amato pagano
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Arzano era una piazza di droga alla quale il clan degli scissionisti di Secondigliano, gli Amato-Pagano, non volevano affatto rinunciare. La faida di Scampia era da poco conclusa con la vittoria sui Di Lauro, e Arzano non poteva essere ceduta. Cosi’ si decise di uccidere i due capozona che la gestivano per conto dei figlio di Paolo Di Lauro, detenuto al carcere duro. Il 3 giugno 2006, Renato Napoleone e Marco Hudelka, insieme ad altri due affiliati per i quali il giudice ha rigettato la misura, partirono all’inseguimento dei due fratelli Girardi che viaggiavano in sella di una moto. I killer erano in auto, una Ford che era stata rubata poco prima, e speronarono le vittime, poi armati di fucili e mitra le uccisero. E’ stato invece il boss Cesare Pagano, con il nipote Carmine e il killer fidato Oreste Sparano, a organizzare il duplice omicidio di Marco Maisto e Giovanni Irollo, avvenuto il 17 giugno 2007, nel quartiere di Secondigliano. Con loro c’erano anche Luigi Magnetti e Giuseppe Grassi (a loro volta uccisi dalla camorra, il primo il 27 settembre 2007 e il secondo il 21 marzo 2008). Anche questo agguato fu dettato dalla necessita’ per Pagano di controllare il territorio di Arzano, passato ancora una volta ai Di Lauro. Quando il commando dei killer incrociarono le vittime esplose contro di loro quasi cinquanta colpi di pistola. Antonio Matrullo, infine fu punito perche’ si lamentava troppo della gestione degli affari del clan Amato-Pagano e in particolare quella del Lotto P, detto anche la ‘casa dei puffi’, una delle piazze piu’ fruttuose per la camorra napoletana. Matrullo aveva anche il ruolo di killer e per la paura che potesse pentirsi una volta arrestato, fu ucciso. L’ordine arrivo’ da Cesare Pagano, ad ucciderlo ci pensarono Biagio Esposito e Luca Menna; con loro c’erano anche Francesco Attrice e Antonino D’Ando’, uccisi a loro volta il 12 agosto 2010 e il 22 febbraio 2011. Matrullo fu fatto salire su uno scooter e Attrice che era in sella gli sparo’ alle spalle un colpo alla nuca.


Di La Redazione



‘Non è lui’, ma gli avevano già sparato: i pentiti parlano delle vittime innocenti della terza faida di Scampia

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Napoli, i ‘retroscena familiari’ dietro gli spari contro la casa del boss Ciro Mariano

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