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Cronaca Nera

I familiari di Gaetano, il ragazzo che ha perduto le gambe dopo l’aggressione a Sant’Antimo, protestano davanti al Palazzo di Giustizia a Napoli

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familiari di gaetano


Appello pubblico dei di davanti al Palazzo di Giustizia a , il ragazzo che ha perduto le gambe dopo l’aggressione a Sant’Antimo: “Vogliamo che venga fuori la verità, solo allora ce ne andremo via. Non c’è posto per le persone perbene in determinati territori”. Borrelli: “Non ci fermeremo finché non saranno condannati i colpevoli.”

Chiedono giustizia i di Barbuto Ferraiuolo, il ragazzo selvaggiamente aggredito a Sant ‘Antimo che a causa dei colpi di pistola ricevuti ha avuto l’amputazione delle gambe.

I tre presunti aggressori del giovane sono stati scarcerati ed è per questo che i parenti di stamane hanno fatto un appello pubblico davanti al Palazzo di Giustizia a :” Le gambe di non ricresceranno ma la sua vita può riprendere e per farlo c’è bisogno anche che si faccia giustizia, i suoi genitori sono distrutti. Siamo gente onesta e laboriosa e siamo sempre stati lontani da certi ambienti criminali e per questo abbiamo fiducia nella magistratura, ci aspettiamo che al più presto si faccia chiarezza e ci venga detto perché i tre sono stati scarcerati. Subito dopo aver avuto giustizia ce ne andremo via. Non c’è posto per le persone perbene in determinati territori”.

A sostenere le ragioni dei il Consigliere Regionale di Europa Verde Francese Emilio Borrelli che fin dall’inizio si è impegnato assieme al conduttore radiofonico Gianni Simioli nella battaglia a sostegno del ragazzo gambizzato.

“Ci batteremo fino alla fine per far sì che Gaetano abbia giustizia, vigileremo continuamente su questa vicenda finché non saranno condannati i colpevoli. Chiediamo tutti la verità e giustizia su questa vicenda, chiediamo che Sant’Antimo venga liberata dalla criminalità. Non è possibile che i delinquenti siano a piede libero e possano fare quello che gli pare e le vittime debbano andare via” ha dichiarato Borrelli.

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Cronaca

Imprenditore di Castellammare accusato di usura: sequestro beni per 400mila euro

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Usura nei confronti di un commercialista della penisola sorrentina: sequestro beni nei confronti di un imprenditore di Castellammare.

Nella mattinata odierna, militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata hanno provveduto ad eseguire un decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di Sezione Misure di Prevenzione, per un valore di quasi 400 mila euro, nei confronti di S.C., residente in Castellammare i Stabia  e gestore di un distributore di carburanti operante in Santa Maria la Carità ritenuto responsabile dei reati di usura ed estorsione ai danni di un commercialista della penisola sorrentina. La complessa ed articolata indagine svolta dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Massa Lubrense, sotto il coordinamento di questa Procura, prendendo le mosse da anomale operazioni finanziarie affiorate nell’ambito di un’attività di verifica fiscale eseguita dal predetto Reparto nei confronti di un professionista sottoposto ad usura, ha portato all’esecuzione, lo scorso 23 aprile, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e contestuale decreto di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., per un valore di circa 320 mila euro, nei confronti del medesimo soggetto.

In particolare, sulla base degli elementi acquisiti nel corso delle citate attività ispettive e sulla scorta dei riscontri eseguiti nell’ambito delle attività di indagine, veniva ricostruito un univoco e chiaro quadro indiziario dal quale emergeva l’intero rapporto usurario, che aveva avuto scaturigine nel lontano 2013 e che era perdurato fino ai primi mesi del 2020. In particolare, la vittima veniva costretta – anche attraverso percosse e minacce estorsive a danno della propria incolumità – alla restituzione di circa 320 mila euro, a fronte della richiesta di un prestito iniziale di 65 mila euro, con l’applicazione, quindi, di gravosi tassi usurari calcolati in ben oltre il 60% della sorta capitale sull’intero periodo. Nel corso delle ulteriori attività delegate da questa Procura, la Guardia di Finanza svolgeva mirate indagini patrimoniali in ordine al tenore di vita, alle disponibilità finanziarie ed al patrimonio riconducibile al nucleo familiare di S.C., allo scopo di individuame le fonti di reddito.

Gli esiti di tali accertamenti investigativi consentivano di evidenziare sufficienti indizi in ordine alla provenienza illecita del patrimonio accumulato dall’imprenditore, desumibile, oltre che dal profilo criminale, anche dalla rilevante sproporzione emersa tra la ricchezza accumulata, il tenore di vita condotto e l’entità dei redditi dichiarati. Le attività di indagine dimostravano, inoltre, che la moglie dell’imprenditore, sebbene formalmente separata legalmente dal marito, risultava ancora di fatto parte integrante del nucleo familiare originario, in virtù della totale condivisione con l’indagato degli interessi economici, tanto da risultare esclusiva intestataria di gran parte dei rapporti bancari a loro riconducibili.

Questa Procura, alla luce della rilevante sproporzione emersa tra le disponibilità finanziarie accumulare negli anni dalla famiglia dell’imprenditore S.C. ed i redditi dichiarati al fisco, proponeva al competente Tribunale di l’applicazione di una misura di prevenzione a carattere patrimoniale nei confronti dello stesso. Il Tribunale di Sezione Misure di Prevenzione, condividendo la richiesta di questa Procura, ordinava, ai sensi degli artt. 20 e ss. del D.Lgs. 159/2011, il sequestro dei saldi attivi giacenti sui conti correnti intestati a S.C. (già oggetto di sequestro preventivo) nonché alla consorte dello stesso, per un importo pari a circa 400 mila euro.

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