

Napoli. Gli investigatori stanno cercando di individuare la zona esatta dove sarebbe stato seppellito il cadavere di Antonio D’Andò detto o’ russo uomo degli Amato Pagano ucciso il 22 febbraio del 2011 per una epurazione interna alla cosca e per volontà dell’allora reggente Mario Ricco detto Mariano genero del superboss Cesarino Pagano. la svolta nell’inchiesta come anticipato nella serata di ieri da Il Mattino e riportata oggi dai quotidiani napoletani è arrivata nel corso del processo che si sta svolgendo con rito abbreviato davanti al gup del Tribunale di Napoli e che vede imputati lo stesso Riccio, il cognato Emanuele Baiano, Giosuè Belgiorno (di 29 anni, detto il rosso), Mario Ferraiuolo, detto ‘Marittiello quattro soldi’ e Ciro Scognamiglio, detto ‘bambulella’. In pratica il gruppo di vertice della fazione dei cosiddetti ‘maranesi’ del clan Amato Pagano che guidava la cosca in quegli anni e che provocò una scissione interna alla famiglia con alcuni morti eccellenti tra cui lo stesso D’Andò e che avrebbe partecipato alla sua eliminazione. Tutti hanno ammesso i loro addebiti e hanno confermato la loro volontà di far ritrovare il corpo della vittima. In particolare l’ex baby boss Mariano Riccio che oggi ha 28 anni ha consegnato anche un memoriale ai magistrati in cui spiega la sua decisione. I cinque era stati raggiunti da un’ordinanza di custodi a cautelare in carcere firmata dal gip Egle Pilla il 2 ottobre scorso insieme con Giuseppe Parisi e Giosuè Belgiorno o’ piccirillo, cugino omonimo cugino omonimo di uno dei cinque che ieri in aula ha ammesso i suoi addebiti. Oltre ai sette raggiunti dall’ordinanza cautelare ci sono altri sei indagati che sono il pentito Carmine Cerrato detto Takendò”, Giacomo Migliaccio, di 59 anni detto “Giacumin a’ femmenella”, Vincenzo Nappi di 53 anni detto “Vicienzo o’ pittore”, Salvatore Romano, Francesco Paolo Russo, di 28 anni detto “Cicciariello” e Andrea Severino di 43 anni detto o’ Chiattone.
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