Sorrento.  “Tu il 25 fai la prima e l’ultima serata, le serate qui le faccio io e basta, tu per farle devi chiedere il permesso a me”.

E’ una delle minacce che un dj della penisola sorrentina si è sentito dire da , il 21enne arrestato oggi dai carabinieri con l’accusa di aggravata e lesioni personali aggravate dal metodo mafioso. Gli episodi finiti all’attenzione dei carabinieri della Compagnia di Sorrento, che vedono anche il coinvolgimento del cugino e di altre persone, risalgono alla scorsa estate: i militari, insieme con la Dda di Napoli, hanno condotto indagini “lampo” e fatto luce su uno spaccato malavitoso che era piuttosto inusuale per la penisola Sorrentina.

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Esposito, identificato anche attraverso le foto su FB e, soprattutto da un tatuaggio al polso, si spacciava, pur non essendolo, per parente di un elemento di spicco del clan D’Alessandro: si tratta di Massimo Terminiello, attualmente in carcere, al quale effettivamente era legato ma non da vincoli di parentela. Sui social, infatti, aveva postato immagini fortemente rappresentanti l’affinità con “zio Massimo”, così lo chiamava.

E questo vincolo con il braccio destro di Nino Spagnuolo, 44 anni, soprannominato “capastorta”, ex reggente del clan D’Alessandro, lo usava senza remore: “io appartengo a Terminiello Massimo, sono il nipote, sta tutto in mano a noi altrimenti vengo sino sotto casa e ti scasso di mazzate”. Una promessa effettivamente fatta da Giuseppe il quale, insieme con dei complici, ha aggredito il dj la notte tra il 29 e il 30 giugno scorsi: in quattro, con il volto travisato, si sono scagliati con calci, pugni e anche con colpi di casco contro la loro vittima.

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Il 21enne, è emerso dalle indagini, ha anche chiesto del denaro al dj che però non è riuscito ad intascare “per motivi indipendenti dalla sua volontà”, scrive il gip di Napoli,  Saverio Vertuccio, nell’ordinanza con la quale ha disposto il carcere per Esposito. Il giudice ha ritenuto “concreto” ed “attuale” il pericolo di reiterazione dei reati da parte di Esposito il quale, malgrado la sua giovane età, ha dimostrato “…una pervicace capacità a delinquere… e …una dimestichezza con gli ambienti criminali” tali da rendere inevitabile la massima misura afflittiva della libertà personale.

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