"Se questo click lo fa materialmente l'utente o avviene grazie ad artifici informatici non lo possiamo sapere ne' escludere".
Da queste parole, messe a verbale da un dirigente di una societa' che operava da 'hub tecnologico', che emergono le falle che hanno permesso alle compagnie telefoniche di fare business sulle attivazioni di servizi non richiesti, come emerso nelle indagini della Procura di Milano su una maxi truffa con 11 indagati, tra cui anche tre ex dirigenti di Wind.
POTREBBE INTERESSARTI ANCHE: MAXI TRUFFA Servizi a pagamento attivati sul cellulare senza consenso
Potrebbe interessarti
Dal pedaggio alle sigarette: il 2026 parte con una raffica di rincari
Liberazione anticipata, la Consulta boccia la riforma del 2024 e dà nuove speranze ai detenuti
Crans-Montana, rogo in un bar: circa 40 morti e 100 feriti. Farnesina attiva l’Unità di crisi
Napoli, record della stupidità di un turista romano: si ferisce due volte con i botti nel giro di poco tempo
Dagli atti dell'inchiesta del pm Francesco Cajani, condotta dal Nucleo tutela privacy e frodi tecnologiche della Gdf, emerge che accertamenti sono in corso anche su Vodafone e Tim. Le indagini su "utenze Tim", si legge, sono nate da "una querela" di un "privato cittadino" che lamentava "l'attivazione di servizi telefonici premium" nel febbraio 2019, mentre "navigava in Internet".
E i pm scrivono, riportando la testimonianza del dirigente di Engineering spa (hub), che quest'ultima "non ha saputo fornire prova informatica" della "volonta' della persona" di attivare quel servizio.
REDAZIONE






Scegli il canale social su cui vuoi iscriverti