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. “Lo Stato non si può permettere che una multinazionale americana venga qui ad ottobre firmi un accordo e poi dopo 7 mesi decida di mettere per strada 450 persone soprattutto se questa multinazionale ha preso negli ultimi anni cinquanta milioni di euro di incentivi e gliel’ho detto chiaramente al tavolo”. Così il vicepremier Luigi Di Maio, al Mise al termine di un incontro sulla vertenza . “O entro sette giorni portano la soluzione per lasciare aperta quella azienda e far lavorare 450 persone o noi li togliamo i soldi che hanno preso dallo Stato gli blocco quelli che gli stavamo per dare e gli tolgo quelli che gli abbiamo dato”, ha aggiunto.
Se lo stabilimento chiudesse in questo modo, dall’oggi al domani, “sarebbe un precedente gravissimo” per lo stesso Di Maio. Dal canto suo, l’azienda dice al tavolo di non voler chiudere ma, allo stesso tempo, anche di non avere gia’ pronta una soluzione alternativa. Proprio per questo motivo, il ministero le ha dato altri sette giorni di tempo prima del prossimo tavolo di crisi. I sindacati – insieme ai circa 350 lavoratori napoletani riuniti in presidio davanti al Mise per tutto il pomeriggio – plaudono alla prova di forza del ministro Di Maio, ma temono che si tratti solo di parole, hanno paura dell’ambiguità dell’azienda e non sono convinti che un taglio degli incentivi, anche se unito alla restituzione dei fondi pubblici, possa bastare a far cambiare idea sulla cessione del sito. La Fim Cisl, con la segretaria nazionale, Alessandra Damiani, si aspetta che il ministro segua personalmente questo dossier e che “oltre alle dichiarazioni seguano i fatti”.
I lavoratori dello  dello stabilimento di a si riuniranno in assemblea domani mattina, alle ore 10, per confrontarsi sull’incontro di oggi al Ministero dello Sviluppo Economico. “Le organizzazioni sindacali – informa una nota – illustreranno quanto emerso nell’ambito dell’incontro al Mise a partire dalle posizioni espresse dal Ministro Di Maio e condivise da Fim-Fiom-Uilm. 
“Il governo non può lasciar calpestare la nostra Costituzione dalla : la multinazionale ha preso impegni a fine ottobre scorso, lo Stato ha impegnato e continua a impegnare risorse. Il piano industriale sottoscritto va portato avanti”. Lo afferma Stefano Fassina, di Liberi e Uguali. “Il Ministro Di Maio – prosegue Fassina – deve dedicare massima attenzione alla vicenda: è in gioco uno degli ultimi grandi insediamenti industriali del Mezzogiorno. Deve anche affrontare il problema generale e sempre più insostenibile. Anche i lavoratori di sono vittime dell’ennesima delocalizzazione, in Polonia, all’interno del mercato unico europeo, fattore di dumping sociale e svalutazione del lavoro”. 
“Solo oggi il Ministro Di Maio si accorge di quanto sia drammatica la vertenza dei lavoratori Whirlpool, con oltre 400 lavoratori e le loro famiglie abbandonate al loro destino. Purtroppo arrivano fuori tempo massimo le polemiche sollevate da Di Maio nei confronti dell’azienda, sulla quale avrebbe dovuto vigilare in questi mesi per far rispettare l’accordo sottoscritto al Mise. Napoli ed il Sud sono abbandonati dal Governo di cui fa parte il Ministro Di Maio: 80.000 lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro a causa dell’assenza del Governo sulle politiche industriali e sul sostegno alle politiche per il lavoro”. Lo scrive in una nota il commissario del Pd di Napoli Michele Meta.



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