“Se l’ammontare dei soldi recuperati dallo Stato per pene pecuniarie a seguito di condanne, secondo dati ufficiali del Ministero della Giustizia, dal 2012 ad oggi, è di poco superiore al 3% del totale, in Campania siamo a livello di percentuale da prefisso telefonico, confermandosi come la peggiore regione di condannati cattivi pagatori e quindi non solo evasori fiscali normali. Una situazione di cui si sono occupati anche di recente quotidiani nazionali e trasmissioni televisive che conferma un’altra assurdità del nostro sistema giudiziario: chi commette reato ed è condannato soprattutto per i cosiddetti reati minori la fa franca grazie alla complessa procedura per esigere l’incasso del dovuto”.
Ad affermarlo è il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo sottolineando che “non è casuale che quel 97% che non paga è diventato “il caso italiano” entrato nei manuali di diritto internazionali. Sul fronte opposto il modello è la Germania, dove la pena pecuniaria supera l’80% del totale delle condanne e il tasso di riscossione si aggira intorno al 90% dei casi. La Campania maglia nera con solo 1.8 del totale pagato.
Purtroppo da parte dei vari Ministri alla Giustizia che si sono succeduti nell’ultimo ventennio – dice Di Giacomo – si registra una totale sottovalutazione di una questione che porterebbe nelle casse dello Stato diversi miliardi di euro. Solo nei primi dieci mesi del 2019 le pene pecuniarie ammontavano a 1,6 miliardi, con una riscossione di appena 5 milioni. L’ultimo tentativo di correre ai ripari risale al 2013 all’allora ministro Paola Severino, che aveva pensato di affidare a gara pubblica i crediti partendo dalle sentenze passate in giudicato, saltando così tutte le complesse procedure successive che sono la causa principale che consentono di evadere. Di questo tentativo si sono perse le tracce. Sarebbe ora che Ministero, Governo, Parlamento – conclude Di Giacomo – si ripiegassero seriamente su questo problema. Recuperare anche una quota del 15-20% del dovuto consentirebbe di incamerare quelle risorse che mancano per ristrutturare le carceri e creare condizioni di lavoro più accettabili per il personale penitenziario”.



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