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Fca Pomigliano, a ottobre sei giorni di stop

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Sei giorni di fermo collettivo per i lavoratori dello stabilimento Fca di Pomigliano d’Arco a causa di una contrazione di mercato, ma anche l’avvio dei lavori nel reparto ex Alfa 147, dove si produrra’ il nuovo Suv Compatto Alfa Romeo. E’ quanto comunicato oggi, nel corso di un incontro, dalla direzione aziendale del Giambattista Vico all’esecutivo di Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcf. Le linee dello stabilimento resteranno ferme dal 25 al 31 ottobre per un totale di sei giorni lavorativi, ma entro due settimane, ha spiegato Biagio Trapani, segretario generale della Fim di Napoli, “inizieranno i cantieri per i lavori nel reparto ex 147, reparto destinato alla produzione del nuovo modello Alfa Romeo, marchio che tornera’ a Pomigliano dopo dieci anni”. E’ stato inoltre ufficializzato l’inizio del percorso formativo per i lavoratori napoletani, e sono stati identificati alcuni Team Leader e figure specialistiche del reparto Qualità. “Gli annunci fatti oggi – ha commentato Trapani – dopo quelli fatti all’inizio di settembre presso il Ministero sia sul nuovo modello Alfa Romeo che fa ritorno a Pomigliano e il prosieguo della produzione della Panda anche in versione Ibrida, gettano tutti i presupposti per il definitivo rilancio del sito Partenopeo. Come Fim napoletana riteniamo che il lancio del nuovo modello Alfa, in un contesto di forte contrazione industriale, è l’ennesimo segnale che la via degli accordi ripaga di tutti gli sforzi”.

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Napoli, Pasqua sul campanile per gli operai licenziati della Fca di Pomigliano

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Pasqua sul campanile della Chiesa del Carmine a Napoli per due dei cinque operai licenziati per giusta causa dalla Fca di Pomigliano in seguito alla manifestazione del 2014 in cui assieme ad altri colleghi esposero un manichino impiccato con le sembianze dell'ex ad Sergio Marchionne. I due, Mimmo Mignano e Marco Cusano, dei Si Cobas, hanno trascorso la seconda notte su uno dei campanili più alti di Napoli, dove sono saliti la notte tra venerdì e sabato. Protestano perché per una questione tecnica, legata a dei salari percepiti ma che dovranno restituire all'azienda, non sono stati ammessi - e con loro anche gli altri operai licenziati - alla misura del reddito di cittadinanza. A nulla e' servito ieri l'intervento del presidente dell'Inps Pasquale Tridico che li ha convocati martedì per un incontro con il direttore dell'Inps di zona. "Non stiamo qui su senza mangiare e dormire, esposti all'umidità e al vento della notte - ha spiegato Mignano - per un fatto personale. Se il presidente dell'Inps pensa di risolvere la cosa dandoci quattro spiccioli di reddito di cittadinanza sbaglia. La nostra e' una battaglia politica che va oltre le nostre persone. Noi chiediamo che la legge sul reddito di cittadinanza venga modificata inserendo una misura che tuteli gli operai licenziati. Se dall'incontro di martedì all'Inps, al quale si presenteranno i nostri delegati con un preciso mandato, non emergerà la volontà chiara di intervenire sulla legge con una misura che tuteli i diritti degli operai licenziati, i veri poveri, noi andremo avanti a oltranza con la nostra protesta. La nostra - sottolinea Mignano - è una battaglia politica per dire che ci sono migliaia di operai licenziati e costretti alla fame. Non una protesta di poche singole persone. Per questo - prosegue - chiediamo che nel reddito di cittadinanza venga inserita una garanzia per chi viene licenziato per rappresaglia politica o in violazione al diritto d'opinione come nel nostro caso. Gli operai non possono aspettare cause lunghe dieci anni senza avere un reddito. Per questo non vogliamo che il Presidente dell'Inps risolva la nostra vertenza. Vogliamo una modifica a una legge che così com'è non garantisce gli operai, chi si ritrova a casa perché la mattina va a lavorare e trova i cancelli chiusi dal padrone. Se qualcuno pensa - conclude Mignano - che noi che abbiamo protestato contro la cassa integrazione a zero ore, contro gli 800 euro al mese, ora potremmo accontentarci di avere il reddito di cittadinanza solo per noi cinque licenziati si illude. Piaceri non ne accettiamo". In attesa dell'incontro di martedì i due manifestanti hanno incassato la solidarietà del musicista Daniele Sepe: "Domani mattina sarà qui, in piazza Mercato, a suonare".

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