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Scafati

Scafati è fuori dal pericolo dissesto finanziario: il commento di Michele Grimaldi

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Michele grimaldi 11


A Scafati la Corte dei conti approva il piano di riequilibrio del Comune. “È una buona notizia che scongiura il dissesto finanziario ed il collasso economico della nostra città”, commenta Michele Grimaldi dai banchi dell’opposizione.
“Le due destre, come al solito, colgono l’occasione per litigare – continua Grimaldi -: con il nuovo Sindaco a prendersi il merito del lavoro della Commissione straordinaria; e quello vecchio a dire che dunque era tutto ok, come se il debito di quasi trenta milioni di euro che ha lasciato ed i sacrifici che abbiamo fatto e stiamo facendo per ripianarlo fossero frutto della nostra immaginazione.
Quel che è certo, nell’attesa di leggere sia il piano di rientro proposto dal Comune sia le motivazioni della positiva risposta della Corte dei Conti, è il bivio che si presenta dinanzi alla nostra città: tra la possibilità di ritornare a camminare e crescere, o la definitiva condanna alla irrilevanza economica”.
Conclude con un monito: “Servono provvedimenti urgenti di sostegno alle attività commerciali e alle imprese, accelerare la discussione e le scelte su aree industriali e Piano Urbanistico Comunale, rimettere in moto la macchina – amministrativa, economica, culturale – di una città da troppi anni ferma ad assistere ai litigi e agli interessi della cattiva politica. Serve, insomma, che la buona politica e con essa la comunità tutta tornino a reclamare la possibilità di un futuro per Scafati”.

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Primo Piano

Le follie della Dad: al liceo di Scafati gli studenti si interrogano bendati

Studenti bendati per le interrogazioni in video

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studenti bendati scafati

Scafati. Studenti bendati per le interrogazioni in video. Non è l’ennesima trovata di studenti burloni per acchiappare like sui social e non è una parodia per interrogazioni ‘al buio’.

E’ quello che è accaduto in una classe del Classico del Liceo Renato Caccioppoli di Scafati, in provincia di Salerno, in questi giorni. Storture della didattica a distanza, eccesso di zelo per addivenire ad una valutazione degli studenti quanto più veritiera possibile? Quell’immagine di un’adolescente costretta dalla professoressa a bendarsi per non sbirciare sul computer o sugli appunti non risponde certo ai principi della formazione, della cultura e della libertà dell’individuo che dovrebbero essere il fondamento della scuola pubblica italiana.

Ad inaugurare questo nuovo metodo – che richiama, immancabilmente, ad una tortura fisica e psicologica – è stata una professoressa di latino e greco, più attenta alle nozioni che i suoi studenti possano sbirciare, piuttosto che alla loro formazione come individui, al loro equilibrio psicologico, alla loro autostima.

Nel liceo di Scafati, la didattica a distanza attuata in tempo di pandemia da Covid pare abbia scatenato in alcuni insegnanti reminiscenze del secolo scorso quando i maestri punivano i più discoli mettendoli in ginocchio sui ceci dietro la lavagna. Questa volta non ci sono ceci, bensì bende, o pagine e pagine di compiti ‘punitivi’ per costringere i ragazzi a non uscire di casa, visti più come untori che come adolescenti smarriti per una situazione più grande di loro che sta frantumando gli anni più belli della loro vita.

Il metodo educativo della professoressa in questione non è passato inosservato e alcuni studenti hanno sottoposto la questione al preside Domenico D’Alessandro che al momento non sembra aver preso alcun provvedimento ne le distanze dalla malsana metodologia della zelante professoressa. Gli studenti, dal canto loro, non hanno la forza di ribellarsi, più forte il timore – comprensibile – di ripercussioni in ambito scolastico da parte della stessa professoressa e degli altri insegnanti che faranno squadra con lei. E quindi da giorni va in scena questa pantomima dei bendati.

Sarà lo stress collettivo, l’ansia da perfezionismo in una società imperfetta o semplicemente l’ultima frontiera dell’insegnamento ai tempi del Covid, ma quello che è accaduto e accade in alcune lezioni di didattica a distanza – la famigerata Dad – passerà agli annali della storia contemporanea come una generalizzata forma di diseducativa follia collettiva e a farne le spese saranno sempre e solo loro: gli studenti. Quelli che già escono malconci e frustrati da un periodo buio per tutti e non perchè sono stati costretti ad indossare una benda per essere interrogati.

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