foto di repertorio

Napoli. I complici del killer vestito da donna non hanno ancora un nome e un volto. Rimane ancora in parte irrisolto l’omicidio di ‘Ciruzzo o’ fascista’, al secolo – ucciso dalla camorra a Posillipo – nel 1979.

Per il delitto è stato condannato Luigi Giuliano che si è autoaccusato di essere il mandante.

Non hanno un volto e un nome, invece, i complici di Guido Cafaro, il killer vestito da donna che freddò il camorrista legato a , esponente della Nco di Raffaele Cutolo. I giudici della seconda sezione della Corte di Assise di Napoli hanno assolto , e dall’accusa di avere fatto parte del commando che, nel 1979, uccise , detto “Ciruzzo ‘o fascista”, in un agguato scattato nel “Miranapoli”, un noto bar napoletano di via Petrarca, nel quale venne anche ferito un rappresentante delle forze dell’ordine.

Il sostituto procuratore Henry John Woodcock, che aveva riaperto le indagini sull’omicidio risalente a 42 anni fa, sulla base delle dichiarazioni rese da boss pentito Luigi Giuliano, aveva chiesto per Bocchetti l’assoluzione, per Morra 30 anni di reclusione e 26 anni di reclusione per Alfano. A ordinare la morte di fu per sua ammissione proprio Giugliano (che cosi’ intendeva “colpire” i rivali) gia’ condannato, per questa vicenda, al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato. Il “boss dagli occhi di ghiaccio”, cosi’ era soprannominato Luigi Giuliano, diventato un super-pentito della camorra, era componente della “Nuova Famiglia”, (che lui chiamava “La nuova fratellazione”) che si contrapponeva alla Nuova Camorra Organizzata di Cutolo.

Secondo gli inquirenti, Guido Cafaro, colui che è ritenuto il killer di Russo, entrato in azione vestito da donna e in sella a una moto, non avrebbe agito da solo. Il rinvio a giudizio dei tre imputati fu chiesto nel 2019 e a cavallo tra il 2019 e il 2020 e’ iniziato il processo davanti alla Corte di Assise di Napoli dove oggi si e’ concluso il procedimento giudiziario. (accusato di essere l’esecutore materiale, insieme a Cafaro), e’ stato difeso dagli avvocati Sergio Simpatico e Ercole Ragozzini; e , invece, (difesi, rispettivamente dagli avvocati Rosario Marsico e Paolo Gallina, e dall’avvocato Mauro Valentino) erano accusati di avere fornito supporto logistico all’assassino.

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