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Cadavere murato a Monza, arrestata la ‘mantide’ e i killer siciliani che aveva ingaggiato

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La Redazione
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Era stata lasciata, una relazione finita che non poteva per niente accettare e quindi ha organizzato il delitto perfetto del suo compagno: ha ingaggiato i killer, lo ha fatto uccidere e nascondere. Ma il cadavere dopo sei anni è saltato fuori, grazie al racconto di uno dei partecipanti al delitto sentito per fatti legati alla mafia. Il corpo era murato in un pozzo artesiano, nella parete esterna di un residence di lusso a Senago, nel milanese. E così è iniziata l’inchiesta per risolvere quel cold case di sei anni fa. Nei giorni scorsi, la mandante del delitto – una 64enne commerciante di preziosi di Genova, è stata fermata dai carabinieri insieme a tre dei killer – uomini vicini al mandamento di Riesi a Caltanissetta -, sette in tutto sono gli indagati per omicidio volontario e occultamento di cadavere. La vittima è Lamaj Astrit, 41 anni, albanese, scomparso a dicembre del 2012.
Attirato con l’inganno in Brianza per una inesistente partita di droga, legato, picchiato e strangolato per volere della donna, allora 59enne, che non sopportava di essere stata lasciata. L’uomo, ex moglie e figlio lasciati anni fa, noto nell’ambiente dello spaccio, nel 2012 aveva conosciuto la facoltosa commerciante di gioielli genovese, che divenne la sua compagna. Trascorso qualche mese, Astrit aveva però deciso di troncare la relazione e se ne era andato portandosi via, a detta della donna, diversi gioielli presi nel suo “Compro Oro”. Lei, vendicativa già in passato quando aveva ordinato il pestaggio di un altro uomo che allo stesso modo l’aveva lasciata e derubata (anche se non aveva mai denunciato i presunti furti), ha deciso che Asrtit doveva morire. Per farlo ha chiesto aiuto ai “vecchi amici” di Riesi, in Sicilia, rientuti dagli inquirenti vicini alla criminalità organizzata.
A far partire le indagini è stato proprio uno dei partecipanti al delitto che, sentito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta per un’altra indagine, ha raccontato con dovizia di particolari la morte e l’occultamento del cadavere di Astrit. Grazie alla sua testimonianza, come ha evidenziato il procuratore della Repubblica di Monza, Luisa Zanetti, “senza la quale quel corpo non sarebbe mai stato trovato”, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza sono risaliti a tutti i partecipanti al delitto: sette in totale gli indagati a vario titolo per omicidio ed occultamento di cadavere, a partire dalla mandante. La donna, a quanto emerso, lasciata dal 41 enne a fine 2012, avrebbe chiesto e ottenuto il placet negli ambienti malavitosi del mandamento di Riesi (Caltanissetta), di dove è originaria, ottenendo la collaborazione di sei uomini disposti a mettere in atto il suo piano omicida. Cosi’ da Enna è partito uno dei partecipanti al delitto che, raggiunti gli altri in Brianza, ha attirato il 41 enne albanese a Muggiò, con la falsa promessa di un affare di droga. Una volta in Brianza Astrit è stato ucciso. Il suo cadavere è stato poi spostato in auto a Senago, dove nel residence “Villa degli Occhi” uno dei killer aveva lavorato a una ristrutturazione. Insieme ai complici questi ha buttato giù il muro che sapeva celare un pozzo artesiano, dove il cadavere del 41 enne è stato murato. Ieri è scattato il decreto di fermo, emesso dalla Procura di Monza, è stato eseguito dai carabinieri dei Nuclei investigativi di Monza e Caltanissetta a Muggiò, Enna e Genova. La ‘mantide’ è stata fermata all’aeroporto di Genova.

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