Napoli, fine del culto dei Sibillo. TUTTI I NOMI DEI 29 INDAGATI

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Pizzerie, commercianti ma anche titolari di piazze di spaccio e parcheggiatori abusivi.

Tra tutti i commercianti presi di mira anche una nota pizzeria, quella di Salvatore Vesi, nel centro storico. E’ quanto emerge dalle oltre 550 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere 16 persone, mentre a 4 e’ stato riconosciuto il beneficio dei domiciliari, una e’ destinataria di un divieto di dimora. Altre 7 persone sono indagate a piede libero. Il gip Luana Romano, accogliendo le richieste della Dda di Napoli, ha ricostruito la storia criminale del clan Sibillo, satellite dei Contini che sono anche nel cartello dell’Alleanza di Secondigliano. E tra i loro maggiori introiti ci sono quelli delle estorsioni.

Le intercettazioni danno la dimensione del clima di violenza attraverso il quale costringevano i commercianti a pagare il ‘pizzo’. “O mi date 50mila euro o mi date la casa. E se pensate di andare a denunciare, dopo di noi ci sono dieci persone che possono uccidere”, intimavano gli affiliati a un commerciante all’ingrosso di scarpe nel febbraio del 2018. E ancora: “Tu domani non apri il negozio, perche’ te lo incendiamo”; o “a Pasqua dovete consegnare 500 euro per i carcerati”. Stesso trattamento a Salvatore Vesi, caso di estorsione per il quale sono stati arrestati Giovanni Matteo e Maria Sabatelli, mentre e’ indagato per favoreggiamento un dipendente del pizzaiuolo. “Mi dissero che i ‘nostri amici’ erano venuti a chiederci un regalo’. Io ho capito che era una richiesta di matrice camorristica e autorizzavo a pagare per non esporre me e i miei dipendenti a rappresaglie”, ha detto il 9 maggio 2019 Vesi ai carabinieri, denunciando dopo che le telecamere avevano ripreso uno dei dipendenti, quello indagato, consegnare un pacco al boss. Taglieggiati dal clan anche i parcheggiatori abusivi: “Dobbiamo andare a San Gaetano a prendere i soldi e basta. Duecento cinquanta a te e trecento a te”, diceva il portavoce del clan al telefono.

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    Rappresentava il sacro piegato alla piu’ becera delle manifestazioni profane quell’edicola votiva della Madonna che nel cuore di Napoli accoglieva anche i simboli del potere della camorra. I carabinieri del comando provinciale di Napoli, insieme con la Direzione Distrettuale Antimafia, all’alba di oggi, contestualmente all’arresto di 21 persone, “eredi” del defunto baby boss Emanuele Sibillo, hanno anche assestato un duro colpo all’iconografia criminale e restituito l’opera religiosa all’esclusivo culto mariano. Davanti a quell’altare eretto nella Napoli delle vestigia greche i commercianti dovevano inginocchiarsi, non per rendere omaggio alla madre di Gesu’ ma al baby boss, ucciso nel 2015, le cui ceneri riposavano li’ ai piedi della Madonna, in un’urna funeraria. Stamattina sotto gli occhi degli alunni dell’Istituto Comprensivo Statale Teresa Confalonieri che stavano facendo ingresso in classe, i militari dell’arma hanno “ripulito” l’altare e riconsegnato alla famiglia vetrate, tendaggi, fioriere, un busto raffigurante il baby boss, una serie di sue foto e anche l’urna con le sue ceneri.

    I Sibillo si erano anche appropriati di una residenza per anziani

    La capacita’ del micro-clan Sibillo (in passato componente della “paranza dei bambini” ancora legata ai Contini dell’Alleanza di Secondigliano) di intimorire le proprie vittime, come anche il consenso che in certi strati della societa’ e’ riuscito a guadagnarsi tra il 2013 e il 2015, e’ ancora visibile sulle mura dei vicoli attraverso gli slogan (“Sibillo Regna”) e la sigla “ES17”, il marchio di Emanuele, ucciso a soli 19 anni, nell’estate del 2015, in un agguato a colpi di arma da fuoco scattato durante la guerra con i rivali della famiglia Buonerba. Un giovane “intelligente” definito dal gip di Napoli nella sentenza emessa il 15 giugno 2016 un “eroe eterno dei vicoli… venerato quasi come San Gennaro…”. I Sibillo si erano anche appropriati di una residenza per anziani che gestivano a loro piacimento. Impressionanti le minacce subi’te il 26 febbraio 2018 da un negoziante, a cui alcuni il clan e’ arrivato a chiedere un pizzo di 50mila euro o, in alternativa, una casa: “‘o zi’, se pensate di andare dalle guardie, dopo di noi ci sono altre 10 persone che ti possono uccidere”. Un parcheggiatore abusivo, invece, veniva costretto a versare ben 400 euro alla settimana nelle casse della malavita.

    ai tre capi in carcere la fornitura dei telefonini

    Antonio Napoletano, Giovanni Matteo e Giuseppe Gambardella, i tre a capo del clan Sibillo tra i 21 arrestati dai carabinieri a Napoli, dovevano a tutti i costi mantenere i rapporti con i propri affiliati dal carcere. E sono tantissime le intercettazioni telefoniche e ambientali dove si comprende la loro frenetica attivita’ per far entrare telefoni cellulari all’interno degli istituti penitenziari in cui erano. “Ho preso i telefoni e le schede stanno dentro, domani te li mando”, dice un affiliato alla moglie di Matteo, che doveva andare a colloquio. “Io me lo metto nelle parti intime”, spiega la donna. E ancora la conversazione della madre di Gambardella con un affiliato che le consegna i telefoni che erano stati ‘ordinati’ direttamente dal carcere. E’ lei a raccontare come inconsapevolmente ai pm: “Lui mi ha visto per strada, mi ha fermato e mi ha detto ‘siete voi la signora Carmela? Vi devo dare i telefoni’. E me li ha dati”. E c’e’ anche il prezzo: “Quello me l’ha venduto per 30 euro con tutta la scheda”. Dal carcere arrivano poi anche le indicazioni su come farli entrare: “Mettili in una busta trasparente e attaccali alla borsa. Quella dei panni, uno a destra e l’altro a sinistra”. Oppure: “Quando entri mettilo nella manica del giubbotto, dove tiene le mani la piccolina. Quella poi si alza per abbracciarmi, se lo leva dalla manica e lo mette da dietro nella mia mutanda”.

    TUTTI I 29 INDAGATI E LE POSIZIONI

    1) ALTOMARE DAVIDE, nato a Napoli il 14.05.1990,    INDAGATO
    2) D’ANIELLO CIRO, nato a Napoli il 1.4.95, INDAGATO
    3) CALIANO VINCENZO, alias “Mniell”, nato a Napoli il 06.01.1963, ivi residente   IN CARCERE
    4) CARRESE VINCENZA, alias “Nancy”, nata a Napoli 01.06.1990, INDAGATA
    5) DEL GAVIO MILENA, nata a Napoli 24.02.1972, INDAGATA
    6) DE MAGISTRIS ROBERTO, nato a Napoli 03.01.1968, INDAGATO;
    7) DE ROSA EMANUELE, alias “o’ Chiatt”, nato a Napoli il 20.11.1995, DIVIETO DI DIMORA A NAPOLI
    8) GAMBARDELLA GIUSEPPE, alias “Pepp a Pign”, nato a Capua il  21.12.1991 IN CARCERE
    9) INGENITO ANNA, nata Napoli il22.10.1971, INDAGATA;
    10) INGENITO ANNUNZIATA, alias “Nunziatina”, nata Napoli 29.03.1969, ARRESTI DOMICILIARI
    11) INGENITO GIOVANNI, alias “Barba lunga”, nato a Napoli 11.11.1994,  IN CARCERE
    12) IODICE ANTONIO, alias “o’ Chiov”, nato a Napoli il 25.02.1999,  IN CARCERE
    13) IROLLO EMANUELE, nato a Napoli 24.09.1992, IN CARCERE
    14) MANZO ASSUNTA, alias “Susetta”, nata a Napoli 25.12.1973, ARRESTI DOMICILIARI
    15) MATTEI VALENTINA, nata a Napoli 29.11.1992, ARRESTI DOMICILIARI
    16) MATTEO CARMELA BRUNA, nata a Napoli il 12.05.1997, INDAGATA;
    17) MATTEO GIOVANNI, alias “o’ Pinguin”, nato a Napoli il 25.02.1991, IN CARCERE
    18) MONTANINO SIMEONE, nato a Napoli il 27.6.99, IN CARCERE
    19) MONTI CARMINE, alias “Carminiello”, nato a Napoli 30.12.1992, IN CARCERE
    20) NAPOLETANO GIOSUÈ, alias “o’ Nannon”, nato a Napoli 02.05.1972, IN CARCERE
    21) NAPOLETANO CARMELA, nata a Napoli 18.07.1996, ARRESTI DOMICILIARI
    22) PEREZ PIETRO, alias “Pierpaolo”, nato a Napoli il 27.07.1980, IN CARCERE
    23) PORTANOVA GAETANO, nato a Napoli il 1.3.71 IN CARCERE
    24) RIVIECCIO FABIO, alias “Cocò”, nato a Napoli 29.07.1991 IN CARCERE;
    25) ROMANO EMANUELE, nato a Napoli il22.06.1992, IN CARCERE;
    26) ROSSI GIUSEPPE, alias “Boxer”, nato a Napoli 05.02.1994, IN CARCERE;
    27) SABATELLI MARIA, alias “Miriana”, nata a Napoli 05.02.1995,IN CARCERE
    28) SOMMA MASSIMO, nato a Napoli il 30.05.1991, INDAGATO
    29) VOLPE ALBERTO, alias “o’Schiattamuort”, nato a Napoli il 11.08.1979, IN CARCERE






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