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Covid-19, detenuti fuori dal carcere: il ministro Bonafede risponde agli attacchi della Lega

Sono 6000 i detenuti che potenzialmente potrebbero lasciare il carcere per passare alla detenzione domiciliare secondo quanto previsto dal decreto Cura Italia, per l’emergenza Covid-19. Ma questo “dipenderà da diversi […]

    Sono 6000 i detenuti che potenzialmente potrebbero lasciare il carcere per passare alla detenzione domiciliare secondo quanto previsto dal decreto Cura Italia, per l’emergenza Covid-19. Ma questo “dipenderà da diversi requisiti e variabili (come per esempio, il domicilio idoneo) che dovranno essere accertati dalla magistratura”. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, risponde così a un’interrogazione sull’impatto del dl, che prevede la detenzione domiciliare per reati non gravi con residuo di pena di 18 mesi. Misura di cui ad oggi hanno beneficiato “circa 50 detenuti”.

    “La norma approvata da questo governo non è nuova ma riprende, snellendolo per un periodo limitato, un meccanismo introdotto in Italia dalla legge n. 199/2010: una legge votata dall’allora Lega nord e dal Popolo delle Libertà”; “nel 2010, senza alcuna emergenza sanitaria, andava bene perchè c’era il voto della Lega Nord nel 4/o governo Berlusconi; oggi che la Lega è all’opposizione, non va più bene e sarebbe addirittura, un ‘indulto mascherato”. Il ministro della Giustizia ha risposto così all’interrogazione del deputato della Lega Jacopo Morrone facendo notare che in virtù di quella legge uscirono dal carcere 9mila detenuti, mentre con la nuova disposizione del Cura Italia ne potranno uscire potenzialmente 6mila. “Auspico sinceramente che in questo momento di grande difficoltà possiamo abbandonare le polemiche e, nel rispetto delle relative posizioni, concentrarci su come approvare le migliori leggi possibili”, ha aggiunto, riferendosi all’opposizione. “Dalle interlocuzioni con il Ministero dell’Interno emerge, fino al 15 maggio, l’effettiva disponibilità di 2600 braccialetti elettronici da installare in via progressiva settimanalmente”. ha aggiunto. Questi braccialetti, ha chiarito il ministro, “non hanno costi ulteriori, in quanto compresi nel contratto triennale, siglato nel 2018, per un valore complessivo di 23 milioni di euro”. “A differenza della Legge Pdl-Lega nord, adesso è previsto l’uso del braccialetto elettronico per coloro che devono scontare una pena superiore ai 6 mesi; sono esclusi i condannati per corruzione, maltrattamenti in famiglia o stalking, così come vengono esclusi esplicitamente tutti i detenuti che abbiano subito nell’ultimo anno sanzioni disciplinari per comportamenti gravi o che abbiano partecipato alle rivolte dell’inizio di marzo: dunque, non c’è alcun premio per i rivoltosi, ed è grave anche pensarlo”, aggiunge. “Il rischio del collasso per contagi nelle carceri è altissimo, la politica deve superare la distinzione tra le persone e considerare i detenuti cittadini con dei diritti da rispettare che devono essere tutelati e difesi”. Ha detto la senatrice Paola Nugnes. “Il braccialetto elettronico va potenziato – aggiunge – va sveltita la procedura, ma non può essere l’elemento preclusivo la mancanza di braccialetti. La platea va allargata almeno ai quattro anni di pena residua se si vuole alleggerire e diminuire il rischio”.

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