento del procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, che ha parlato apertamente di criticità ancora presenti sul territorio.

Le parole della Procura

Nel corso della cerimonia, Fragliasso ha espresso una valutazione severa sulla situazione cittadina e sull’azione amministrativa: si aspettava “uno scatto in avanti” dopo il commissariamento del Comune, sottolineando invece la presenza di “troppe ombre e poche luci”, oltre a presunte contiguità con la criminalità organizzata e fenomeni di illegalità anche all’interno dell’amministrazione.

Dichiarazioni pronunciate alla presenza dello stesso Cuccurullo, seduto in prima fila con la fascia tricolore.

La replica del sindaco

Immediata la reazione del primo cittadino, che in una lunga nota ha definito le parole del procuratore “gravi e profondamente ingiuste”, ritenendo che colpiscano non solo l’amministrazione ma l’intera comunità di Torre Annunziata.

Cuccurullo ha respinto ogni rappresentazione generalizzata della città, sostenendo che una narrazione indistinta rischia di “mortificare” gli sforzi di chi lavora per il cambiamento e per il rafforzamento della legalità.

Il bilancio dell’amministrazione

Nel suo intervento, il sindaco uscente ha rivendicato l’attività svolta durante il mandato, ricordando di aver trovato un Comune in condizioni difficili, con carenze strutturali, organizzative e di personale.

Tra le azioni elencate:

il potenziamento della polizia municipale
l’ampliamento dei sistemi di videosorveglianza
il recupero e l’assegnazione dei beni confiscati
interventi su scuole e servizi per l’infanzia
il reperimento e il rilancio di finanziamenti pubblici
il supporto a progetti strategici, tra cui la demolizione di Palazzo Fienga

Cuccurullo ha inoltre sottolineato la collaborazione istituzionale con Tribunale e Procura, garantendo priorità alle richieste provenienti dagli uffici giudiziari.

“Serve responsabilità individuale, non accuse generalizzate”

Nel passaggio centrale della sua dichiarazione, l’ex sindaco ha evidenziato che eventuali criticità o irregolarità devono essere ricondotte a responsabilità personali e accertate nelle sedi competenti, evitando generalizzazioni che coinvolgano un’intera amministrazione o comunità.

La decisione di lasciare

Da qui la scelta di dimettersi: una decisione che Cuccurullo lega alla necessità di tutelare la propria dignità istituzionale e personale, in un contesto che – a suo dire – rischia di compromettere il rapporto tra istituzioni e cittadini.

“Non è accettabile la delegittimazione dell’amministrazione agli occhi dei cittadini”, scrive, annunciando il ritorno alla propria attività professionale.

Visita di Papa Leone XIV, l’Eav potenzia i trasporti: treni speciali all’alba per i fedeli

La macchina organizzativa per l’arrivo di Papa Leone XIV, previsto per il prossimo 8 maggio, entra nella fase operativa più delicata. Per far fronte alla marea di fedeli attesa nel capoluogo e, soprattutto, nell’area mariana, l’Eav ha varato un piano straordinario di potenziamento del servizio ferroviario e automobilistico. In stretta collaborazione con la Prefettura, l’azienda di trasporti ha disposto corse speciali che inizieranno a solcare i binari della Circumvesuviana nel cuore della notte, con le prime partenze fissate alle ore 03:50 del mattino.

Il programma di esercizio straordinario prevede l’impiego di 13 treni speciali che andranno a integrarsi all’offerta ordinaria. Il fulcro del potenziamento riguarderà la fascia mattutina, tra le 03:50 e le 06:30, per consentire l’arrivo dei pellegrini a Pompei Santuario e Pompei Scavi. Nello specifico, sono previste tre corse speciali da Napoli verso Poggiomarino (via Scafati), collegamenti dedicati da Sorrento a Torre Annunziata e navette su ferro tra Poggiomarino e la città mariana. Per il deflusso pomeridiano, l’Eav ha invece garantito treni aggiuntivi verso Napoli nella fascia oraria tra le 13:00 e le 14:30.

Oltre ai binari, il piano coinvolge massicciamente anche il trasporto su gomma. Per prevenire qualsiasi criticità o guasto improvviso, l’azienda ha predisposto otto bus in «riserva calda», pronti a intervenire come servizi sostitutivi immediati. I mezzi saranno stazionati nel deposito di Napoli Galileo Ferraris durante la mattinata e in quello di Torre Annunziata nel pomeriggio, coprendo le tratte Napoli-Sorrento e Napoli-Poggiomarino, considerate le linee a più alto rischio di sovraffollamento.

La visita del Pontefice comporterà inevitabilmente pesanti modifiche alla viabilità ordinaria. In ottemperanza alle ordinanze dei Comuni di Napoli e Pompei, diverse linee automobilistiche (tra cui la Scafati-Napoli e la Pompei-Vesuvio) subiranno variazioni di percorso temporanee. Sospesi, inoltre, i transiti in piazza Municipio per le corse provenienti da Napoli della linea 922. L’Eav raccomanda ai viaggiatori di consultare i canali ufficiali per monitorare in tempo reale lo stato del servizio in quella che si preannuncia come una giornata storica per la mobilità regionale.

Torre Annunziata, demolizione Palazzo Fienga: nasceranno parco urbano e piazza dedicata a Giancarlo Siani

È iniziata a Torre Annunziata la demolizione di Palazzo Fienga, per decenni considerato una delle principali basi operative del clan Gionta e simbolo del potere criminale sul territorio. L’edificio, situato in via Castello e noto anche come “Fortapàsc” nelle cronache giudiziarie, sarà completamente abbattuto per lasciare spazio a un parco urbano e a una piazza della legalità.

Il progetto, finanziato con 12,3 milioni di euro di fondi statali approvati dal Cipess, arriva a distanza di quindici anni dallo sgombero concluso il 15 gennaio 2015, al termine di un’operazione congiunta della Direzione distrettuale antimafia e della Procura locale. I ritardi accumulati nel tempo sono stati legati, tra l’altro, alla necessità di espropriare alcune unità immobiliari appartenenti a soggetti estranei alla criminalità.

La memoria di Giancarlo Siani

L’area che sorgerà al posto del palazzo potrebbe essere intitolata a Giancarlo Siani, giovane cronista de Il Mattino assassinato nel 1985 proprio su ordine del clan.

Durante la cerimonia, il fratello Paolo Siani ha espresso emozione e cautela: “Attraverso i miei occhi vorrei che Giancarlo lo vedesse. Aveva già raccontato tutto: i 200 vani, la scuola materna. Oggi non c’è più nulla. Va giù un sito, non la camorra”.E ha aggiunto: “È una piccola rivincita, ma la vera sfida è convincere i mafiosi a non esserlo più”.

Le istituzioni: “Un segnale dello Stato”

Alla cerimonia hanno partecipato rappresentanti di governo e autorità locali, tra cui il vicepremier Matteo Salvini, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo, il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi e il sindaco di Torre Annunziata Corrado Cuccurullo.

Il ministro Piantedosi ha sottolineato il valore simbolico dell’intervento: “Oggi viene raso al suolo un luogo che ha rappresentato la presenza pervasiva e sanguinaria della camorra. Diventerà una piazza aperta, che mi auguro possa essere intitolata a Giancarlo Siani, il cui sacrificio resta emblematico”.

Sulla stessa linea Salvini, che ha richiamato l’unità istituzionale: “La lotta alle mafie si vince solo se c’è unità da parte di tutti, non con la polemica politica. Su questi temi serve coesione”.

Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un messaggio sui social, ha definito l’operazione “un messaggio chiaro: i simboli del potere criminale possono e devono essere abbattuti”, evidenziando come al loro posto debbano nascere “luoghi di vita, comunità e legalità”.

L’avvertimento della Procura

Toni più cauti arrivano dalla magistratura. Il procuratore capo di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso ha evidenziato criticità ancora presenti sul territorio: “Non è il giorno della svolta. Ci sono ancora troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe ombre e illegalità anche all’interno della stessa amministrazione comunale”.
Fragliasso ha invitato a superare la dimensione simbolica:
“Servono meno cerimonie e più azioni concrete, coerenti con le dichiarazioni. Solo così potremo parlare di un reale cambiamento”.

Una trasformazione ancora in corso

La demolizione di Palazzo Fienga rappresenta un passaggio significativo nel processo di rigenerazione urbana e di contrasto alla criminalità organizzata nel territorio vesuviano. Tuttavia, come evidenziato dalle stesse istituzioni, il valore simbolico dell’abbattimento dovrà tradursi in interventi strutturali e continuità amministrativa per incidere realmente sul tessuto sociale.
Il futuro parco urbano e la piazza della legalità si candidano a diventare nuovi punti di riferimento per la comunità, in un’area per decenni segnata da controllo e violenza criminale.

Napoli, il clan di San Giovanniello era guidato da Patrizio Bosti jr: sono 22 gli indagati

Napoli – È scattata alle prime luci dell’alba un’importante operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che ha portato all’emissione di un’ordinanza cautelare, firmata dal gip Sabato Abagnale, nei confronti di 22 persone. Gli indagati sono accusati di far parte di un gruppo criminale di giovanissimi, attivo nella zona di San Giovanniello e ritenuto pienamente integrato nel clan camorristico dei Contini.

Il gip ha disposto la misura del carcere per sei persone, mentre per altri due indagati è scattato il divieto di dimora in Campania. Tra le figure di spicco colpite dall’ordinanza figura Patrizio Bosti Jr., di soli 23 anni, considerato dagli inquirenti il vertice e il decisore del gruppo, e nipote omonimo del boss detenuto al 41bis e tra i fondatori dell’Alleanza di Secondigliano.

Le attività illecite e il presidio del territorio

Secondo quanto emerso dalle indagini e riportato in una nota stampa delle forze dell’ordine, l’organizzazione era dedita a una pluralità di attività illecite nei quartieri Vasto, Arenaccia e San Carlo all’Arena. Il gruppo non si limitava al controllo del territorio, ma finanziava le proprie casse attraverso reati predatori – come rapine, scippi e truffe ai danni di anziani – commessi non solo in diverse città italiane, ma anche in Spagna.

I proventi di queste attività, secondo le accuse, venivano reinvestiti per l’acquisto di armi da guerra e per garantire il mantenimento in carcere degli affiliati. Gli investigatori sottolineano l’elevata pericolosità degli indagati, evidenziata dalla “costante ricerca di ulteriori armamenti necessari per l’affermazione della propria egemonia sul territorio” e dalla spregiudicatezza delle loro azioni.

Il ruolo di Bosti Jr. e i recenti sviluppi giudiziari

La figura di Patrizio Bosti Jr., nipote omonimo del fondatore del clan era già nota alle cronache giudiziarie. Già detenuto per altre cause, nell’ottobre del 2024 era stato raggiunto da una misura cautelare per l’utilizzo indebito di un telefono cellulare durante la reclusione nel carcere di Poggioreale. Le indagini della Squadra Mobile avevano infatti accertato che, tra marzo e novembre 2023, il giovane aveva pubblicato video sulla piattaforma TikTok ostentando la propria appartenenza al clan in segno di sfida alle istituzioni.

Il 23enne era stato inoltre arrestato in seguito a un grave episodio di violenza privata avvenuto nel maggio 2022 presso un ristorante in via dei Tribunali. Per quei fatti, posto ai domiciliari, si era reso irreperibile per un breve periodo prima di essere rintracciato nell’agosto del 2024. Pochi giorni fa, in merito alla vicenda del telefono cellulare in cella e all’evasione dai domiciliari, il Tribunale di Sorveglianza di Napoli gli ha concesso di scontare il residuo di pena (sei mesi, dopo una condanna a due anni in cui il gip ha escluso l’aggravante mafiosa) agli arresti domiciliari.

L’elenco degli indagati

A. C. (nato a Napoli nel 2008) – Minorenne

Bosti Patrizio Jr. (nato a Napoli il 23.10.2003) CARCERE

Cataldo Donato (nato a Napoli il 25.4.1974)

D’Agostino Emanuele (nato a Napoli il 16.8.1997)

De Rosa Giuseppe (nato a Napoli l’8.8.1970)

Di Gennaro Salvatore (nato a Napoli il 20.10.2003)

Diano Gennaro (nato a Napoli il 2.2.2004) CARCERE

Galiero Gaetano (nato a Napoli il 18.5.1994) DIVIETO DI DIMORA

G. C. (nato a Napoli nel 2008) – Minorenne

L. M. (nato a Napoli nel 2008) – Minorenne

M. G. (nato a Napoli nel 2008) – Minorenne

Marasco Violante (nato a Napoli il 25.12.1982) CARCERE

Matteo Francesco (nato a Napoli il 21.4.2005)

Messina Franco (nato a Napoli il 9.9.2005) CARCERE

Nicosia Samuele. (nato a Napoli il 16.06.2003) – DIVIETO DI DIMORA

Pepillo Paolo (nato a Napoli il 28.11.1974)

Raia Antonio (nato a Napoli il 28.7.2004) CARCERE

Riccitiello Mario (nato a Napoli il 6.6.1987)

Rizzo Francesco Pio (nato a Napoli il 9.11.2004)

Rubino Emanuele (nato a Napoli il 7.8.1997) CARCERE

Russo Ferdinando (nato il 5.3.2002)

Serlenga Mario (nato a Napoli il 10.9.2003) DIVIETO DI DIMORA

Stadio Collana: storia di uno stadio storico napoletano

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Nel cuore del Vomero, tra le strade che raccontano l’evoluzione urbana di Napoli nel Novecento, si erge lo Stadio Arturo Collana, uno degli impianti sportivi più iconici della città. Ripercorrere la storia dello stadio collana significa attraversare quasi cento anni di eventi sportivi, cambiamenti politici e trasformazioni sociali.

Lo stadio non è solo un’infrastruttura: è un simbolo identitario del quartiere, un luogo che ha accompagnato intere generazioni e che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per lo sport napoletano.

Le origini: dalla costruzione al contesto storico degli anni ’30

La nascita dello stadio Collana si inserisce in un periodo di forte espansione urbanistica della città di Napoli. Negli anni ’20, il Vomero stava diventando un quartiere residenziale moderno, e la realizzazione di un grande impianto sportivo rispondeva all’esigenza di dotare la zona di servizi all’avanguardia.

Inaugurato nel 1929 con il nome di “Stadio XXVIII Ottobre”, l’impianto fu progettato dall’architetto Amedeo D’Albora secondo criteri innovativi per l’epoca. La struttura, realizzata in cemento armato, rappresentava un esempio di architettura sportiva moderna e funzionale.

Un elemento distintivo era la presenza della pista di atletica intorno al campo da calcio, che rendeva lo stadio adatto a diverse discipline. Questa caratteristica lo ha accompagnato per tutta la sua storia, contribuendo alla sua natura polivalente.

Fin dai primi anni, lo stadio Collana ospitò eventi sportivi di rilievo e manifestazioni pubbliche, consolidando il suo ruolo come centro nevralgico della vita sociale del Vomero.

Il Collana tra guerra, calcio e rinascita cittadina

Uno dei capitoli più intensi della stadio collana storia riguarda il periodo della Seconda Guerra Mondiale. Durante il conflitto, lo stadio fu utilizzato anche per scopi non sportivi, diventando un luogo legato a vicende drammatiche, tra occupazioni militari e utilizzi emergenziali.

Nel dopoguerra, il Collana assunse un ruolo fondamentale per la rinascita della città. Con altri impianti danneggiati o inutilizzabili, lo stadio del Vomero divenne temporaneamente la casa del calcio napoletano, ospitando partite molto partecipate.

Negli anni ’40 e ’50, migliaia di tifosi affollavano le tribune, trasformando lo stadio in un luogo di passione e aggregazione. In questo periodo si consolidò il legame emotivo tra il Collana e i cittadini, che lo consideravano un simbolo di ripartenza dopo le difficoltà della guerra.

Non mancarono episodi critici, come incidenti strutturali e problemi legati alla sicurezza, che evidenziarono i limiti di un impianto costruito in un’epoca diversa. Tuttavia, lo stadio continuò a essere utilizzato intensamente per diversi decenni.

Trasformazioni, declino e riqualificazione dello stadio Collana

A partire dagli anni ’60, con l’apertura di nuovi impianti più moderni, il ruolo centrale dello stadio Collana iniziò progressivamente a ridimensionarsi. Tuttavia, l’impianto continuò a vivere grazie alla sua vocazione polifunzionale.

Nel corso degli anni, ha ospitato:

  • competizioni di atletica leggera
  • partite di rugby
  • attività sportive scolastiche e dilettantistiche
  • eventi locali e manifestazioni

Questa versatilità ha permesso allo stadio di restare un punto di riferimento per il territorio, anche se con minore visibilità rispetto al passato.

Con il tempo, però, la mancanza di interventi strutturali significativi ha portato a un deterioramento progressivo. La situazione è culminata nel 2017 con la chiusura dell’impianto per motivi di sicurezza, segnando uno dei momenti più critici della sua storia.

Da quel momento, la riqualificazione stadio collana è diventata una priorità per istituzioni e cittadini. Il progetto di recupero ha puntato su diversi aspetti:

  • messa in sicurezza delle strutture
  • ristrutturazione delle tribune
  • ammodernamento degli spazi sportivi
  • valorizzazione dell’impianto come centro polifunzionale

La riapertura nei primi anni 2020 ha rappresentato un segnale importante di rinascita. Oggi lo stadio Collana si presenta come uno spazio rinnovato, pronto ad accogliere nuove generazioni di sportivi.

Il valore culturale e sociale oggi

Oggi, parlare di stadio collana significa anche riflettere sul suo valore culturale. Non è solo un luogo fisico, ma un elemento della memoria collettiva napoletana.

Per il quartiere Vomero, lo stadio rappresenta:

  • un presidio sportivo
  • uno spazio di aggregazione
  • un simbolo storico

La sua riqualificazione non è soltanto un intervento edilizio, ma un’operazione di recupero identitario. Restituire alla città uno spazio come il Collana significa valorizzare il passato e, allo stesso tempo, investire nel futuro.

La sfida, oggi, è quella di mantenere vivo questo patrimonio, integrandolo sempre di più nella vita quotidiana della città e rendendolo accessibile a tutti.

Napoli, inaugurata nuova area giochi al Parco Fratelli De Filippo: spazio inclusivo per tutte le età

Ponticelli ha un nuovo luogo di incontro. Questa mattina, martedì 5 maggio 2026, è stata inaugurata ufficialmente l’area giochi all’interno del Parco Fratelli De Filippo, nel quartiere orientale di Napoli. A tagliare simbolicamente il nastro è stato l’assessore alla Salute e al Verde del Comune di Napoli, Vincenzo Santagada, che ha consegnato ai cittadini uno spazio ripensato per rispondere alle esigenze di grandi e piccoli.

L’intervento si inserisce in un più ampio progetto di riqualificazione dell’intera area verde, portato avanti dall’Amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Manfredi con l’obiettivo di restituire dignità e funzionalità a uno dei parchi urbani del territorio metropolitano.

Inclusività e sicurezza al centro del progetto

L’area giochi è stata progettata per accogliere bambini di diverse fasce d’età, con particolare attenzione alle esigenze di chi presenta difficoltà motorie. Tutte le attrezzature ludiche sono state installate su una pavimentazione antitrauma in gomma colata colorata, nel pieno rispetto degli standard di sicurezza previsti dal progetto esecutivo curato dal Servizio Progettazione e Gestione Grandi Parchi Urbani del Comune.

Lo spazio è stato arricchito anche da un campo dedicato al gioco delle bocce, pensato per favorire la socialità tra gli adulti e gli anziani del quartiere, e da nuove sedute dal design moderno che rendono l’area più confortevole e accogliente.

Verde, irrigazione e nuovi servizi igienici

Sul fronte ambientale, le aiuole perimetrali sono state arricchite con arbusti per la creazione di una siepe continua, mentre l’intero sistema del verde è stato dotato di un impianto di irrigazione statico con controllo da remoto, a servizio sia delle alberature esistenti sia di quelle di nuovo impianto.

Tra le novità più significative figura la realizzazione ex novo di due servizi igienici accessibili e attrezzati per persone con difficoltà motorie, aperti al pubblico contestualmente all’inaugurazione. I lavori sono stati interamente finanziati dal Piano Strategico della Città Metropolitana di Napoli.

I prossimi interventi previsti

L’inaugurazione di oggi rappresenta solo la prima fase di un programma di interventi più esteso. Sono attualmente in corso la verifica e il potenziamento dell’impianto di illuminazione, con l’installazione di nuovi corpi illuminanti. È inoltre prevista la realizzazione di una fontana a pavimento con tecnologia innovativa e getti d’acqua intermittenti, che contribuirà a rendere il parco un punto di riferimento per l’intera comunità.

«Restituire dignità e bellezza al Parco Fratelli De Filippo significa offrire ai cittadini uno spazio sicuro, inclusivo e tecnologicamente all’avanguardia», ha dichiarato l’assessore Santagada. «Questo è solo il primo passo di una riqualificazione più ampia che vedrà il parco trasformarsi in un modello di gestione intelligente e sostenibile».

Al via la VI edizione di Napoli InCanta: voci bianche tra sogno e immaginazione al Conservatorio

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Napoli –  Il talento delle voci bianche torna a risuonare nella Sala Scarlatti del Conservatorio “San Pietro a Majella”. Sabato 9 maggio, a partire dalle ore 15.00, prende il via la sesta edizione di Napoli InCanta, la rassegna promossa dalla Fondazione Pietà de’ Turchini con la consulenza artistica di Salvatore Murru. Un appuntamento che conferma la propria vocazione formativa e artistica, intrecciando ascolto, composizione contemporanea e crescita educativa.
La giornata si articola in due momenti distinti e complementari, uniti dal titolo evocativo “Custodire il sogno”.

Alle 15.00 è in programma una tavola rotonda coordinata da Murru, che vedrà confrontarsi compositori, direttori di coro e studiosi sul valore pedagogico della voce dei bambini, sulla scrittura musicale per l’infanzia e sul coro come esperienza di relazione e sviluppo. Un’occasione per riflettere su come il sapere e il fare si integrino nel “saper essere”.

A seguire, alle 16.30, il concerto animerà la sala con le esibizioni di formazioni di eccellenza provenienti da diverse regioni italiane: il Coro del Conservatorio di Napoli, i Piccoli Cantori Barcellona P. G., il Coro Garda Trentino, Il Calicanto e Scuole in Coro – Studium Canticum. Il repertorio contemporaneo proporrà scritture originali, giochi vocali e narrazioni musicali sospese tra realtà e immaginazione, con nuove composizioni firmate da Piero Caraba, Andrea Basevi Gambarana, Tullio Visioli, Enrico Miaroma e Giampiero Castagna.

Il tema del sogno attraversa l’intera manifestazione non come evasione, ma come esercizio di possibilità. In un contesto storico complesso, l’immaginazione si rivela strumento essenziale per attivare linguaggi, relazioni e consapevolezze nelle nuove generazioni. La pratica corale, in particolare, si conferma terreno privilegiato di inclusione e ascolto reciproco, capace di valorizzare le differenze e costruire comunità.

Napoli InCanta si inserisce così nel più ampio impegno della Fondazione Pietà de’ Turchini a favore della musica come esperienza formativa e umana, attraverso la produzione di nuovi lavori e il sostegno ai giovani musicisti.