Alcuni degli indagati nell’operazione ‘Mosaico 2’ percepivano il reddito di cittadinanza. Otto ordinanze di custodia cautelare e 20 perquisizioni a carico di 19 indagati – tra cui un algerino sospettato di aver favorito Anis Amri, autore della strage di Berlino del 2016 – coinvolti in una filiera transnazionale dedita alla produzione di documenti falsi destinati a Paesi esteri, sia dell’area Schengen che extra Schengen, al fine di favorire l’immigrazione clandestina.

 

Questo il bilancio dell’operazione, denominata ‘Mosaico 2’, eseguita dagli agenti della Digos di Roma coordinati dalla Dda di Napoli. I 19 indagati, di cui 12 italiani, vivono nelle province di Napoli, Benevento e Caserta: devono rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla produzione, al riciclaggio e al traffico di documenti di identità contraffatti, nonché al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina strumentale al circuito del terrorismo internazionale. La produzione di documenti falsi – da carte di identità a permessi di soggiorno, patenti di guida e perfino verbali di polizia – sarebbe concentrata, secondo gli investigatori, nelle mani di quattro fratelli di origine campana, i quali, avvalendosi di una fitta rete di coperture ambientali, avrebbero allestito una vera e propria stamperia clandestina nella zona di Porta Capuana a Napoli.

“Gli indagati e in particolare gli stampatori di Napoli, non sono falsari comuni ma professionisti del falso documentale. Hanno continuato a produrre documenti anche durante il lockdown”. A dirlo Giampaolo Monastra, responsabile della sezione antiterrorismo della Digos di Roma, durante una conferenza stampa in Questura in merito all’indagine ‘Mosaico 2’. “L’indagine – ha spiegato – è stata relativamente breve, circa 10 mesi. Ma è stata una perfetta sintesi tra le tecniche investigative moderne, con intercettazioni telefoniche e telematiche e quelle di tipo tradizionale”.

“L’organizzazione criminale disarticolata nell’ favoriva il terrorismo internazionale e la criminalità organizzata”, ha spiegato Giampietro Lionetti, capo della Digos di Roma, nel corso di un incontro in questura. I documenti falsi sono stati prodotti anche nel periodo di ‘lockdown’ e alcuni degli indagati percepivano il reddito di cittadinanza. “L’ e’ la migliore dimostrazione dell’importanza della prevenzione anche, se non soprattutto, nella lotta al terrorismo”, ha spiegato Giannini, direttore centrale della Polizia di prevenzione. “Per Amri – ricorda Giannini – erano stati già accertati all’epoca collegamenti con l’Italia, si era arrivati all’espulsione di diversi soggetti collegati con lui e al ritrovamento di documenti falsi nel corso di un’operazione tra Latina e Roma. Ma gli accertamenti sono andati avanti”. Con il blitz di oggi, non sono stati contestati reati eversivi, “ma grazie alle indagini lunghe e complesse delle Digos di Roma, Napoli, Caserta e Benevento, coordinate dalla procura di Napoli, è stata scompaginata una rete capace di offrire al migliore offerente un supporto logistico di estrema importanza: parliamo di almeno due gruppi in grado di produrre documenti di ottima fattura, destinati a chi ha i soldi per poterseli permettere. Quindi anche ad eventuali terroristi. Non dimentichiamo che nel 2016 proprio Anis Amri era stato fermato sul bus Berlino-Zurigo con una falsa carta di identita’ italiana”. I documenti, finalizzati per lo più al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, servivano per entrare e uscire senza problemi dall’area Schengen: “e’ stato interrotto un circuito criminale potenzialmente molto pericoloso – assicura il responsabile dell’Antiterrorismo – ma gli approfondimenti non si fermano qui”.



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