Torino 18enne suicida, offeso da una scritta su Instagram ‘morte ai gay’

Indagine della Procura sulla morte del giovane studente dell’Alberghiero che si è tolto la vita domenica scorsa. La madre: “Non ha retto alle offese”

orlando merenda
orlando merenda

Torino 18enne suicida, offeso da una scritta su Instagram ‘morte ai gay’: la Procura indaga per istigazione al suicidio. La madre:  “Non ha retto alle offese”.

Si e’ lanciato sotto un treno, a diciotto anni compiuti da poco, per fuggire ai pregiudizi delle “menti chiuse che hanno la bocca aperta”, probabilmente le stesse persone che auspicano “la morte ai gay” sul suo profilo Instagram, alternando insulti ai messaggi di cordoglio.

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Nei giorni in cui le piazze di tutto il mondo e quelle italiane celebrano il Pride 2021, e il Ddl Zan continua a far discutere, un altro caso di offese e violenza riporta l’attenzione sul fenomeno dell’omofobia.

La procura di Torino ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio, al momento senza indagati, per stabilire se Orlando Merenda il ragazzo di 18 anni che si è suicidato domenica scorsa sia stato vittima di bullismo o di omofobia. “Non ha retto alle offese, vogliamo giustizia”, e’ l’appello della famiglia. Domenica scorsa Orlando, che frequentava un istituto professionale per diventare barman o cameriere, ha pranzato col padre e con il fratello prima di uscire di casa.

“Ci vediamo tra poco”, le ultime parole del giovane che, invece, non e’ piu’ tornato a casa. Ha scavalcato il muretto che divide la ferrovia dalla strada e si e’ gettato sotto un treno, tra la stazione di Torino Lingotto e Moncalieri. Gli investigatori della polizia ferroviaria, su ordine del pm Antonella Barbera, hanno parlato con gli insegnanti, con i compagni di classe e con gli amici del giovane. E hanno anche acquisito i messaggi sul suo profilo Instagram, ora invaso dalle parole di cordoglio. “Eri cosi’ bello. Perche’?”, “Riposa in pace bellissimo angelo”.

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“Una settimana senza di te, buon viaggio piccolo” sono soltanto alcuni dei post che compaiono sulla sua pagina Instagram. “Mi mancherai tantissimo”, “Non ci posso ancora credere”, “Non ci sono parole” e cosi’ via. Ma tra un cuoricino, le lacrime e una preghiera c’e’ anche chi trova il tempo per augurare “la morte ai gay”. Il sospetto è che Orlando, che sui social si definiva “principesso”, non abbia sopportato sguardi di troppo e battute che non l’hanno risparmiato neppure dopo la morte, come dimostrano certe parole.

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“Il problema delle menti chiuse e che hanno la bocca aperta”, scriveva non a caso lo scorso marzo, quasi a lasciare intendere che nei suoi confronti erano stati espressi giudizi difficili da accettare, soprattutto a diciott’anni. “Con il giudizio della gente io ci faccio meravigliosi coriandoli”, gli aveva risposto un’amica, che evidentemente non e’ riuscito a rincuorarlo.

“Non giudicare e lasciate vivere, amate gli altri e cercate di vivere con amore. Dio ama tutti”, ha detto oggi Papa Francesco, senza far riferimento ai Gay Pride di questi giorni ne’ al Ddl Zan, che cita invece l’assessore ai Diritti di Torino. “Il bullismo, di qualunque forma, e’ una piaga della nostra societa’. La mia vicinanza alla famiglia in questo momento di grande dolore. Nulla potra’ colmare il vuoto che Orlando ha lasciato, ma che questo ci serva come monito per dire ‘mai piu'” commenta l’assessore Giusta.

Abbiamo ora una possibilita’ importante per cambiare le cose, e mi rivolgo ai senatori e alle senatrici: approvate il Ddl Zan. Sostenete un cambiamento che possa iniziare dalle scuole, perche’ diventino un luogo sicuro dove le nuove generazioni possano formarsi senza la paura di essere se stesse e se stessi”. Quello di Orlando e’ soltanto l’ultimo episodio di violenza. Un caso che “lascia senza parole, solo tantissimo dolore”, scrive su Twitter il candidato sindaco del centrosinistra a Torino, Stefano Lo Russo.

“In questi giorni celebriamo nelle piazze di tutto il mondo il Pride 2021, strade che chiedono diritti e uguaglianza – osserva Lo Russo -. Si approvi presto il ddl Zan”.

La parola passa ora agli inquirenti, chiamati a rispondere alla domanda di giustizia della famiglia del ragazzo. “Già da bambino era stato vittima dei bulli – ricorda la madre, che non vive a Torino – Non mi raccontava tutto, ma sentivo che c’era qualcosa che non andava. Penso non abbia retto alle offese…”.