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Emergenza vaccini in carcere a Santa Maria Capua Vetere

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E’ emergenza vaccini tra i detenuti al carcere di Santa Maria Capua Vetere e nelle altre case circondariali del casertano (Aversa, Arienzo e Carinola).

E’ questo l’allarme lanciato dalla garante provinciale per le persone recluse, Emanuela Belcuore, anche alla luce della ripresa dei contagi tra la popolazione carceraria (nei giorni scorsi l’Asl aveva segnalato un positivo al carcere di Santa Maria Capua Vetere).

In pratica, riferisce Belcuore, molti detenuti vorrebbero vaccinarsi ma non vengono organizzate sedute ad hoc per inoculare le dosi. “Ad alcuni – riferisce la garante – Manca la seconda dose, altri invece, devono ricevere ancora la prima. Vorrebbero vaccinarsi”.

Una segnalazione che è stata inoltrata anche ai responsabili sanitari per le case circondariali con la proposta di organizzare degli open day per garantire il vaccino anche alle persone detenute.

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Santa Maria Capua Vetere, arrestato per atti persecutori dopo l’aggressione alla ex

di Vincenzo Scarpa 4 Febbraio 2026 - 13:10 13:10

Una notte di paura si è trasformata in un intervento decisivo dei Carabinieri a Santa Maria Capua Vetere, dove una donna di 59 anni è stata soccorsa dopo l’ennesimo episodio di violenza riconducibile a una lunga serie di comportamenti persecutori. L’allarme è scattato su segnalazione alla Centrale Operativa e ha portato sul posto le pattuglie della Sezione Radiomobile, intervenute in piena notte nel centro cittadino.

I militari hanno trovato la donna in evidente stato di shock, appena aggredita. Dopo averla messa in sicurezza e rassicurata, hanno richiesto l’intervento del personale sanitario del 118, avviando contemporaneamente i primi accertamenti per ricostruire quanto accaduto. Dalle dichiarazioni raccolte e dagli elementi emersi sul posto è stato delineato un quadro di presunte persecuzioni fatte di minacce, pedinamenti, aggressioni fisiche e verbali che, secondo quanto riferito, andavano avanti dall’estate del 2024.

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Non una spedizione punitiva contro i detenuti, ma un intervento ritenuto indispensabile per ripristinare l’ordine in un momento di forte tensione nelle carceri italiane, segnate dalle rivolte legate al lockdown per il Covid. È la linea difensiva sostenuta in aula da Antonio Fullone, ex provveditore dell’amministrazione penitenziaria in Campania, imputato nel maxi-processo sulle violenze avvenute il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Davanti al collegio giudicante, Fullone ha spiegato che la perquisizione nel reparto Nilo, dove circa 300 detenuti furono sottoposti a controlli poi degenerati in pestaggi e abusi, aveva l’obiettivo di ristabilire la sicurezza dell’istituto. L’ex dirigente è chiamato a rispondere, a vario titolo, di perquisizione illegittima, depistaggio, falso e rivelazione di segreto d’ufficio.

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