Le accuse mosse dalla direzione distrettuale antimafia reggina al vibonese Giuseppe Topia erano gravissime ed allarmanti ma, all’esito di ben due annullamenti disposti dalla Corte di Cassazione, la Corte di appello di Reggio Calabria, nel decidere su una istanza formulata dall’avvocato Dario Vannetiello del Foro di Napoli, ha dovuto prendere atto del raggiungimento del termine massimo di custodia cautelare alla data del 09.06.19, ordinando la remissione in libertà.
Topia era stato ritenuto il vertice di una vastissima organizzazione di traffico internazionale di cocaina che contava circa cinquanta adepti e che effettuava ingenti importazioni dalla Colombia, dal Brasile e dalla Bolivia, gruppo che in Italia aveva basi logistiche a Vibo Valentia, Bologna, Bari e Milano.
Le importazioni avvenivano attraverso sofisticati sistemi, inserendo la cocaina in lattine di palmito, in telai di macchinari agricoli o in librerie di legno.
Gli ingentissimi quantitativi di cui Topia curava la importazione, dando direttive ai numerosi associati insieme agli altri due capi Franzè Antonio e Galiano Giorgio, rappresentano le più importanti transazioni di cocaina mai avvenute e scoperte in Italia, se sol si pensi che, tra le varie importazioni avvenute tra il 2010 ed il 2011, ve ne sarebbero due di straordinaria importanza: una di 1.200 chili di cocaina ed un’altra di 1.000 chili della medesima sostanza, con un quantitativo impressionante di purezza quasi pari al novanta per cento.
La sostanza stupefacente veniva individuata in Colombia, Bolivia e Brasile.
Dopo anni di penetranti investigazioni svolte con successo, alla remissione in libertà si è giunti comunque dopo un tortuoso percorso giudiziario.
Infatti, la condanna di anni 20 di reclusione, inflitta in primo grado in data 25.03.13 e confermata in appello in data 28.01.15, subì un primo annullamento dalla Suprema Corte – quarta sezione penale – in data 21.06.16.
In sede di giudizio di rinvio, in data 19.05.17 la Corte di appello di Reggio ridusse la pena ad anni 16 di reclusione.
Ma, in tempi più recenti è avvenuto il colpo di scena.
Infatti, in data 29.11.18, la Suprema Corte di cassazione – III sezione – in accoglimento delle tesi giuridiche formulate dagli avvocati Dario Vannetiello del Foro di Napoli e Domenico Alvaro del Foro di Reggio, ha per la seconda volta annullato con rinvio la sentenza emessa dai giudici reggini, consentendo così di raggiungere la scadenza dei termini massimi di custodia.
A far franare la sentenza di condanna risulta essere stato principalmente un cavillo giudiziario : la difesa del narcotrafficante aveva fatto rilevare che il calcolo della pena reso dai giudici reggini non era comprensibile.
La parola ora passa di nuovo e per la terza volta alla Corte di appello di Reggio Calabria, circostanza questa rarissima, ancor di più se si considera che Topia è stato l’unico tra le varie decine di imputati ad ottenere ben due risultati favorevoli innanzi ai giudici di legittimità.
Intanto, colui che è ritenuto un personaggio di primo piano nell’ambito delle organizzazioni transnazionali di cocaina, grazie al sapiente lavoro difensivo, è passato di colpo dalla patrie galere alla inaspettata libertà lasciando la casa circondariale di Teramo ove era ristretto.
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REDAZIONE






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